Lettera morta 1/ Volete i giornali o facebook? Volete informarvi o bervi di tutto?

di REDAZIONESTAMPA 2

Da oggi inauguriamo uno spazio nuovo sul nostro giornale. Quello dedicato ai giornali che chiudono, da Nord a Sud. La crisi dell’editoria è occultata e taciuta, censurata. Si parla di fabbriche che chiudono, di imprese che delocalizzano ma nessuno ha ancora affrontato in modo sistematico il fenomeno crescente e dilagante dell’informazione che viene liquidata. Ci si sta avviando verso un declino della democrazia. Informare è far sapere, sapere vuol dire poter scegliere. Le ragioni sono tante: la crisi, il crollo della pubblicità, il calo delle vendite, il facile ricorso alla lettura dei social come prima fonte e ormai quasi unica fonte di informazione. Non costa e ci si accontenta. Il giornalismo, un mestiere artigianale per il quale si affronta una gavetta inimmaginabile, è sottorappresentato in questa fase di passaggio verso le nuove tecnologie. Anziché normare e porre dei paletti, perché un conto è improvvisarsi scrittori sui blog, altra cosa è essere professionisti della comunicazione, alcuni organi che rappresentano la categoria stanno a discutere sui tagli alle pensioni, sui diritti acquisiti di chi ha vissuto il mestiere negli anni di Paperone, senza rendersi conto che le pensioni, le nuove leve, non le avranno mai perché il giornalismo non è più riconosciuto come lavoro. E’ un hobby.

Ecco allora alcuni esempi di quanto sta accadendo sul territorio. Chiamiamola desertificazione. Noi la definiamo morte sociale e civile.

Audionews

26 giugno 2015 – “Questo pomeriggio Audionews ha comunicato il licenziamento dei 16 dipendenti, 14 giornalisti. Eppure questa mattina – rileva Stampa Romana – uno degli amministratori aveva accettato la proposta di un incontro con la Federazione Nazionale della Stampa in programma il primo luglio. Una disponibilità solo tattica vista l’accelerazione che si è voluta imprimere agli eventi”. “Riteniamo inaccettabile – prosegue la nota – la tecnica del fatto compiuto dettata dall’azienda. Ricordiamo con forza che da otto mesi non sono pagati gli stipendi. Il game over di oggi è figlio di tutta una serie di inadempienze aziendali. In questi mesi nulla è stato fatto per un percorso accettabile da condividere con le parti sociali”. “Una nuova ferita, un nuovo strappo, una nuova lacerazione – conclude quindi il comunicato – per una categoria che continua a perdere lavoratori, occupazione, welfare per i singoli colleghi e le loro famiglie”. (www.fnsi.it)

Telesanterno, Telecentro e Publivideo 2

BOLOGNA. Aser: “Stipendi non pagati ai 36 dipendenti di Telesanterno, Telecentro e Publivideo2. L’azienda rispetti gli accordi”. Il 2 luglio due ore di sciopero alla rovescia devolute all’Ail, l’Associazione italiana contro le leucemie. “Il presidente dei giovani industriali dell’Emilia-Romagna, Claudio Bighinati, solleciti l’azienda a rispettare accordi sindacali”.

 

Bologna, 26 giugno 32015. “I lavoratori di Telesanterno, Telecentro e Publivideo 2 denunciano, ancora una volta, il mancato pagamento degli stipendi. L’azienda non sta rispettando un accordo sottoscritto coi sindacati e i 36 dipendenti si sono fatti carico delle difficoltà dichiarate dalla proprietà che ha evitato, a lungo, di discutere dei problemi insieme alle organizzazioni sindacali”. Lo annuncia l’Associazione della Stampa dell’Emilia Romagna (Aser), che rilancia il documento approvato all’unanimità dall’assemblea dei lavoratori delle tre emittenti locali.
“I lavoratori – prosegue la nota – hanno accettato di rateizzare le retribuzioni non corrisposte attraverso un accordo, faticosamente conquistato, che prevede di dilazionare anche gli stipendi futuri fino al mese di settembre. Sono state, dunque, accettate le scadenze temporali proposte dall’azienda e stupisce che a violare l’intesa sia un gruppo televisivo che vede in ruoli di responsabilità aziendale Claudio Bighinati, che è anche Presidente dei giovani industriali dell’Emilia-Romagna, e che, in quella veste, dovrebbe per primo sollecitare le parti datoriali al rispetto degli accordi sottoscritti”.
“I sindacati – conclude il documento – hanno proclamato per il 2 luglio due ore di sciopero alla rovescia, che i dipendenti effettueranno presentandosi normalmente al lavoro, ma devolvendo le retribuzioni a scopo benefico all’Ail, l’Associazione italiana contro le leucemie. All’azienda i lavoratori chiedono il rispetto degli accordi sottoscritti, riservandosi ulteriori azioni legali”. (www.fnsi.it)

