Lettera ai militanti politici del Nord che non leggono. Beccatevi l’ira dell’indipendenza

L’altro giorno, vi racconto un curioso aneddoto, ho chiesto ad un amministratore locale di darmi maggiori ragguagli su un intervento meritevole di diffusione nel suo Comune. Da tempo ormai ci si “frequenta” in una chat con altri amici in cui si fanno girare le notizie del territorio. Ed è abitudine del quotidiano, la mattina, proporre i link dei servizi del giorno. Spunti, analisi, tutto quanto può essere utile per chi fa politica e per chi cerca notizie. Si chiama  “fare sistema”. 

Torniamo al nostro amministratore. “Ma tu chi sei?”, mi chiede. E io “Come “chi sono”?! Sono il direttore dell’indipendenzanuova”. “Ah, non la leggo, non ti conosco”. Rispondo: “Tutte le mattine vi invio il giornale”. “Non ho tempo, non ho mai letto niente”, ci risponde.

Stop, ci fermiamo qui. Non serve  dire altro se non che ci sono dei simpatici  corridori, che non hanno tempo.  Ma occorre trovarlo, perché è dal confronto che nascono le idee. E allora, cerchiamo di rendere positiva questa scoperta della non lettura. Abbiamo pensato per questo amico distratto, di riassumere tutto il giornale in un pezzo. 

Quattro anni e mezzo fa, il primo editoriale da direttore del quotidiano fu “L’ira dell’indipendenza”. Scrivevo: “L’indipendenza nuova sta con chi nutre – e la racconta – l’ira dei giusti, di chi si ribella all’ingiustizia, all’accidia, all’indifferenza e alla rassegnazione”. Per chi si è perso questo ed altro, tutti i giorni, ripubblichiamo quell’editoriale. Ribeccatevi l’ira dell’indipendenza. (ste.pi)

 

di STEFANIA PIAZZOagra

In un bellissimo film con Ugo Tognazzi, “La vita agra”, proprio lui, l’attore cremonese figlio delle nostre nebbie, dice:  “L’asfalto ha rovinato le rivoluzioni, non ci sono più sassi”. E’ vero, siamo nella polvere, non ci sono più sanpietrini o pietre da lanciare contro il Palazzo, la politica la fa chi non ha i calli. E Tognazzi supera se stesso quando urla con l’ira del giusto  che si sente tradito: “Io vorrei far esplodere il Torracchione”, riferendosi ad un grattacielo di Milano, per vendicarsi dalle miniere chiuse, per fare giustizia dei lavoratori licenziati. Caro Ugo, l’è cambià nigot. Non è cambiato niente. Il Torracchione c’è ancora, anzi, a Milano ne hanno fatti altri di nuovi e ne combinano di ogni…

Mi hanno insegnato che le parole sono “come” pietre. Il “come” è di troppo,  da direttore di questa nuova testata io dico che i giornali sono pietre, non gli somigliano soltanto. L’informazione può svegliare chi dorme e chi soffre di sonnambulismo, ovvero quasi tutti. Dormiamo a occhi aperti, mentre davanti a noi fanno e disfano.

E allora, veniamo a noi, al titolo di questa testata. Si può spiegare un giornale dal titolo così deciso? Ci proviamo, in tre modi semplici.

La prima indipendenza – L’indipendenza è di chi pensa, è di chi parla, è di chi scrive. E’ l’indipendenza cioè di pensiero, di parola, è l’indipendenza nello scrivere. Ma l’indipendenza è e deve essere economica. Lo è innanzitutto per l’individuo, che altrimenti non è uomo libero. Lo deve essere per l’informazione, perché abbia le gambe per tirare i sassi.

Possiamo andare avanti anni luce nel dare un perimetro d’azione all’indipendenza, ma abbiamo capito che l’altra faccia della medaglia è la schiavitù morale e materiale, perché non ci rende liberi di poter scegliere, di dire No o di dire Si, né di leggere la contro-informazione, di usarla come strumento per svegliare chi dorme.
Le corazzate mediatiche come il gruppo Repubblica-Espresso, Rizzoli…Corriere… hanno sostenuto Monti, le banche d’affari. La controparte dovrebbero essere Libero, Il Giornale, e altri apparentemente controcorrente, ma la cui area di lettura e d’opinione e sostegno è rappresentata da chi ha votato in Parlamento il governo Monti prima e siede in quello Renzi adesso o si siede con lui per trattare. Scusate, ma dov’è la differenza? Forse solo nel fare più satira?
In tanti, in troppi (anche se pochi perché contano molto), nell’informazione così come nella politica, nell’economia, scelgono infatti per noi. Ci dicono che siamo liberi, in realtà la loro libertà non è altro che un guinzaglio lungo che controllano e accorciano come vogliono. E si guardano bene dallo scrivere di politica estera, di raccontarci quello che in Francia o Germania, ad esempio, scrivono, raccontano su  noi e l’Europa. Noi, lo faremo. La rubrica Europa e Mitteleuropa ci aiuterà a guardare oltre le beghette di casa. Anche oltre le beghette indipendentiste e ai ragli che frazionano le forze. Iniziamo ad andare oltre i campanili del Lago Maggiore o di Varese e alle dispute sui bambini che “disturbano” nei parchi. Ci pare argomento senile.

