L’euro “tedesco” ci porterà alla rovina. Lo diceva Napolitano nel ’78

di FABRIZIO DAL COL

Fin dal lontano 1978 l’allora deputato del Pci Giorgio Napolitano denunciava tutte le sue perplessità sulla nascita della nuova moneta unica, quindici anni prima di Maastricht e dodici prima de “L’Euro minaccia la democrazia” dell'”ammazza-sindacati” Margaret Thatcher. Quelle perplessità oggi sembrano assumere il carattere della vera e propria profezia: infatti, già all’epoca  prevedeva che l’abbraccio tedesco sarebbe presto o tardi divenuto una morsa letale. Tali dichiarazioni si possono leggere nel resoconto stenografico della seduta dell’assemblea della Camera dei Deputati del 13 dicembre 1978, a partire da pagina 24992, durante una discussione riguardante l’adesione dell’Italia al Sistema Monetario Europeo, che sarebbe entrato in vigore quattro mesi dopo. Si tratta di parole che sorprendono per la loro lucidità, poiché, senza tagliare di netto le gambe all’unione monetaria, spiegano, anzi, profetizzano il futuro dell’allora CEE a distanza di quarant’anni. Molto lucidamente, Giorgio Napolitano, pur non respingendo le idee europeiste, ricordava che la costruzione di una unione monetaria non poteva svolgersi in modo frettoloso e, citando il governatore della Banca d’Italia, ammoniva che «un suo insuccesso comporterebbe gravi ripercussioni sul funzionamento del sistema monetario internazionale e sulle possibilità di avanzamento della costruzione economica europea».

I negoziati, spiegava Napolitano, presero però una piega sbagliata. Il colpevole? La Germania: «[…]dal vertice è venuta solo la conferma di una sostanziale resistenza dei Paesi più forti, della Germania, e in particolare della Banca centrale tedesca, ad assumere impegni effettivi e sostenere oneri adeguati per un maggiore equilibrio tra gli andamenti delle economie di paesi della Comunità. E’ così venuto alla luce un equivoco di fondo: se cioè il nuovo sistema debba contribuire a garantire un più intenso sviluppo dei paesi più deboli della Comunità, o debba servire a garantire il Paese più forte, ferma restando la politica non espansiva della Germania, spingendo un Paese come l’Italia alla deflazione.»

Insomma, Napolitano fin da allora aveva largamente previsto ciò che stiamo vivendo oggi e, trascorsi ormai trentacinque anni da quelle dichiarazioni, ora siamo esattamente a quel punto, con Paesi come i PIIGS in depressione economica e lentamente portati a quella destinazione finale, ovvero la deflazione, che la Grecia sta già cominciando a sperimentare. A rileggere oggi le preoccupazioni  dell’allora deputato Napolitano,  rieletto Presidente della Repubblica, si ha la netta percezione di leggere una cronaca dei giorni nostri:  parafrasando Napolitano, “non è che questa costruzione monetaria filo-tedesca finirà per intaccare le nostre riserve auree, portandoci a perdere competitività e quindi costringerci a svalutare la moneta?”. Ebbene, è esattamente quello che è accaduto negli anni successivi,  fino alla svalutazione della lira all’inizio degli anni Novanta. Va tuttavia precisato che,prima ancora dello SME, le maggiori colpe possono essere attribuite a tutti i governi che si sono succeduti in quegli anni in quanto, avendo avviato uno sviluppo rapido ma sbilenco del Paese, negli anni Settanta-Ottanta avevano già assunto la caratteristica di governi dediti alla corruzione.

E non finisce qui, Napolitano dopo aver previsto la svalutazione ricorda anche che l’Italia potrebbe essere costretta a «adottare drastiche manovre restrittive». Ecco che, con Romano Prodi alla presidenza del Consiglio e qualche barbatrucco contabile di Carlo Azeglio Ciampi, poi è spuntata l’eurotassa necessaria a far entrare l’Italia nell’Euro. Alla luce di quanto sopra, tutti gli europei  si stanno sempre più convincendo che il progetto dell’Europa dei padri fondatori è stato in realtà volutamente stravolto dall’idea iniziale, solo per favorire le politiche di una globalizzazione dei mercati senza regole, delle multinazionali e delle banche. In sostanza, prima ancora di costituire l’Europa politica e senza prevedere una crisi economica, credendo di poter controllare e dominare gli Stati economicamente, il sistema di potere europeo ha voluto manovrare con i trattati per imporre un modello di Europa che divenisse uno stato sovranazionale unico, non federale, ma statalista, dirigista, centralista e burocratico, ovvero una Europa senza Europei  e all’oscuro dei popoli che la abitano.