Il Messaggero chiude le redazioni di Pesaro e Ascoli Piceno

Marche: il Messaggero chiude le redazioni di Pesaro e Ascoli Piceno. Sigim: “Lo fa nel modo peggiore, con un blitz in piena estate che cancella le residue speranze di sopravvivenza che lo stesso editore non aveva escluso, limitatamente alla redazione di Ascoli, nelle interlocuzioni sindacali degli ultimi mesi”.

Ancona, 26 giugno 2015 – “In esecuzione del vigente piano di ristrutturazione (senza firma Sigim), il Messaggero chiude le redazioni di Pesaro e Ascoli Piceno. Lo fa nel modo peggiore, con un blitz in piena estate che cancella le residue speranze di sopravvivenza che lo stesso editore non aveva escluso, limitatamente alla redazione di Ascoli, nelle interlocuzioni sindacali degli ultimi mesi.

Dal 1° agosto redazioni chiuse e locali in affitto restituiti ai proprietari, mentre da ieri è partito il pressing dell’ufficio del personale sui redattori: c’è ancora incertezza su chi sarà effettivamente rioccupato ad Ancona, chi accetterà una ‘promozione’ in Lazio o chi aderirà a piani di esodo incentivato che l’azienda in queste ore sta mettendo sul tavolo.

A uscire molto male da questa svolta sono il pluralismo informativo regionale, da oggi certo più debole nonostante l’annunciata sopravvivenza delle edizioni Pesaro/Marche centralizzate ad Ancona, e l’immagine stessa della testata alla seconda ‘ritirata’ marchigiana dopo quella di fine anni Ottanta. La storia di due redazioni fortemente radicate sul territorio e visceralmente attaccate al buon giornalismo vive un epilogo drammatico e davvero poco rispettoso del lavoro e dell’entusiasmo messi per tanti anni al servizio della testata.

L’accorpamento dei redattori superstiti nel capoluogo di regione – in un superdesk dai numeri ‘ballerini’ adibito al confezionamento delle attuali tre edizioni – e l’affidamento delle cronache pesaresi e picene a corrispondenti locali – forse neppure contrattualizzati ex art. 12 – configurano un modo davvero comodo di fare impresa che il sindacato stigmatizza, tanto più ad opera di un’azienda quotata in Borsa.

A nulla sono serviti gli appelli e gli ordini del giorno delle istituzioni regionali e locali. La drastica caduta delle copie marchigiane fin sotto quota 8.000, causata dalla scelta perversa dell’Editore di privilegiare il ‘panino’ tra edizione nazionale del Messaggero ed edizione locale del Corriere Adriatico (altro giornale del gruppo), ha accelerato il disimpegno.

Caduto l’invito del Sigim all’azienda a considerare, tra le opzioni di prodotto pur rivisitato, anche la permanenza di art. 1 ‘remoti’ nelle sedi fragili, dalla vicenda Messaggero emerge il crescente pericolo di uno svuotamento progressivo dell’informazione regionale: fenomeno su cui politica, imprenditoria e istituzioni – già dal Sigim sollecitate con la prima giornata degli Stati generali dell’informazione delle Marche lo scorso 18 aprile – dovranno esercitare rapidamente la propria capacità di riflessione e proposta.

Il nuovo presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli, invitato dal Sigim agli Stati generali quando era ancora candidato, sa che nelle Marche c’è un problema-informazione da affrontare con urgenza. Prima che il solco tracciato dalla Caltagirone Editore spa possa diventare una strada emulativa per altri soggetti, ora favoriti dalla minor concorrenza”. (comunicato Sigim)

 Wired da 12 a 6 giornalisti

EDITORIA. Wired Italia, tagli in redazione e cartaceo quasi azzerato. Comunicato sindacale annuncia 6 esuberi su 12. E solo due numeri in edicola da affidare completamente a service esterni. La redazione del mensile e i giornalisti di Condé Nast esprimono forte preoccupazione per il futuro della testata e del brand stesso e si riserva di intraprendere tutte le azioni necessarie per salvaguardare il posto dei sei colleghi in mobilità e le condizioni di lavoro che garantiscano la qualità che ha sempre contraddistinto Wired.

