Letta: l’antieuropeismo crea macerie. Ma le direttive Ue sono peggio

di FABRIZIO DAL COL

Il premier italiano Enrico Letta, intervenendo ieri all’Ispi di Milano ad un incontro con il presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso e con il primo ministro della Slovenia, ha detto: “Nel 1993 avevamo il sogno dell’Unione economica e monetaria. Dieci anni dopo quel sogno è stato raggiunto; nel 2003 avevamo uno dei sogni più straordinari, quello della riunificazione europea”, ricorda il premier, evidenziando come l’obiettivo è stato raggiunto dieci anni dopo: “è stato talmente un successo -sottolinea- che l’Europa è guidata in questo semestre da un paese che era nell’Unione sovietica, da un presidente nato nella ex Unione Sovietica”, osserva facendo evidente riferimento alla Slovenia. “Fermarsi a guardare la pagliuzza che c’è tra noi e i tedeschi, tra noi e i francesi e tra noi e gli inglesi è pura miopia, può aiutare a far vincere una campagna elettorale ma alla fine costruirà solo macerie”, aggiunge Letta. “Il malcontento sociale che c’è in Europa oggi è figlio della vulnerabilità che c’è in questi anni”. “Noi -prosegue- dobbiamo dare risposte che siano all’altezza. Nei prossimi dieci anni dobbiamo ricostruire il sogno europeo”. “Noi dobbiamo capire se nei prossimi dieci anni l’Europa vuole decidere se essere influente o frammentaria e ininfluente”, conclude Letta.

Dichiarazioni, quelle del premier italiano, che non lasciano presagire nulla di buono, anzi paiono un tentativo maldestro di voler difendere a tutti i costi una Europa che non c’è, e alla quale ormai crede forse meno della metà degli europei. Parole istituzionali, quelle del presidente del Consiglio, ma allo stesso tempo anche vuote di significato, prive di contenuti e di sostanza,  e che lasciano il tempo che trovano, quado invece sarebbero state necessarie parole forti, chiare e condite da quella determinazione che solo un vero leader politico possiede. Letta però non è uno statista, e tanto meno è riuscito a dimostrare agli italiani di essere quel leader politico di cui aveva invece un necessario bisogno il Paese.

Ma allora, fatti alla mano, cosa lo spingerebbe a continuare ancora il suo mandato politico? La risposta è fin troppo facile: lo spinge l’accordo sottoscritto da Monti con la Ue, ovvero continuare a garantire quegli impegni finanziari presi con la lettera inviata dal governo Berlusconi il 5 Agosto del 2011. In sostanza, Letta e Cottarelli (ex FMI) stanno facendo esattamente quello che la Ue gli ha chiesto di fare: tassare e onorare gli impegni presi. Ma cosa ci sarebbe di strano a fare questo? Di strano nulla, ma di illegittimo tutto. In primis, il premier ha come suo riferimento la sovranità italiana, e quindi deve preoccuparsi di  difendere l’Italia e non appiattirsi invece sul potere europeo, accettando di rispettare quelle direttive europee che sembrano più delle bombe. In secundis, da pochi giorni Letta si è trasformato in portavoce di un governo  con maggioranza ignota, e ora, a causa della grana venutasi a creare con la sentenza della Cassazione, ci sono anche un centinaio di parlamentari che si sarebbero ritrovati nella posizione di illegittimità. Riepilogando: questo governo, oggi  è sostenuto da una coalizione di centrodestra e di centrosinistra, ed era nato originariamente solo per approvare pochi punti,  tra i quali una nuova legge elettorale per  ritornare a votare.  A tutt’oggi siamo invece in una situazione in cui non si è riusciti a concretizzare nulla, e nulla è stato fatto che andasse in direzione del bisogno dei Cittadini, anzi  è stato invece approvato tutto quello che andava nella direzione opposta: è stato ottemperato a ciò che chiedeva la Ue, senza se e senza ma sacrificando persino la sovranità dei cittadini italiani. Ecco allora, che le dichiarazioni di ieri sull’antieuropeismo che crea macerie fatte da Letta, non solo sono fuori luogo, ma sono attribuibili anche da un premier che non rispetta la sovranità popolare.

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4 Comments

  1. AndreaD says:

    Apprezzo come sempre gli articoli di Dal Col perchè contengono analisi puntuali e precise della situazione.
    Capire i meccanismi della moneta unica e dell’Unione Europea non è un depistaggio. E’ vero che il parassitismo e il clientelismo sono tra le fonti principali delle nostre disgrazie, ma non sono le uniche. La moneta unica, così come è stata progettata, è un costo altrettanto oneroso alla pari delle emoragie di denaro pubblico. I suoi effetti (austerità e fiscal compact) sono ancora più nefasti perchè vanno a colpire proprio il tessuto produttivo e operoso della nazione, mentre i parassiti e paraculi vari hanno buona possiblità di sopravvivenza perchè dotati di “anticorpi politici”. Ai paesi caporioni dell’UE non interessa minimamente il destino della brava gente perchè una “terzomondializzazione” dell’Italia (e soprattutto della aree produttive quali il Veneto) conviene a più di qualcuno: primo per fare acquisti a saldo del nostro capitale produttivo, secondo per poter usufruire di una sacca di manodopera a basso prezzo però efficiente e qualificata.
    Francamente non mi interessa sapere se dobbiamo essere compatiti o meno dai “paesi virtuosi” e non penso proprio che piantare forconi nella pancia sia la soluzione giusta. Solo la consapevolezza potrà cambiare il nostro destino.

    • Roberto Porcù says:

      Io penso che mantenere sani bilanci sia un dovere di chi amministra ed un vantaggio per chi è amministrato.
      Nella avversione alla UE, io, che pur mi dichiarai euroscettico dagli albori per il modo in cui era fatta, intravedo tanti che vorrebbero continuare come prima a scialacquare e tangentare per poi svalutare onde presentare il conto in modo indolore a tutti i Cittadini.
      Non ci sto.
      Si deve amministrare bene, e se quella che io chiamo associazione a delinquere di stampo politico-burocratico divora poi troppe risorse, le tasse devono aumentare, fino al 100 % del reddito o fino a quando i Cittadini italiani non sceglieranno di liberarsi dalle zecche usando le punte del forcone.
      Credere di cambiare la natura di queste zecche con bignamini di Costituzione e corsi serali di educazione civica è una pia illusione.
      Quando da bambino mi capitava di farmi male, il nonno che mi disinfettava tacitava le mie proteste dicendomi che il medico pietoso fa la piaga sanguinosa.
      L’Italia è tutta una piaga.

  2. Roberto Porcù says:

    Ho giusto in questo numero commentato l’articolo di Matteo Corsini invitando a prestare attenzione ai depistaggi.
    Uno di questi è pro o contro dell’euro e della UE.
    Non sono loro la fonte delle nostre disgrazie, ma i nostri troppi parassiti. Con la valuta unica si può pesare il loro costo senza ricorrere al cambio e questo peso è quanto mai oneroso.
    I politici della UE non sono teneri con noi perché se possiamo permetterci di mantenere i nostri parassiti senza deciderci a piantar loro forconi nella pancia, questi sono affari nostri e non meritiamo compassione.

  3. ginobricco says:

    e bisogna vedere cosa si intende per antieuropeismo, i sinistri si dimenticano sempre di specificare il loro punto di vista

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