Lettera morta 2/ Dall’Inpgi in tribunale ai giornalisti a spasso

di REDAZIONESTAMPA 2

Chiude Radio Città Futura

Da cinque mesi senza stipendio Roma, 9 lug. (askanews) – “La redazione dei giornalisti di Radio Città Futura sciopera oggi per denunciare il grave stato di difficoltà che l’intera emittente sta attraversando”. Lo afferma un comunicato del Comitato di Redazione della radio romana sottolineando che “da quasi cinque mesi tutti i lavoratori della testata prestano servizio senza percepire alcuno stipendio”.
“Una situazione di profonda sofferenza causata anche dalla progressiva riduzione del fondo per l’editoria. Una storia che troppo spesso in questi ultimi anni si ripete, con importanti testate locali e nazionali costrette alla chiusura, in alcuni casi definitiva”, prosegue la nota.
“Contro questa prospettiva sempre più concreta anche per noi, richiamiamo l’attenzione di tutti e sollecitiamo una volta di più l’azienda ad intraprendere ogni iniziativa utile, ammortizzatori sociali compresi, ad alleviare il grave stato di sofferenza dei lavoratori. Perché anche la voce di Radio Città Futura rischia di spegnersi”, conclude.

Inpgi, i guai del presidente

di Il Sole 24 Ore Radiocor –

Milano, 7 luglio 2015.  La procura di Milano ha chiuso l’inchiesta sul dissesto della Sopaf notificando 14 avvisi di chiusura indagini ad altrettante persone, tra le quali i fratelli Aldo e Ruggero Magnoni. Figura tra i coinvolti anche Andrea Camporese, presidente dell’Inpgi, accusato di truffa e, novità dell’avviso di chiusura inchiesta, anche di corruzione nell’ambito di un episodio che avrebbe danneggiato l’istituto di previdenza dei giornalisti per 7,6 milioni di euro. Ammontano ad “almeno 200mila euro” i soldi che il presidente dell’Inpgi Andrea Camporese avrebbe ricevuto da Andrea Toschi,amministratore delegato della società Adenium del gruppo Sopaf, per “il compimento di atti contrari ai doveri di ufficio, in particolare per gli investimenti che Camporese aveva veicolato quale presidente di Inpgi su Adenium Sgr, nonche’ sui canali di conoscenze e contatti che aveva offerto a Toschi per la propria attività”. E’ quanto ha scritto il pm di Milano Gaetano Ruta nell’avviso di chiusura inchiesta sul crac Sopaf, nel quale contesta a Camporese i reati di corruzione e truffa, in merito a una operazione che avrebbe danneggiato l’Istituto di previdenza dei giornalisti per 7,6 milioni di euro, attraverso l’acquisto di quote del Fip, Fondo immobili pubblici. I soldi rappresenterebbero un guadagno illecito ottenuto da alcuni degli altri indagati, con l’Inpgi che avrebbe pagato più del valore di mercato le quote del Fip.  Nel dettaglio, si spiega nell’avviso di chiusura indagini, “Toschi accordava nel 2011 e nel 2012 a Camporese, quale componente del comitato di investimenti di un fondo di fondi di private equity denominato Adenium Fundl, la somma di 25mila euro l’anno”. Inoltre, “in data 4 marzo 2013” veniva aperto presso la banca Bsi di Lugano un conto “intestato a Toschi e da questo detenuto per conto di Camporese”, nel quale è stata “versata l’8 marzo 2013 la somma di 142.500 euro, utilizzata con prelevamenti per contanti nel corso del tempo”. Il reato di truffa ai danni dell’Inpgi, oltre che a Camporese e Toschi, è contestato anche ad Alberto Ciaperoni, direttore finanziario del gruppo Sopaf e amministratore di Adenium e a Gianfranco Paparella, collaboratore del gruppo. Avrebbe concorso nel reato anche Giorgio Magnoni, vice presidente di Sopaf, già sotto processo al tribunale di Milano per questi fatti in virtù del rito immediato scelto dalla procura nei suoi confronti. Secondo la procura, l’Inpgi – per volontà del suo presidente Andrea Camporese – nel 2009 ha comprato 224 quote del Fip del valore unitario di 140.077 euro, per un importo complessivo di 30 milioni di euro. Con questa operazione Sopaf ha realizzato una plusvalenza di 7,6 milioni di euro tra la vendita all’Inpgi delle quote Fip e l’acquisto delle stesse da Immowest Promotus Holding Gmbh. Per la procura di Milano l’operazione è stata viziata da “artifici e raggiri” e quindi i 7,6 milioni rappresenterebbero un guadagno illecito per Sopaf e una truffa ai danni dell’Inpgi. (Il Sole 24 Ore Radiocor).

