Il Leone marciano è il simbolo dei veneti, non della Lega Nord

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

L’Associazione Culturale “Veneto Nostro – Raixe Venete” condanna fermamente l’offensiva e denigratoria espressione che il consigliere comunale di Breda di Piave (TV), tale Alfonso Beninatto, avrebbe rivolto all’immagine del Leone di San Marco, così come riportato nei giorni scorsi su alcuni giornali locali del Veneto. Beninatto avrebbe infatti bollato come una “buffonata” il dono di un bassorilievo con l’effige del Leone di San Marco che un artista locale desiderava donare al Sindaco di Breda di Piave, il quale formulava poi il desiderio di esporlo all’esterno della facciata del Municipio del paese.

L’immagine marchesca del Leone Alato rappresenta secoli di Civiltà ed è simbolo di buon governo e rispetto dei diritti del singolo e delle comunità, fin dai tempi in cui tali parole erano sconosciute alla gran parte del mondo di allora. Quanto pronunciato dal Sig.Beninatto denuncia una scarsa conoscenza dell’argomento, forse non per sua colpa, ma a causa della “cultura ufficiale” a senso unico delle istituzioni italiane, che ha fatto volutamente dimenticare ai Veneti il loro grande passato attraverso una colpevole coltre d’oblio o mistificando fatti storici che solo l’appassionata e certosina ricerca dei singoli sta riportando oggi alla legittima verità.

Per colmare tali vuoti culturali, la nostra Associazione promuoverà pertanto un presidio nella piazza principale di Breda di Piave per la mattinata di sabato 15 settembre, distribuendo gratuitamente alla popolazione un volumetto incentrato proprio sulla storia del Leone di San Marco. All’interno di tale pubblicazione, curata da esperti e veri conoscitori dell’argomento, viene spiegato chiaramente che il Leone Veneto è il simbolo di una millenaria tradizione – e per i credenti anche un simbolo religioso – e non certamente un simbolo di qualche partito.

Il Leone è da sempre il simbolo dei Veneti, radicato da secoli nel nostro territorio e nel cuore della sua gente e nulla ha a che spartire con le beghe della politica italiana.

Per concludere, la nostra Associazione annuncia inoltre che intende organizzare nei prossimi mesi, in collaborazione magari con le autorità competenti del Comune di Breda di Piave, alcune serate di cultura e storia veneta – come da anni organizziamo sul territorio – a cui la cittadinanza tutta sarà invitata a partecipare. Incontri questi attraverso i quali riscoprire la nostra memoria storica e la nostra identità, utili momenti di dibattito costruttivo e di confronto.
Questo è lo spirito che ci anima, a differenza delle parole del Sig.Beninatto da cui traspare il timore di non essere in grado di confrontarsi con qualcosa di immensamente più grande di lui.

Per l’Associazione Culturale
“Veneto Nostro – Raixe Venete”
il Presidente
Alberto Montagner

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4 Comments

  1. giovanni salemi says:

    Non sono veneto e quindi non sono direttamente interessato alla questione aperta dal sig.Beninatto .Ho però occasionalmente letto quanto ha scritto il VENETO Renzo Fogliata e non posso fare a meno di applaudire a piene mani a quanto lo stesso ha scritto , a scorno e a smentita(ben dimostrata) della azione intrapresa dal sindaco che si oppone alla esposizione del simbolo massimo della sua stessa antica e vera Patria :il Leone di S.Marco .Questa mia partecipazione scaturisce dal fatto che a noi tutti antichi regnicoli del Regno del Sud ,è già capitato e ancora capita di dover affrontare situazioni del genere sostenute da persone affette da sindrome di Stoccolma,ossia innamorate dei loro conquistatori.D’altra parte viviamo in uno stato costruito all’inizio con l’inganno e mantenuto con la menzogna .

  2. Botàso says:

    Tutto ciò ci fa capire lo spessore socio-culturale di tal signore, un rappresentante delle istituzioni (anche se piccole) , mi chiedo, ma quei cittadini che fin’ora sono stati rappresentati da tal Beninatto, come si sentiranno ????
    Con l’aggravante, a mio giudizio di essere cittadino veneto.

