L’euro non è sopravvalutato, questione di domanda ed offerta

di FRANK HOLLENBECK

Una tesi ricorrente a favore di un’uscita dall’euro sostiene che la moneta europea sia sopravvalutata, e che la BCE (Banca Centrale Europea) non sia disposta a correggere questo “problema.” Tale sopravvalutazione oscilla regolarmente intorno al 10% rispetto al dollaro. La banca centrale svizzera ha ceduto il controllo della sua offerta di moneta fissando la sua valuta a 1.2 rispetto all’euro, basandosi essenzialmente sull’idea che la sua moneta fosse “sopravvalutata.” I sostenitori di una dipartita dell’euro ritengono che un paese con una moneta propria possa avere una politica monetaria indipendente, garantendo un tasso di cambio competitivo. A nessuno pare importare che seguendo politiche monetarie aggressive e deprezzando le proprie valute, gli Stati Uniti o la Gran Bretagna non ne abbiano tratto giovamento dal punto di vista economico. Tali politiche hanno costretto altri paesi, come il Brasile, a vendicarsi. Come Mises aveva previsto:

Un’accettazione generale dei principi di uno standard flessibile (tasso di cambio), deve pertanto tradursi in una gara tra le nazioni a chi svaluta più dell’altra. La fine di questa competizione è la distruzione completa dei sistemi monetari di tutte le nazioni. L’idea che una moneta possa essere sopravvalutata o sottovalutata deriva dal concetto teorico di parità di potere d’acquisto (PPP): il tasso di cambio rifletterebbe la capacità  delle valute di acquistare lo stesso paniere di beni.

Ad esempio, supponiamo che l’oro sia venduto a $1,000 dollari a New York e €1,000 a Parigi, e il tasso di cambio sia di 1.3 dollari per un euro. I seguaci della teoria PPP potrebbero notare che questa situazione finirebbe presto grazie all’arbitraggio. Ad esempio, è possibile acquistare un’oncia d’oro a New York, portarla a Parigi e venderla per €1,000, quindi convertire gli euro in dollari e intascare un profitto di $300. L’arbitraggio è come trovare $100 sul marciapiede. Può capitare, ma non spesso e non per molto tempo. Il prezzo dell’oro potrebbe salire a New York, scendere a Parigi, o il tasso di cambio si potrebbe aggiustare. Dal momento che l’oro è valutato in dollari in tutto il mondo e il mercato dei cambi è grande, il prezzo a Parigi normalmente scenderebbe a €800. Il tasso di cambio di 1.3 riflette il rapporto tra il prezzo dell’oro a New York diviso il prezzo dell’oro a Parigi.

Secondo molti economisti che sottoscrivono la teoria del PPP, se lo scenario qui sopra è vero per l’oro allora può essere vero per tutti gli altri beni. Quindi, secondo la teoria PPP, il tasso di cambio tra dollari ed euro, ad esempio, è il rapporto tra tutti i prezzi negli USA rispetto ai prezzi in Europa. Il tasso di cambio dovrebbe semplicemente basarsi sui “fondamentali.” Quindi ogni deviazione viene vista come una sopravvalutazione o una sottovalutazione della valuta.

Ci sono alcuni problemi con questa affermazione. Sebbene l’arbitraggio possa essere utilizzato per l’oro, non può essere utilizzato per tutte le merci. Non è possibile fare arbitraggio su un hamburger o su un taglio di capelli. La parità di potere d’acquisto non può essere applicata ai beni non scambiati. Non puo’ essere nemmeno utilizzato per vari beni scambiati. Il prezzo di una bistecca che si puo’ mangiare in un hotel a Manhattan con vista sulla città non sarà lo stesso, aggiustato al tasso di cambio, di una bistecca mangiata in un ristorante stop-and-go nei pressi di Parigi. Se non si considera solo il consumo di un bene ma anche la comodità, l’ambiente e una moltitudine di altri fattori, solo alcuni beni scambiati, come l’oro o il petrolio, rientrano nella definizione di arbitraggio necessaria per la parità di potere d’acquisto. Che differenza c’è tra una pagnotta di pane — quando la stessa può essere venduta a prezzi diversi — del supermercato, del ristorante, o della stazione di servizio? Sono lo stesso prodotto ma altri attributi la rendono differente dal punto di vista del consumatore, e pertanto non può essere sottoposta ad arbitraggio.

La rivista Economist pubblica due volte l’anno il Big Mac Index che misura la sottovalutazione o la sopravvalutazione di una moneta. Naturalmente, il prezzo di un hamburger ha più a che fare con il costo del lavoro piuttosto che con il costo del panino, della carne o dei sottaceti in un Big Mac. E’ anche un bene non scambiabile, quindi non dobbiamo aspettarci un arbitraggio che possa uniformare i prezzi tra paesi o regioni. L’Economist sta cercando di vendere riviste, per cui è giustificato quando tende a non essere preciso. Tuttavia, gli economisti professionisti non dovrebbero utilizzare questo indice, o un qualsiasi indice, per identificare se una valuta sia sottovalutata o sopravvalutata. In realtà, tali definizioni sono solo una sciocchezza.

Il valore di una moneta, che si riflette nel tasso di cambio, è determinato dalla domanda e dall’offerta. Il prezzo del riso non è sopravvalutato, né lo è il prezzo delle mele. Tale affermazione sarebbe considerata idiota per beni come le mele e il riso, ma è giustificata per i tassi di cambio. Esiste equilibrio dove la quantità domandata è uguale alla quantità offerta. Nessuno sta sottopagando o sovrappagando. Suggerire una cosa del genere implica che il compratore sia irrazionale. E’ triste notare come gli economisti delle banche centrali, come quelli della banca centrale svizzera, siano incapaci di trarre ovvie conclusioni sui tassi di cambio. Basterebbe pensare alla domanda e all’offerta.

Gli economisti dovrebbero bandire le parole sopravvalutazione o sottovalutazione dai loro vocabolari quando parlano di valute. Questi termini dovrebbero essere cancellati dai libri finanziari e internazionali. L’euro non è sopravvalutato, né dovrebbe essere utilizzata una logica fallace come tesi per smantellarlo.

In collaborazione con Francesco Simoncelli

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2 Comments

  1. Boniver says:

    Il sistema economico della EU (PiL, mercato in termini di consumatori, PIL pro capite) è superiore a quello USA, quindi è logico che 1€ valga più di 1$

    Quanto di più lo decide il mercato, ma sarebbe illogico valesse di meno, sempre che la recessione non cambi i suddetti parametri a sfavore della UE

    Altro fattore importante (in realtà ce ne sono molti…) è la base monetaria: se la FED americana continua a stampare dollari senza controllo è ovvio che la sua valuta si svaluta perchè cè un eccesso di offerta.
    Infatti neppure dichiara quanti ne stampa

    … credo che sia in arrivo un’altra bolla finanziaria come quella 2008 purtroppo

  2. Marco Mercanzin says:

    Il valore di cambio di una moneta dovrebbe seguire la domanda e offerta della stessa.
    Se un paese e’ in surplus di Current accaunt ( export ) significa che gli altri paesi chiedono la sua moneta per acquistare i suoi beni, ergo il valore di quella moneta sale.
    Tutto qui.
    Quando in un area valutaria non ottimale si blocca il cambio fra più economie diverse, succede quello che vediamo ora con l’€ :
    la Germania, pun in eccesso di export, non ha rivalutato, e noi, pur importando molto ( fino al 2012) nn abbiamo svalutato.

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