 

Teleuropa dimezza

Cosenza, 7 luglio 2015. L’emittente televisiva cosentina Teleuropa ha attivato la procedura di riduzione del personale che prevede il licenziamento collettivo di 11 degli attuali 22 dipendenti in servizio nella sede di Rende, in provincia di Cosenza. L’azienda, operante nel settore dal 1992, imputa la decisione alla “situazione finanziaria estremamente grave, con gravissimo rischio occupazionale, in caso di fallimento e chiusura definitiva”. Identica situazione anche a Telestars, l’emittente televisiva che ha sede nella stessa struttura di Teleuropa. La denuncia del Sindacato dei giornalisti della Calabria. Teleuropa, emittente televisiva cosentina ha annunciato un piano di tagli che prevede 11 esuberi, di cui 2 impiegati receptionist su 2, 2 montatori su 3, 2 operatori di ripresa su 3, 1 operatore di emissione su 2, 2 tecnici mixer video su 4 e 2 giornalisti su 7. A darne notizia è il segretario del Sindacato dei giornalisti della Calabria e membro della Giunta esecutiva della Fnsi, Carlo Parisi, che commenta: “Un epilogo purtroppo, previsto da tempo, nel quale non poche responsabilità hanno coloro i quali, invece di prendere in seria considerazione le proposte avanzate dal Sindacato dei giornalisti sin dal 2011, finalizzate all’attivazione degli ammortizzatori sociali, hanno trascinato i giornalisti in sciagurate scelte che hanno finito per calpestare la loro dignità umana e professionale. Scelte – ricorda Parisi – assolutamente non condivise dal Sindacato che hanno visto i giornalisti prima rinunciare dalla sera alla mattina al contratto nazionale Fnsi-Fieg, passando al depotenziato Fnsi-Aeranti-Corallo, poi addirittura alla trasformazione dello stesso da full-time a part-time. Contro il parere del Sindacato – sottolinea Carlo Parisi – che ha assistito l’unico giornalista che, all’epoca, ha avuto il coraggio di opporsi, prima di lasciare l’emittente recuperando comunque tutte le spettanze dovute”.

 

Teleuropa srl lamenta “un notevole allungamento dei tempi di incasso dei crediti” e della posizione debitoria che “ha, di fatto, creato una notevolissima crisi di liquidità che ha portato ormai al deterioramento dei rapporti con il personale dipendente e con i fornitori di materie prime e servizi che attendono da diversi mesi i pagamenti delle loro competenze”. A questo, l’azienda aggiunge la disdetta o, comunque, il notevole ridimensionamento degli investimenti pubblicitari sull’emittente con “conseguente drastica contrazione dei fatturati previsti”. A giudizio di Teleuropa “ogni altra soluzione, pur astrattamente ipotizzabile, appare del tutto impraticabile in concreto. In particolare – afferma l’azienda – non appare in alcun modo praticabile la strada del ricorso alla cassa integrazione guadagni straordinaria e/o contratti di solidarietà, del tutto incompatibile con la natura strutturale e definitiva dell’esubero, derivante da un’insindacabile (ma certamente necessaria ed opportuna, anzi inevitabile) scelta imprenditoriale di ridimensionamento dell’attività aziendale, con correlativo e necessariamente proporzionale ridimensionamento degli organici. Non è altresì possibile – sostiene Teleuropa srl – collocare i lavoratori in esubero presso altre unità produttive, non avendo la società altre unità produttive oltre quella menzionata”.

 

“Singolare, dunque – rileva Parisi – l’affermazione secondo cui la società ricercherà responsabilmente, nel corso dell’esame congiunto con le organizzazioni sindacali, ogni possibile misura volta a fronteggiare le conseguenze sul piano sociale dell’attuazione del piano di riduzione del personale” la cui esecuzione, a giudizio dell’azienda, “avverrà presumibilmente entro il mese di luglio-agosto 2015”.

 

“Se, invece, di ostentare solidità – prosegue Parisi – a scapito dei dipendenti (che hanno raggiunto le dieci mensilità arretrate non corrisposte), Teleuropa avesse scelto per tempo la strada degli ammortizzatori sociali, oggi forse lo scenario sarebbe diverso. Qualcosa, per fortuna, è comunque, cambiata: i lavoratori non hanno dato credito a chi ha tentato di convincerli a dimettersi volontariamente, entro il 30 giugno, in cambio della rateizzazione degli arretrati e del Tfr in dodici mesi. Non è mai troppo tardi, ma è importante per chi fa informazione ed ha il dovere di rispettare la propria dignità prima di occuparsi di quella degli altri”.

 

Identica situazione vivono anche i dipendenti di Telestars, l’emittente televisiva che ha sede nella stessa struttura di Teleuropa, nonostante la formale distinzione delle due persone giuridiche che, comunque, sono in parte identiche e complementari. Una delle tre giornaliste in servizio, Patrizia De Napoli, assistita dal Sindacato Giornalisti della Calabria, il 19 maggio scorso si è dimessa per giusta causa rivendicando il pagamento di otto mensilità, della tredicesima, dell’indennità del mancato preavviso e del Tfr, denunciando “il grave inadempimento del datore di lavoro”. (Dawww.giornalistitalia.it)

 

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