Milano, 25 giugno 2015. (www.lettera43.it) – Brutte notizie per Wired. Un comunicato sindacale diffuso oggi ha reso pubblico un massiccio piano di tagli da parte dell’azienda, che comporterà pure un deciso cambio di rotta della periodicità, destinata a passare da mensile a semestrale. Il tutto a pochi giorni dall’investitura di Federico Ferrazza a direttore da parte di Condé Nast, in sostituzione di Massimo Russo.

DECISO RIDIMENSIONAMENTO. Un netto ridimensionamento per una rivista leader nel settore del giornalismo digitale, che mal si concilia con le dichiarazioni rilasciate appena due mesi fa dal deputy managing director di Condé Nast Italia, Fedele Usai. Secondo il quale, «il digitale ci salverà, ma la carta non muore».

DA 10 NUMERI A DUE. Ora, invece, ai giornalisti di Wired è stato comunicato che la periodicità del cartaceo passerà da 10 numeri l’anno a due, da affidare completamente a service esterni. Da questo momento, poi, sei dei 12 giornalisti della redazione sono considerati esuberi. Al momento, dunque, «la redazione confermata sul progetto Wired Italia è formata da sei giornalisti (di cui uno part-time)».

Per questo motivo, «la redazione di Wired Italia e i giornalisti di Condé Nast esprimono forte preoccupazione per il futuro della testata e del brand stesso e si riserva di intraprendere tutte le azioni necessarie per salvaguardare il posto dei sei colleghi in mobilità e le condizioni di lavoro che garantiscano la qualità che ha sempre contraddistinto Wired». IN http://www.lettera43.it/economia/media/wired-tagli-in-redazione-e-cartaceo-quasi-azzerato_43675176477.htm

 

EDITORIA. CDR DI AREA/AUDIONEWS SCRIVE A LOTTI: “CI INCONTRI”

Roma, 25 giugno 2015.  Il Cdr Area/Audionews scrive una lettera aperta al sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Luca Lotti per chiedere un incontro. «Siamo i giornalisti e le giornaliste della redazione dell’agenzia Area, contrattualizzati con Area s.c.p.a. e con Audionews Regioni s.r.l., in sciopero da decine di giorni a causa del ritardo in progressivo aumento nella corresponsione degli stipendi – si legge nella lettera diffusa dal Comitato di redazione – Le chiediamo la cortesia di un incontro, e glielo chiediamo con massima urgenza, possibilmente a giorni, per la doppia ragione della situazione emergenziale che stanno vivendo i lavoratori della nostra agenzia, e al contempo per quel che la nostra agenzia rappresenta per l’informazione nazionale». «Siamo la redazione della più grande agenzia stampa di radiofonica italiana, andiamo in onda ovunque, su oltre 150 radio private, e non c’è angolo, geografico e sociale, del paese, che non ascolti quotidianamente i nostri notiziari. Forniamo insomma da trent’anni quel che, se non di diritto, di fatto rappresenta un servizio pubblico essenziale, arrivando anche laddove altre fonti non arrivano. E lo facciamo con quei crismi di qualità e indipendenza che sono riconosciuti dal fatto oggettivo che serviamo emittenti di ogni orientamento, e dal fatto soggettivo dei gesti e delle parole di massima solidarietà ricevute in questi giorni dai colleghi di ogni testata e dalle rappresentanze dell’intera categoria giornalistica». «L’emergenza – prosegue il cdr – sta nel fatto che le decine di lavoratori che offrono tale servizio non sono pagati da 8 mesi, e che per la società satellite Audionews Regioni, si prefiguri la cessazione dell’attività e una liquidazione a giorni, senza che sia stato proclamato in tempo lo stato di crisi con il possibile ricorso agli ammortizzatori sociali, e senza neppure un’adeguata informazione ai lavoratori al riguardo. Le ragioni della crisi sono tante e complesse, e includono la crisi generale nel paese, quella gravissima dell’emittenza radio-televisiva locale, oltre ai tagli progressivi e lineari sui contributi e ad una discutibile gestione aziendale. Ebbene, siamo persuasi che, per la rilevanza dell’agenzia e per la gravità dei fatti, sia la politica, e non altri organi dello stato come la magistratura, a doversi interessare e possibilmente intervenire. Sulle modalità di un possibile intervento ne potremo discutere assieme, e naturalmente saremo lieti di ricevere Sue proposte». (AdnKronos)

