L’EUROPA VA A FONDO, MA LA POLITICA VUOLE PIU’ EUROPA

di STEFANO MAGNI

Dopo quella greca, arriva la crisi spagnola. Ormai dilagano e si ripetono come ondate influenzali: stiamo invece parlando delle crisi a catena nell’eurozona. Nel caso della Spagna non è lo Stato ad essere in crisi (non ancora), ma il suo sistema bancario. Che comunque è vittima della voracità politica: Bankia, epicentro della crisi, è nata dalla fusione fra altre due banche, Caja Madrid e Bancaja. La prima (Caja Madrid) era usata come una sorta di bancomat dalla politica madrilena, in particolare dal Partito Popolare (e dalla squadra Real Madrid e di tutto ciò che ci gravita attorno). Un po’ come il Banco di Napoli ai tempi della Dc: crediti facili ai politici di riferimento, ai loro amici e amici di amici. Fino al crack. E adesso? Paga pantalone. Bankia chiede aiuti di Stato: 23 miliardi di euro, roba da mandare in bancarotta anche un governo (quale è quello spagnolo) che finora è riuscito a contenere il debito pubblico entro limiti sostenibili. Lo Stato (forse perché è ottimista, forse perché sta bluffando) nega di aver bisogno di aiuti europei. I ministri delle Finanze dell’Ue (riuniti oggi in sessione di emergenza) hanno paura di un collasso del sistema-Spagna e allora sono loro stessi a proporre un piano di salvataggio pubblico delle banche spagnole. Non proprio bruscolini: almeno 40 miliardi di euro sarebbero necessari per ricapitalizzare gli istituti a rischio di fallimento. Altri 50-60 miliardi potrebbero essere richiesti a scopo cautelativo. In totale potrebbe essere deciso un esborso di 100 miliardi di euro, pagati dai contribuenti dell’Ue, per impedire che l’equivalente del “Banco di Napoli” madrileno faccia crack dopo aver commesso una sequenza di errori.
Le “cajas”, le casse di risparmio spagnole al centro della crisi, sono enti “sociali”, i cui utili, da statuto, devono essere redistribuiti in attività sociali. Come tutti gli enti “sociali” finiscono in fretta nelle mani dei politici. Il problema è dunque politico. Ma la soluzione che viene proposta (il salvataggio pubblico) è anch’essa politica. Si può spegnere un incendio col lanciafiamme? Probabilmente sì, a giudicare da come ragionano i ministri europei.
Il problema è ormai sistemico. Le finanze europee sono interconnesse e una crisi in Spagna può provocare gravi ripercussioni anche in tutti gli altri Paesi dell’eurozona. La tentazione del salvataggio pubblico, per evitare una crisi immediata, è molto forte e comporta diversi vantaggi: permette ai politici che la propongono di mostrarsi come i salvatori della situazione, salva dall’imbarazzo i politici (spagnoli, in questo caso) che quella crisi l’hanno provocata e dà l’illusione che l’eurozona possa reggere. La crisi tornerà ancora a bussare la porta, nei prossimi mesi o anni, ma intanto, nel “breve periodo” staremo ancora bene.
Quanto potrà reggere un sistema europeo fondato su queste premesse? Tutti, ormai, alzano il sopracciglio e danno per scontata la risposta. Ma allora come uscirne? C’è una sola proposta in campo, l’ha ribadita anche la cancelliera tedesca Angela Merkel due giorni fa: completare l’unione monetaria con un’unione delle politiche economiche europee. “Abbiamo bisogno di più Europa, di una unione di bilancio, ma prima di tutto di una unione politica”. Tradotto in soldoni: dare ancora più potere ai politici. Forse qualcuno pensa seriamente che i politici che guideranno la politica economica europea saranno migliori di quelli che hanno provocato il fallimento di Bankia. E crede veramente che i fiumi possano scorrere in salita.

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5 Comments

  1. Domenico says:

    BASTA USARE I NOSTRI SOLDI PER SALVARE LE BANCHE!! Men che meno quelle di altri paesi. O tra poco ci chiederanno di ripianare i buchi provocati dal default della Grecia nelle banche tedesche e francesi

  2. Diego Tagliabue says:

    Più Europa? Sì ma delle regioni.
    La maggior parte degli Stati nazionali deriva da progetti politici ottocenteschi, oggi superati e già allora frutto di idee massonico-giacobine, ma non della volontà popolare.

    • Domenico says:

      No, no, basta troiate. Se proprio si vuole preparino una costituzione confederale, che deve essere votata dai cittadini e si lasciano liberi gli stati di aderire o no previo referendum popolare vincolante
      Cagate fatte e imposte da politicanti di m…. nonon ne accetto più

      • Giacomo says:

        Domenico, non sono gli STATI che devono aderire, ma i POPOLI. Quando mai la capirete? Oppure ti senti ben rappresentato dallo STATO itaglione? In che modo seguire la Merkel sarebbe peggio che seguire Bersani, Alfano, La Russa e Gasparri? Francamente io non avrei titubanze.

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