L’Euro si disintegra o l’Eurozona diventerà una grande Italia?

di VERCINGETORIX

Le proposte di un’unione bancaria, fiscale e politica circolate in questi giorni in vista del vertice europeo di giovedì 12 Luglio, saranno davvero in grado di scongiurare la crisi? Per saperlo basta porsi qualche semplice domanda: i piani di riforma permetteranno in futuro alle imprese italiane in difficoltà di licenziare i lavoratori senza dover aspettare la decisione di un giudice? O ancora: tali proposte saranno in grado di aumentare la probabilità che la Spagna chiuda le filiali delle banche in crisi anziché continuare a tenerle in vita artificialmente? Oppure: ci saranno concrete probabilità che la Francia alzi l’età pensionabile a 67 anni, proprio dopo averla recentemente abbassata a 60 anni per alcune categorie di lavoratori?
Stando al documento di sette pagine presentato dai presidenti della BCE, al Consiglio europeo, alla Commissione dell’Eurogruppo, un «Sì» non sembrerebbe la risposta.
Certo, la strada per un’unione bancaria è segnata, e le proposte per un più stretto controllo dei bilanci nazionali si sviluppano intorno ad accordi già esistenti. Resta tuttavia incerto il paragrafo sulle misure che dovrebbero garantire, che i governi nazionali indirizzeranno nelle loro politiche verso una crescita forte e duratura e verso l’incentivazione dell’occupazione. Tale paragrafo non contiene altro che le solite parole in cui si sottolineano le necessità di «misure per il rafforzamento dei poteri politici e amministrativi delle istituzioni nazionali».
Ciò di cui ha bisogno l’Europa sono meccanismi credibili che permettano un intervento degli stati su sistemi di welfare ormai insostenibili e su mercati del lavoro privi di flessibilità. Senza questo, le discussioni sulla mutualizzazione del debito e su un’unitaria messa in sicurezza dei depositi e sugli Eurobond a mio avviso sono solo parole al vento.
Non basta che gli stati stabilizzino i loro debiti se nel frattempo permangono rigide strutture e promesse a lungo termine sui regimi pensionistici e previdenziali che impediscano loro la crescita e al contempo la riduzione del debito. L’Italia continuerà a essere una spada di Damocle sull’economia europea finché non otterrà una crescita superiore rispetto alla media degli ultimi vent’anni (intorno all’1%) e finalmente attuare un efficiente sistema di riforme.
Ma quale potrebbe essere il modello in grado di convincere governi, cittadini e investitori del fatto che un profondo rinnovamento economico sarà effettivamente realizzato ?
Ritengo che sarebbe d’aiuto se i governi nazionali iniziassero a fare i primi passi senza pressioni esterne. Tuttavia i politici continuano a esitare di fronte alla riduzione di costosi diritti e gli elettori non sono poi così disposti a sostenere coloro che tentano di realizzare i tagli.
Pare quasi che il presidente del consiglio italiano Mario Monti abbia capito che il suo fragile potere politico in realtà è più forte quando tenta di convincere la Germania a introdurre gli Eurobond che nei confronti con il proprio Parlamento.
Su questo sfondo le previsioni per l’Eurozona restano negative. Solo una solida unione politica, che disponga di ampie competenze e che possa rafforzare la competitività a lungo termine, sarà in grado di dare speranza per una stabilità duratura.
Se ciò non accadrà il pericolo è quello che l’euro si disintegri. Oppure, che tutta l’Eurozona si trasformi in una versione ingigantita dell’Italia, un’ “ingovernabile” unione economica fondata sull’instabilità politica e finanziaria.
Alla fine dei conti tutti e due gli scenari sfociano inevitabilmente nella catastrofe finanziaria.

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5 Comments

  1. Marco Venturi says:

    “sistemi di welfare ormai insostenibili” …? Il welfare, in una democrazia all’avanguardia andrebbe allargato e migliorato, e non considerato un costo non più giustificabile. Purtroppo si da per scontato che lo Stato sia costituito dai burocrati di governo, i partiti e loro emanazioni, i vertici delle varie amministrazioni (giudiziaria compresa). Invece lo Stato siamo noi, e non può esistere Stato senza un’ampia struttura di diritti, tutele, sostegni: se per Stato si intende invece un ente astratto che abbia il compito di raccogliere tasse e tranquillizzare i cosiddetti “mercati finanziari”, costi quel che costi (la Grecia insegna), allora meglio la guerra civile, perché non sarebbe più uno Stato di Diritto, ma una dittatura finanziaria.
    “mercati del lavoro privi di flessibilità”…? L’italia possiede 21 diversi contratti atipici (dati ISTAT 2004), che danno vita a 48 diverse tipologie di inquadramento, non sembrerebbe un mercato “rigido”. Inoltre l’impresa italiana è tipicamente medio-piccola, spesso con un prodotto di alta qualità/valore aggiunto (pensiamo alle aziende del modenese messe in ginocchio dal terremoto), per la quale l’ostacolo alla crescita non è certo la mancanza di flessibilità: sono aziende che investono nella formazione dei propri dipendenti/operai, e che non hanno nessun particolare vantaggio dal turn-over selvaggio. Per queste aziende il problema è l’assenza di sostegno da parte delle banche, sia in caso di problemi improvvisi (crisi, terremoto o altro), sia nel caso di richieste di finanziamento per investimenti produttivi da parte di aziende sane.
    Smettiamo di prenderci in giro: welfare robusto e banche che facciano quello per cui sono state pensate ormai troppi decenni fa, e cioè finanziare il benessere comune: solo così ci potremo salvare.

  2. Diego Tagliabue says:

    L’Europa non è una grande Svizzera, ma è già adesso una grande FallitaGlia, con un Centro-Nord che lavora e un Sud che vorrebbe soldi senza condizioni.

    La Lombardia deve capire, che la “zona grigia”, in cui si trova, sta scomparendo e che il confine tra Mitteleuropa e Nordafrika si delinea sempre più marcatamente.

  3. Dan says:

    Che ne dite se diventiamo tutti degli incassa vaglia ?
    Se nostro malgrado ci vogliono fondere con il resto dell’Europa allora che ci mantengano tutti.
    Non abbiamo neanche bisogno di spacciarci per finti cieci, spacciamoci invece per finti autistici: nessuno sa di preciso cos’è l’autismo. Dovrebbe essere una cosa tipo ritardo mentale ma in realtà ci sono così tanti livelli e così tante sfumature che anche una persona normale può spacciarsi per quello.
    Pensate che guadagno: andare in giro, vivere come sani ma essere handicappati con il vaglia garantito a inizio mese e senza dover temere controlli come invece deve fare un finto cieco

  4. alberto says:

    questo qui mi sembra un italiano più che Vercingetorige

    • Dino says:

      Non sà come scrollarsi i costi in molta parte superflui politico/burocratici. Si sente inerme, oltretutto sapendo che la maggioranza degli Italiani la pensano come lui.

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