L’energia fotovoltaica costa 1000 dollari al barile

di REDAZIONE

“Sono contrario agli investimenti folli e questi lo sono”. Parola di Alberto Clò (foto), professore di Economia industriale all’Università di Bologna ed ex ministro dell’Industria con il governo Dini. “Da molto sostengo la necessità di una razionalizzazione degli incentivi che vanno dati in relazione ai costi relativi. I sussidi hanno una ragione quando servono a consolidare l’industria italiana. Dall’agosto dello scorso anno – sottolinea Clò – il costo dell’importazione di fotovoltaici è stato di 11 miliardi di euro, un costo che si mangia un quinto dell’avanzo commerciale del Paese”. “Se poi rapportiamo – aggiunge Clò – questi 11 miliardi all’energia utile, noi abbiamo un costo di importazione pari a 670 dollari al barile e se a questi costi di importazione sommiamo il costo degli incentivi, arriviamo a un costo di 1000 dollari a barile, quindi noi oggi diamo un contributo minimo alla nostra industria mentre stiamo sovvenzionando l’industria cinese e quella tedesca, questa è una follia, una situazione assurda che non ha alcun riferimento con la realtà”.

Rischio di tenuta per il sistema elettrico

Secondo Alberto Clò, infatti, il valore dell’incentivo, in un contesto che tra l’altro vede in discesa verticale i prezzi dei pannelli fotovoltaici, dovrebbe essere commisurato al controvalore che deriva dall’erogazione del sussidio stesso. “Noi siamo già arrivati a produrre 12 mila megawatt – continua Clò – mentre l’obiettivo iniziale definito nel luglio dello scorso anno era di 8.400. Se le cose continuano così nel 2016 arriveranno a 23 mila megawatt e a 30 mila nel 2020”.

“Questa situazione – dice Clò – stressa il sistema elettrico nazionale che sta correndo un grosso rischio di tenuta. Un eccesso di produzione che richiede al gestore della rete di provvedervi adeguando la capacità degli impianti e sta pregiudicando il futuro dei prezzi e dell’elettricità; qui si sta parlando di avere più razionalizzazione, più concorrenza e più competitività e sull’area della energia sembra che questi principi non contino nulla”.

I sussidi vanno razionalizzati

Secondo il professor Clò l’Italia da oggi al 2020 spenderà 100 miliardi di incentivi, l’equivalente di una manovra straordinaria da 10 miliardi l’anno. “Ma mentre la manovra straordinaria grava sulle pensioni con una logica – dice – questa invece viene data senza aver fatto un minimo di analisi, senza alcun criterio. Se i sussidi devono essere dati, devono essere relazionati ai costi e devono effettivamente servire a consolidare un’industria sana e non costituire una semplice donazione. Razionalizzare i sussidi significa valutare il contributo erogativo che deriva dalla fonte energetica che li ha ricevuti”.

Disparità di trattamento tra una fonte e l’altra

“Non si capisce perché, ad esempio, ci debba essere una disparità di trattamento tra una fonte e l’altra. Ci sono casi di eccellenza, ad esempio anche nell’eolico dove ci sono imprese che hanno saputo convertirsi alla produzione di componentistica, ma ci sono anche imprenditori, come Mossi e Ghisolfi, che senza un euro di contributo pubblico ed mettendoci solo i loro soldi, hanno investito in ricerca e sviluppo avviando un impianto di produzione di biocarburanti di nuova generazione che funziona a scarti di lavorazioni agricole”.

“Si dice tanto – aggiunge Clò – che si deve sostenere la competitività e poi invece aumentiamo i sussidi e la fiscalità. Siamo tornati ad avere il carburante più caro d’Europa, con aumenti che quest’anno, tra accise e iva, hanno toccato il 25%. Abbiamo già 1000 tonnellate di pannelli esausti che non sappiamo dove mettere e 50 mila moduli fotovoltaici esausti. Li manderemo in Germania, dove c’è l’unico impianto di smaltimento; così li pagheremo due volte: una per comprarli ed una per smaltirli. Il Paese si lacera sui tassisti e i farmacisti e poi fa regalie che non hanno alcun riscontro economico”.

Criteri di sostenibilità per gli incentivi

“Il governo deve porre mano ad una riflessione seria, il ministro Clini lo ha già detto che bisogna armonizzare gli incentivi a criteri di reale sostenibilità. Di questo passo noi ci stiamo avviando ad avere tre volte la produzione rispetto alla domanda e questo a fronte di un mercato in recessione che non chiede aumenti di energia. Invece di incrementare la capacità produttiva sarebbe meglio rivolgere l’attenzione alle reti di trasmissione per migliorarle”.

Intervenire sulle inefficienze energetiche

“Quello degli incentivi – conclude Clò – è un treno deragliato che bisogna fermare altrimenti va in crisi tutto il sistema; che senso ha fermare le centrali a gas per dare spazio a produzioni elettriche che forniscono energia a prezzi di 3-4 volte superiori a quelli di mercato? Dobbiamo piuttosto aggredire le inefficienze energetiche perché se io riduco il tetto dell’energia disponibile il contributo che l’UE ci impone del 20% di rinnovabili viene raggiunto con un livello inferiore in termini assoluti, oggi il sistema energetico è fuori controllo e fuori governo”.

FONTE ORIGINALE: www.corrieredelgiorno.com

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One Comment

  1. al says:

    Se la risposta a questo fabbisogno deve essere il nucleare classico, fanculo. La fusione fredda è una realtà ormai, le reazioni nucleari a bassa temperatura sono fattibilissime e macchine come l’E-Cat del tanto criticato Andrea Rossi hanno già ricevuto la certificazione negli Stati Uniti e sono già in commercio nella versione per uso industriale. Presto anche per uso domestico. E c’è molto altro in tema di energie alternative, che non sono l’eolico e il solare, ancora poco avanzate.

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