 Provincia Pavese

L’Assemblea di redazione della Provincia Pavese ha approvato due giorni di sciopero a partire da oggi, martedì 23 giugno, per protestare contro la decisione comunicata dall’azienda di non sostituire due colleghe che escono dall’organico e di chiudere le due redazioni staccate di Vigevano e Voghera nonostante i conti del giornale siano ancora positivi. Pur consapevoli della difficoltà in cui versa il settore dell’editoria e della necessità di una nuova organizzazione del lavoro, riteniamo inaccettabile la scelta dell’azienda di smantellare del tutto una presenza storica del giornale su un territorio vasto e variegato come la provincia di Pavia nelle sue articolazioni Lomellina, Pavese e Oltrepo. L’assemblea di redazione chiede quindi all’azienda di tornare indietro su questa decisione e di aprire un confronto con il Comitato di redazione su un progetto di rilancio del giornale che preveda ancora un reale presidio sul territorio. Il giornale dunque non sarà in edicola mercoledì 24 e giovedì 25 giugno mentre dal pomeriggio di oggi, martedì 23 giugno, e per tutta la giornata di mercoledì 24 giugno, il sito internet non sarà aggiornato.

fonte: www.francoabruzzo.it

 

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3 Comments

  1. Dan says:

    Spesso quando in tv viene data una notizia il suo contenuto cambia a seconda del canale e del momento della giornata. Ho perso il conto delle volte in cui ho sentito cose tipo “la vittima aveva 20 anni” e di mezz’ora in mezz’ora la sue età scendeva o saliva anche di un lustro.
    Se è compito del giornalista e dei suoi datori di lavoro verificare le fonti, allora ho perso il conto delle volte che di questi personaggi e delle loro agenzie potrei fare benissimo a meno.
    Questo lato cronaca.
    Lato politica, lato attualità è tutto uno spacciare cose confezionate in modo non da informare ma solo fare marchette al politico di turno: gli ultimi esempi li abbiamo avuti in questi giorni dove si annunciava il grande successo di renzi sulla questione “migranti in europa” quando la realtà era che tutti gli dicevano “i clandestini te li tieni a casa tua” e intanto continuano a farne sbarcare altri.
    Non parliamo poi di tutte quelle notizie che vengono sistematicamente omesse sui crimini compiuti dai cosiddetti profughi: finchè non ci scappano un po’ di morti o alla gente di un posto semplicemente gira male e comincia a fare pulizia per conto proprio, qualunque cosa succeda nessuno vede, nessuno sente e soprattutto nessuno riporta niente. Veri e propri zerbini.
    Alla fine le uniche notizie affidabili sono di quanti centimetri s’è gonfiata il culo Kim Kardashian, quanti pali della luce questa settimana balotelli ha tirato giù con la sua ferrari in terra d’albione e le immancabili notizie sugli animali messe strategicamente a fondo tg in modo da far dimenticare ogni pensiero precedente.

    Per fare le cose così tanto vale chiuderli tutti e tenerci facebook

    • Stefania says:

      Vale la pensa salvare il giornalismo, non chi nelle grandi redazioni deve rispondere a linee editoriali dettate da chi ha i soldi in mano. Così facendo, invece, togliendo ossigeno a risorse a chi vuole fare informazione sul serio, non si mina il potere dei grandi gruppi editoriali e televisivi. Per tutto il resto, allora, c’è solo facebook. non è quello che vogliamo.

      • Dan says:

        Il punto è che nel 2015 esistono blog e social network: chiunque in grado di tenere in mano uno smartphone può testimoniare e diffondere fatti.
        Il vero giornalismo deve tenere conto di questo e fare meglio. Fino adesso è stato l’esatto opposto e allora non c’è da stupirsi se tanta gente sostituisce nei propri preferiti i riferimenti al giornale con quelli al blog o alla bancheca di qualcuno.
        Se giornalismo vuole essere affidabilità allora è ridotto ad un ben misero lumicino

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