L’Europa di Salvini senza il Nord. A volerlo per primi sono i leghisti

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di BENEDETTA BAIOCCHI – Cita papa Giovanni Paolo II come santo dell’Europa dei diritti dei popoli, cita il trattato di Maastricht dove si parla di lavoro, di benessere per tutti. E indica questo come percorso di santità per emancipare la politica dalla schiavitù dell’Europa delle banche. Matteo Salvini a Milano ha presentato il suo cammino per l’Europa del buon senso… l’European Alliance of People and Nation. Gruppi sovranisti, la nuova frontiera che supera le attuali classificazioni della politica, in apparenza. Non è vero che non esiste più destra-sinistra. Perché Salvini Premier è un partito di destra, più a destra di Fratelli d’Italia.

E i suoi alleati sono partiti di destra in Europa, solo che fa più figo chiamarli sovranisti. Cioè per un ritorno agli stati nazionali. Quale Europa vogliono? Ciascuno padrone a casa propria. Non redistribuzione dei migranti, ma più semplicemente nessun migrante in casa di ciascuno. Il muro più grande del mondo. Ovvio che è irrealistico ma fa incassare consensi e raddoppiare i parlamentari. Lo dice chiaramente: “l’obiettivo non e’ redistribuire i clandestini arrivati in Europa”. E giù voti…

Si va oltre il populismo, semplice discepolo del sovranismo. Si va oltre il soprannaturale perché resta il problema dell’economia che non parte. L’Europa, il voto europeo, sono l’ultima distrazione di massa del leader del partito Salvini Premier. Incassato il consenso, nulla sarà risolto sul territorio schiaffeggiato dalle tasse. Del Nord nessun cenno, è un luogo geografico, agricolo: la pianura padana irrigata dal Po.

Il punto è che l’Europa di Salvini non ha più il Nord. E al Nord a quanto pare non interessa in questa situazione di infatuazione politica, sentirsi del Nord. Un recente sondaggio pubblicato da Repubblica lunedì 8 aprile, si legge nel titolo: “I leghisti ora si sentono prima di tutto italiani (e i Dem un po’ meno)”.

Alla domanda sull’appartenenza, i leghisti si sentono per il 30% legati alla propria città o regione di appartenenza, per il 16% appena si sentono legati ad una identità del Nord, per il 9% cittadini del cento o del sud, per il 31% si sentono italiani, per il 14% si sentono cittadini dell’Europa e del mondo. Nel 2013, i rapporti di forza identitaria erano rispettivamente questi: 52% legati al territorio locale, 28% del Nord, 11% italiani e 9% europei e del mondo. Una rivoluzione copernicana.

La forza della persuasione mediatica, il fallimento politico della Lega sul fronte del federalismo, dell’autonomia, ha creato un vuoto di potere che la Lega stessa ha riempito di altri significati. Il Nord però non è solo un contenitore di voti, e questo, se non oggi, domani, tornerà a bussare alla porta della politica. Sono pendoli della storia, forse, o più semplicemente passaggi obbligati, resi più semplici da scassinare se il proprietario di casa ha creato tutte le condizioni per offrire sul piatto la debolezza dell’Europa delle regole fine a se stesse.

Non si va verso un’Europa più forte, ma verso una Europa di fatto più indebolita. Persino l’Europa cristiana, quella a cui si appella Salvini, era più grande dell’Europa che hanno in mente i sovranisti, tanti piccoli stati nazione soli contro i colossi del mondo. Nelle classifiche dell’economia del World economic forum, solo Svizzera e Olanda compaiono tra gli stati più efficienti ed economicamente prevalenti in competitività nel vecchio continente. Tutti gli altri, sono fuori dalla classifica. E tra gli stati con maggiore competitività, i primi dieci (tranne Singapore) sono tutti stati federali.

Prima o poi, l’Europa imploderà.

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2 Comments

  1. caterina says:

    è normale che l’Europa imploda, come è implosa l’URSS…parlare di sovranismi o populismi alla fine sono solo discorsi dei salotti politici che stanno a vedere dove gli conviene buttarsi per raggiungere una delle migliaia di poltrone dalle quali si accorgeranno che non riusciranno a contare niente perchè il mondo si muove indipendentemente da loro, ma sicuramente intanto per se ne trarranno conoscenze e lauti stipendi… Non si può pensare che i popoli rinuncino ad essere tali, anche se la massificazione sarebbe il sogno di chi ha inventato le banche, che hanno solo l’obiettivo di accumulare denaro per darlo a chi continua a farlo aumentare… Io spero che si torni ai valori di comunità di gente che si riconosce nella propria storia, nelle proprie tradizioni e guardi in primis ai propri territori dove sviluppare progresso e benessere diffuso che non è solo fatto di soldi, ma di partecipazione alla vita sociale… il progresso di un viver civile, cerchiamo di ricordarcelo, non può cadere dall’alto, o da un’entità lontana, ma si genera insieme partendo dalla soddisfazione di esprimersi al meglio per sé e per gli altri, coinvolgendo i propri vicini ed espandendosi nel mondo restando ben saldi alle proprie radici, specie se si ha la fortuna di essere nati in paesi di lunga tradizione civile che è come una linfa vitale.… non valorizzarla è una perdita secca! Europa è un nome, un continente…dove è successo di tutto, teniamolo presente!

  2. mumble says:

    Ottimo spunto di riflessione. Tuttavia non sono molto d’accordo.
    Partiamo dai numeri: oggi la Lega Salvini Premier è data al 33% circa nei sondaggi: di questi il 30% rinviano ad una appartenenza locale e il 16% al Nord.
    Dunque 16 salvinisti su 100 sarebbero nordisti, ovverosia circa un 5% dell’elettorato totale.
    Nel 2013 i nordisti nella Lega Nord erano circa 1 su 3, ma allora la Lega era al 4%.
    Questi dati, se letti bene, hanno un valore incredibilmente importante: la domanda di Nord e di territorio è aumentata in maniera eclatante in soli 6 anni.
    Purtroppo è indirizzata dal sistema romano sul binario morto di Salvini, messo lì dal sistema per fermare la evidente crescita della voglia di Nord.
    Quindi, animo: il futuro per i nordisti è radioso.
    Presto quel 16% si accorgerà del tradimento salvinista e si dirigerà ancora più numeroso verso chi saprà interpretare la voglia di farla finita col marciume romano.

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