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16 Comments

  1. Ewiak Ryszard says:

    Dove stiamo andando? La Bibbia dice: “[Il re del nord] ritornerà nel suo paese con grandi ricchezze [1945], e il suo cuore sarà contro il patto santo [l’ostilità nei confronti dei cristiani], e agirà [attività in ambito internazionale], e tornerà al suo paese [1991-1993. La disintegrazione dell’Unione Sovietica e del Patto di Varsavia. Le truppe russe restituito alla paese]. Al tempo fissato [il re del nord] tornerà.” (Daniele 11:28, 29a) Il ritorno della Russia significa qui crisi, che eclisserà la Grande Depressione, la disgregazione non solo dell’area euro, ma anche dell’Unione europea e della NATO. Molti paesi dell’ex blocco orientale tornerà nella sfera d’influenza della Russia. Questo sarà l’ultimo segno prima della guerra nucleare globale. (Daniele 11:29b, 30a; Numeri 24:23, 24; Matteo 24:7; Rivelazione 6:4).

  2. raniero says:

    Risposta ad Albert Nextein.
    Napolitano non ha mai capito un cazzo.
    Sciocco migliorista ai tempi del vecchio PCI.
    Peggiore ministro degli interni della storia della repubblica.
    Peggiore presidente della storia della repubblica.
    Re incontrastato dell’inciucio indecente.
    Un essere deleterio e inutile.

    • Dan says:

      No no, quello ha capito tutto quello serve: salire sempre sul carro del vincitore del momento soprattutto se paga.
      Potesse vivere altri cinquant’anni, vedesse crollare la ue e tornare il fascismo, urlerebbe a squarcia gola che lui, sotto sotto, non ha mai abbandonato le vecchie idee.

      • Marco Mercanzin says:

        Esatto. Dire che non capisce un cazzo, sarebbe assolutorio per la sua coscienza, mentre invece egli rappresenta esattamente la classe politica italica: volontariamente e coscientemente consapevoli di perpetrare un crimine contro di noi.
        E garantito che se la ridono pure.

  3. ermanno says:

    LO DICEVA ANCHE BOSSI O NO??

  4. Marco Mercanzin says:

    http://www.zerohedge.com/news/2013-04-26/germanys-virtuous-circle-takeover-europe

    “…Germany benefits from the Euro more than others…..”

  5. Dan says:

    “Fin dal lontano 1978 l’allora deputato del Pci Giorgio Napolitano denunciava tutte le sue perplessità sulla nascita della nuova moneta unica”

    Poi gli offrirono un posto in europa, lo riempirono di grana, gli permisero di farsi rimborsare i viaggi in aereo dieci volte la spesa effettuata e lì morfeo ebbe un’epifania: che ci vuole un nuovo ordine mondiale.

    Francamente non me ne frega niente se ha già un piede nella tomba: quando sarà rivoluzione, mi aspetto che si prenda sto parassita, gli si imponga il giogo di una vacca al collo e lo si spedisca a calci in culo a tirare l’aratro in campagna.

  6. Rtg says:

    Thilo Sarrazin offre delle risposte in merito,
    ma i suoi libri non vengono tradotti.
    Mistero.

  7. Albert Nextein says:

    Domanda :
    non capiva un cazzo allora o ora?

  8. Dario says:

    sempre queste favole ragazzi, dai! la dis-unione europea funziona soltanto attraverso il tandem franco-tedesco. Se si da la colpa è maggiormente prima della politica nazionale, certamente per l’Europa poi si tratta sempre come stiano i rapporti franco-tedeschi e poi voglio ricordare che l’Euro è stato una condizione posta dai francesi per la Germania per unificarsi, perche’ temevano che diventerebbe troppo forte, ma con l’unificazione la Germania ha pagato un sacco di soldi…

    • Marco Mercanzin says:

      La Germania ha pagato un sacco di soldi ?
      Ma ha qualche dato o fonte che corrobori questa sua dichiarazione ?

      • Luca says:

        http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/8036097.stm

        Dall’articolo:
        “In fact, Germany alone – Europe’s largest economy – paid more than the 19 lowest-paying member states combined.”

        • Marco Mercanzin says:

          O non sai leggere i dati, o tenti pacchianamente di imbrogliare.

          http://keynesblog.com/2012/12/11/il-paradosso-dellunione-europea-litalia-in-crisi-aiuta-gli-altri-paesi/

          Dal link :
          ” In proporzione al PIL eravamo (2009) il secondo contributore netto del bilancio UE dopo la Germania, il terzo invece in termini assoluti, dopo la stessa Germania e la Francia. Tuttavia, data la recessione, e con il nuovo bilancio 2014-2020 (le cui trattative sono ancora in corso), potremmo ritrovarci al primo posto della classifica. Non male per un paese che ha vissuto quest’anno una contrazione del 2,4%….”

          Se a questi dati aggiungiamo i vantaggi che l’euro ha dato alla germania, svalutando rispetto al Marco , come l’enorme aumento dell’export dall’entrata nella moneta unica, e alla contemporanea perdita di competitività dei prezzi del nostro export, l’assunto che vede la Germania povera sfruttata, diviene un assurdo storico ed economico.

          Ah, dimenticavo, prima che tu critichi il fatto che il link porti ad un sito keynesiano, ti anticipo che il grafico che riporta e’ della deutchs bank.

      • Tito Livio says:

        Mi sa che è chiedere troppo…

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