Scriveremo di scuola, perché solo in Lombardia, per fare dei numeri, 4 milioni di persone ne vivono e discutono tutte le sere a casa. Perché dalle decisioni dei dirigenti scolastici, scelti dai partiti checchè se ne dica, derivano i programmi di studio: ciò che si apprende. Al Nord fino ad oggi la sinistra lo ha capito bene. La destra ha scelto di educare con la televisione. Quel che resta ha deciso che gli insegnanti non votano per l’indipendenza, quindi chi se ne frega di quelli della scuola. Asini di politici!
L’indipendenza nuova sta con chi nutre – e la racconta – l’ira dei giusti, di chi si ribella all’ingiustizia, all’accidia, all’indifferenza e alla rassegnazione generate dai poteri forti e da chi ha tradito la battaglia per l’indipendenza dei territori dal centralismo. Se siete d’accordo, passiamo al secondo punto.
La seconda indipendenza – Il territorio è luogo dell’indipendenza anche come terreno di confronto. Un giornale che porta questo nome parla ai federalisti, agli autonomisti, agli indipendentisti perché in questo periodo di neocentralismo, unire le forze è vitale. Essere ecumenici, includere anziché escludere, è segno di forza. Sparlarsi alle spalle o su facebook è da raglio rancoroso.

Se siete ancora d’accordo, proseguite a leggere.
La terza indipendenza – Non siamo contro nessuno, tranne chi è contro di noi, ovvero il centralismo. L’informazione che veicola rancori non è indipendente, ha altri fini: sputtanare il rivale, denigrare il concorrente, personalizzare una battaglia. Non ci interessa. Il nemico è altrove.
Positivi e propositivi, questa è la missione di un giornale che si sforza di fare informazione per alimentare il dibattito della cultura politica. Il nostro motto è vecchiotto ma utile: “Astieniti dal parlare contro gli altri, ma difendi la verità in maniera che le cose dette da te siano completamente irrefutabili”.

Se avete letto fin qui e siete ancora d’accordo, l’invito che faccio ai lettori è questo: non credete a chi vive di rancore. Siate indipendenti nel pensiero, nel parlare, nello scrivere. Siete i benvenuti.

Infine, abbiamo un sottotitolo: giornale del lombardo veneto. E’ l’area geografica, sociale ed economica che si affaccia al mondo più simile al nostro idem sentire e ambire: la Mitteleuropa. Veniamo da lì. L’Europa che viviamo è figlia di quelle rivoluzioni imposte e generate da ciò che sta attorno a noi.

Non abbiamo bisogno di aprire sedi a Roma o a Ragusa, già ci pensano altri, seguendo un’inevitabile mutazione genetica per non perire in cabina elettorale.

Siamo convinti che la sfida più importante, edulcorato, abortito il progetto civetta elettorale della cosiddetta macroregione, sia nella tempesta perfetta che attende non solo la Lombardia, nel breve tempo a venire, ma anche e soprattutto il Veneto, da sempre più avanti nel rappresentare l’identità come modo di essere, di vita quotidiana, quel non sentirsi padroni a casa propria per l’invadenza dello Stato. Armiamoci di pietre e partiamo.

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One Comment

  1. luigi bandiera says:

    Sono stato sempre fuori dal coro, Giordano il Mario arriva dopo di me.

    Riprendo dall’articolo:
    “Mi hanno insegnato che le parole sono “come” pietre. Il “come” è di troppo, da direttore di questa nuova testata io dico che i giornali sono pietre, non gli somigliano soltanto. L’informazione può svegliare chi dorme e chi soffre di sonnambulismo, ovvero quasi tutti. Dormiamo a occhi aperti, mentre davanti a noi fanno e disfano.”

    Ebbene, la stampa e’ al servizio del FARAONE (stato) e se non lo fa viene DECAPITATA.

    No, ma i tempi sono cambiati (in peggio) per cui viva la stampa…

    Sono (io) davvero fuori dal coro e da piu’ di 60 anni.

    Non rivoluzionario e per questo terrorista. Ci pensano gia’ gli organi di stato a farlo.

    Allora veniamo al dunque: se certe parole sono usate dal sistema FARAONE, come quello di un tempo molto remoto, allora sono BELLE PAROLE.
    Se le stesse parole vengono usate da chi chiede GIUSTIZIA, DIRITTI e COERENZA, allora sono BRUTTE PAROLE. SOVVERSIVE addirittura.

    A detta di certa intellighenza, ignorante o molto malata.

    I giornalisti di cui la stampa dovrebbero essere le sentinelle del popolo che deve solo produrre. Quindi non puo’ seguire l’andazzo politico.
    Anzi.
    E’ ignorante in materia… perche’ concentrato a PRODURRE per TUTTI.

    Non vale e poi quanti proff e economisti e filosofi e magna magna… a starnazzare idiozie a pro loro.

    Tutti a seguire gli ordini della BANDA DEI QUATTRO..!!

    Vedrete come si MAGNERANNO i nuovi che avanzano qua in italia.

    L’URSS faceva KOMPAGNO CON quelli del patto di Varsavia… o mi sbaglio sul patto..?

    AIUTO FRATERNO, lo chiamavano e bisognava fare quello che quelli di Moscow dicevano di fare: ordini erano.

    Non la abbiamo imparata mika la lezioncina con Dubcek sempre sul mirino…
    Quindi: Praga… Varsavia… Budapest (e un italiano amava molto i carri armati)
    E via discorrendo.
    TAh TAh TAh TAhNNNNN… qui Radio Londra… BREXIT.

    Con tutti sti INDOTTRINATORI del kax… hai voglia che la massa si svegli.

    Bacio le mani…

    PS:
    ce n’ e’ da dire…

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