La bancocrazia è la vera emergenza sociale per le imprese

di MICHELANGELO BRICHESE*

Spettabile prefetto di Venezia, Dr. Domenico Cuttaia,

mi permetto di esporre quanto segue, riferendomi a quanto emerso nel comunicato, che seguiva la seduta del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica del 9 Aprile u.s. in Prefettura a Venezia, dove il Prefetto di Venezia dichiarava  “ …. ferma restando la disponibilità a ricevere qualsiasi contributo di pensiero o proposte utilizzabili in funzione di interventi operativi, che tenderanno a preservare la disponibilità di beni fondamentali, quali la prima casa e le strutture strumentali all’esercizio di attività di impresa, nonché a favorire l’accesso al microcredito”.

Anatocismo, usura bancaria e credito concesso sempre più raramente formano il circolo vizioso che sta raggiungendo, negli ultimi anni,  livelli preoccupanti fino a rappresentare un cancro sociale autodistruttivo, tumore che attecchisce e crescendo annienta la società che lo ospita. Il sistema bancario europeo nel 4° trimestre del 2012  ha ottenuto guadagni in borsa pari al 28% , una rendita a doppia cifra, viceversa, grazie ai vincoli tecnici dettati dagli accordi di Basilea con la creazione dl c.d. Rating sempre più restringenti, vengono meno le erogazioni di credito verso il sistema produttivo. In questo contesto si assiste alla migrazione delle tematiche riguardanti l’usura bancaria dalle pagine di economia a quelle di cronaca, sempre più aumentano i drammi sociali .

Deve essere ristabilita la pari dignità tra Banche e Utenza, infatti il confronto impari, consolidato nel tempo, tra il cittadino (imprenditore, artigiano, professionista lavoratore o pensionato) vessato dalle stesse che deve confrontarsi con soggetti che hanno tempi illimitati e soldi a non finire, che si definiscono imprenditori, ma non possono essere definiti tali, perché di spirito di impresa non detengono nulla. L’imprenditore rischia, fallisce, le banche non rischiano nulla, acquistano il denaro pagando l’1% di interesse e lo rivendono allo Stato al 5% o 6% quando va bene. Ai privati a oltre il 10%. Non falliscono mai.

Tempi duri per gli imprenditori e cittadini, ma tempi duri anche per le banche. Ciò che poco tempo fa, per gli specialisti del settore finanziario era un segreto di Pulcinella il sistema creditizio italiano, ora per i clienti e i semplici  osservatori è una sconvolgente sorpresa: molte banche italiane possono essere accusate di praticare l’usura e l’anatocismo, illeciti che la legge italiana punisce a livello civile e penale. Spesso le cifre non dovute, che la banca dovrebbe restituire in base alle normative vigenti, equivalgono all’80-90 per cento di ciò che il cliente ha pagato sotto forma di interessi passivi e commissioni.

Solo nel Veneto si stima a 83 miliardi di euro l’esposizione delle imprese con sede nella regione nei confronti del sistema bancario, ma  viene valutata pure a 40 miliardi la cifra che le stesse banche dovrebbero restituire alle aziende per interessi e commissioni non dovuti: un dimezzamento dell’indebitamento delle imprese. Possibile? Possibilissimo, se riusciamo a capire di cosa stiamo parlando. A rigor di legge. L’anatocismo è quella scorrettezza con cui la vostra banca vi fa pagare l’interesse composto anziché l’interesse semplice sul debito che avete contratto con la medesima. La legge lo proibisce, ma alcune lo fanno. Sono tenute a restituire la cifra che eccede l’interesse semplice.

Un po’ più complessa la questione dell’usura, da sempre proibita e punita dal codice penale (articolo 644). Che cosa precisamente dovesse intendersi per usura lo hanno poi stabilito successive leggi in materia, l’ultima delle quali, tuttora in vigore, è la numero 108 del 1996. La legge stabilisce che si dà usura quando il tasso annuo effettivo globale (TAEG) pagato per interessi, commissioni e spese dal cliente di un istituto di credito supera il Tasso Soglia Usuraio (T.S.U.), tasso fissato trimestralmente dal Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia per ogni determinata tipologia di servizio finanziario. Per i titolari di attività che risultano vittime di usura , la normativa (Legge n. 44/1999 – Fondo di Solidarietà ) prevede l’accesso a dei benefici , tra i quali la sospensione  per 300 (trecento) giorni delle procedure esecutive e la possibilità di richiesta di un mutuo senza interessi per il reinserimento nel mondo produttivo. In molti casi si va alla mediazione o si negozia un accordo.

All’interno del sistema ordinamentale e precisamente con il puntuale riferimento ai principi costituzionali, esistono misure e strumenti in grado di interrompere il circolo vizioso che genera l’insorgenza di situazioni di disagio che sfociano in gesti estremi. La coscienza di trovarsi di fronte ad un potere forte , come quello bancario, del quale comunque si  ha bisogno per le proprie necessità nel corso della vita, l’incertezza se subire quello che si ritiene un abuso ed un’imposizione o iniziare una defatigante azione-legale, tutto ciò causa uno stress al cittadino – cliente influendo sulla qualità della sua vita, si vengono così  a determinare le condizioni per un risarcimento del danno esistenziale. Danno esistenziale che è stato descritto con riferimento all’Art. 2 della Costituzione, intendendosi la qualità della vita come estrinsecazione concreta del diritto alla realizzazione personale. E ciò sia per quanto attiene la propria condizione interiore, vale a dire il diritto a realizzarsi senza dover fronteggiare , psicologicamente, situazioni di disagio e di stress. In conclusione , oggi il sistema bancario è consapevole di agire ed aver agito nell’errore, l’anatocismo e l’usura bancaria oramai sono fatti conclamati, pignoramenti, stalking bancario, ingiunzioni di pagamento, sono situazioni all’ordine del giorno , ma si sappia sono le Banche che, nella maggior parte delle volte, devono restituire i soldi.

Certo che terrà conto di quanto sopra esposto. Ringraziandola, fin d’ora, per l’attenzione che dedicherà alla mia lettera.

*Lettera ricevuta in redazione via e-mail

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2 Comments

  1. Marco Mercanzin says:

    E’ da evidenziare, sopratutto nel caso dell’anatocismo, l’operato della magistratura italiota :
    essa infatti tende ad applicare quello che le banche ritengono la lex da seguire, e cioè il regolamento della banca d’Italia in merito agli interessi composti, anziché la legge del codice di procedura civile.
    Un Vulnus incredibile, ma che si ritrova in molte sentenze.
    Questo, unitamente alla potenza di fuoco degli apparati avvocativi delle banche, porta il povero utente a soccombere, anche se seguito da associazioni preparate e coriacee.
    Con l’esito spesso, quando va bene, di riuscire solo a patteggiare privatamente, una ricontrattazione delle condizioni e una dilazione nel tempo.
    Criminale e criminogeno.

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