    Mai più profetico fù un proverbio Veneto
    “..l’inte£igente sa gnente, el furbo sa poco, el mona sa tuto “

  3. caterina says:

    bravi, non si poteva lasciar perdere!… e complimenti per le iniziative!
    da replicare dove si trova disponibilità nelle scuole, di ogni ordine, anche perchè gli argomenti sono così tanti che permettono approfondimenti tematici tenendo conto dell’età degli studenti.
    Viva San Marco!

  4. Raixe Venete says:

    Chissà dove tale Alfonso Beninatto ritiene si collochi, geograficamente, storicamente e culturalmente, Breda di Piave. Di certo non nel Veneto della Marca. Ed infatti, nel leggere i suoi disarmanti asserti, che accompagnano la collocazione di un leone marciano in quel municipio, c’è da rimanere di sasso. Quando va bene, il Leone di San Marco viene ridotto a “storico simbolo di Venezia”. Dopodiché arriva l’incredibile. Il segno dell’Evangelista Marco, emblema per antonomasia delle genti venete, è definito “simbolo di partito” e “simbolo della Lega e di altre frange di serenissimi”. Come se non bastasse, la sua collocazione sulla facciata del Comune (in Veneto, non nella bassa Sassonia!) è definita “un atto gravissimo”, un’ “operazione meschina”, un “sopruso” e infine, in un crescendo di eleganza, “una buffonata”. Non basta. Secondo una concezione tipicamente italica delle democrazia, Beninatto invoca addirittura Prefetto e Ministro dell’Interno (ovvero invoca l’apparato repressivo dello Stato) oltre alla vestale dell’unità nazionale: il Presidente della Repubblica una e indivisibile.
    Se non ci fosse di che ridere a crepapelle, ci si dovrebbe adontare. Contestualizziamo: è come se la collocazione della storica e fiera aquila monocipite sudtirolese in Sudtirolo (Altoadige per gli italiani) fosse considerata un affronto da qualche cittadino sudtirolese in quanto simbolo della SVP (il partito popolare sudtirolese). Sfugge al Beninatto che dal 1389, dopo dedizione spontanea, al 1797 Treviso ed il suo contado appartennero allo Stato Veneto: oltre quattro secoli di prosperità e – eccettuata la guerra di Cambrai – di pace che la Marca non conoscerà mai più. La pax veneta, infatti, ebbe un respiro plurisecolare; l’annessione allì’Italia, per contro, è costellata di guerre che videro proprio la distruzione di Treviso e la devastazione della Marca per ben due volte in meno di trent’anni. Guerra ed emigrazioone sono gli stigmio dell’italianità della Marca fino ad oltre il secondo conflitto mondiale. Bisognerà spiegare ai patriarchi di Venezia ed ai vescovi veneti, che si ostinano a porre il Leone marciano nei loro stemmi, che si tratta di un “sopruso” e di una “buffonata”, per di più “simbolo di partito”.
    Ma Beninatto mi ispira un quesito: cosa ha ridotto i Veneti in questo stato di abbandono della propria storia e delle proprie tradizioni? La risposta sta nei duecento anni di oblio, nel silenzio assordante della scuola, nella precisa strategia che Ivone Cacciavillani sapientemente definisce di “svenetizzazione”. Certo, qualche libro in più aiuterebbe, ma mi rendo conto che non può esservi acculturamento forzoso. Tuttavia, una volta chi ignorava taceva; oggi parla, talvolta urla e, purtroppo, sovente, come in tal caso, insulta. Consiglierei al Beninatto e ai suoi “popolari”, quanto al Leone marciano artefice di oltre mille anni di storia, di rimembrare un vecchio detto: “gioca con i fanti, ma lascia stare i santi”. Non si oltraggia il possente simbolo evocativo dell’anima di un popolo, simbolo che ancora troneggia dall’Adda all’Isonzo, dalla Dalmazia alle isole Jonie e dell’Egeo. In fondo, il gesto di Beninatto altro non è che un suicidio culturale, anzi un parricidio: è la recisione, con l’aggravante dell’inconsapevolezza, delle proprie radici profonde.
    Renzo Fogliata

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