L’Espresso: a noi certa stampa chiede insistentemente di rivelare l’identità delle fonti, a Salvini è concesso di continuare a tacere su viaggio a Mosca

Schermata 2019-08-05 alle 16.41.34rassegna stampa

DI GIOVANNI TIZIAN E STEFANO VERGINE – Dalle inchieste giornalistiche che abbiamo pubblicato nell’ultimo anno e in particolare da quella uscita sull’Espresso il 24 febbraio, dopo la “trattativa” all’hotel Metropol fra leghisti e russi, emergono tanti punti oscuri cheMatteo Salvini, il capo del più importante partito di governo, non vuole chiarire.
Durante la sua visita a Mosca nello scorso ottobre, abbiamo documentato la ricerca di soldi nella lunga discussione svelata dall’Espresso – su cui la procura di Milano ha avviato un’indagine – e riemersa nelle scorse settimane dopo la pubblicazione dell’audio sul sito di Buzzfeed.

Le parole di chi stava al tavolo della trattativa, in particolare lo sherpa leghista Gianluca Savoini, hanno confermato ciò che era stato scritto. Una prova che rafforza la nostra inchiesta e quella della magistratura milanese.

In queste settimane alcuni hanno però voluto guardare al dito e non alla luna, tralasciando il nocciolo vero dell’inchiesta, e cioè la ricerca dei finanziamenti all’estero da parte della Lega. Nel tentativo di trovare un diversivo, sono stati evocati scenari da guerra fredda, infilando i servizi segreti di vari paesi che avrebbero architettato la registrazione dell’audio all’hotel Metropol, e insinuando dubbi sul fatto che L’Espresso con i suoi giornalisti fosse davvero presente nella capitale russa in quei giorni, a pochi metri dai tavoli in cui sedevano Gianluca Savoini, mentre brigava per ottenere fondi in nome del suo partito. Per questo forniamo ai lettori alcune informazioni utili per capire meglio come sono andate le cose. Lo facciamo adesso, dopo che la procura di Milano ha disposto perquisizioni e accertamenti che hanno portato a svelare l’esistenza dell’inchiesta giudiziaria aperta dopo la pubblicazione della notizia del Metropol.

Il nostro lavoro è iniziato un anno fa, quando da alcune fonti abbiamo saputo che Savoini si stava dando un gran da fare in Russia per una maxi compravendita petrolifera. Obiettivo finale: finanziare il partito del ministro dell’Interno. Ci siamo messi al lavoro, abbiamo girato diverse città e cosultato diverse fonti. A ottobre siamo arrivati a Mosca e lo scorso febbraio, sull’Espresso e nelle pagine de “Il Libro Nero della Lega”, abbiamo dato conto di quanto scoperto. Abbiamo sempre riportato fatti documentati.

Il clou della trattativa – iniziata nel luglio del 2018 – è avvenuto tra il 17 e il 18 ottobre a Mosca. Noi eravamo nella capitale russa in quei giorni. Eravamo lì perché le nostri fonti ci avevano informato che il 18 ottobre si sarebbe tenuta una riunione importante al Metropol. E che il giorno prima Salvini avrebbe incontrato riservatamente il suo omologo russo, Dmitry Kozak, vice premier con delega all’energia. Abbiamo chiesto già cinque mesi fa a Salvini spiegazioni su quell’incontro, avvenuto nello studio dell’avvocato Vladimir Pligin, ma il vice premier italiano non ci ha mai risposto.

Siamo arrivati all’aeroporto di Mosca Sheremetyevo il 17 ottobre e siamo ripartiti per l’Italia il 19. Uno di noi ha peraltro viaggiato sul volo Roma-Mosca, operato da Alitalia, lo stesso in cui ha viaggiato il ministro Matteo Salvini. Non si possono dimenticare, infatti, alcuni particolari, come quando il leader leghista è salito a bordo e i passeggeri hanno fatto partire un un lungo applauso, come se fosse una rock star.

Avevamo ottenuto per tempo i visti di ingresso in Russia, i nostri passaporti presentano i timbri di entrata e di uscita. Per due notti abbiamo dormito all’Hotel Metropol. In 48 ore abbiamo fotografato e filmato tutto quello che si poteva documentare, e diverse immagini le abbiamo pubblicate sulle pagine de L’Espresso e sul sito.

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