LE TRAPPOLE DISSEMINATE DAI BUROCRATI DELLA UE

di ALBERTO LEMBO 

Uno degli aspetti meno conosciuti dal grande pubblico fra le tante limitazioni di sovranità imposte agli Stati membri dell’Unione europea è quello previsto dalla “Decisione quadro 2002/584/GAI“ del 13 giugno 2002. Questa direttiva mirava a eliminare, nel quadro della costituzione di uno “spazio giudiziario di libertà, sicurezza e giustizia“, il principio dell’estradizione e le relative norme in quanto ritenute non più adeguate alla nuova realtà di integrazione e alle necessità dei tempi.

Il mandato d’arresto europeo mira così a sostituirsi al sistema attuale di estradizione imponendo ad ogni autorità giudiziaria nazionale di riconoscere dopo controlli minimi, la domanda di consegna di una persona formulata dall’autorità giudiziaria di un altro Stato membro“ (Così il dossier del Servizio studi della Camera dei Deputati n° 475 di presentazione della materia e a supporto delle norme di recepimento nell’ordinamento italiano).

L’iter di recepimento, iniziato con una proposta di legge Kessler ed altri (PD), che accedeva supinamente alle direttive della citata “Decisione quadro“, ha visto scatenarsi una serie di distinguo e di opposizioni che hanno portato a ben cinque passaggi parlamentari tra il maggio 2004 e l’ultima lettura alla Camera il 12 aprile 2005. Il testo, diventato legge 22 aprile 2005 n° 69, è stato approvato con 191 sì, 13 no e 185 astenuti su 389 presenti (e 630 membri..)! L’on. Kessler e gli altri proponenti originari avevano ritirato la loro firma astenendosi insieme con tutto il loro gruppo.

Questi gli antefatti e l’esito ma quello che interessa è il merito della questione che ha visto ancora una volta forze acriticamente favorevoli ad una supremazia del “Diritto dell’Unione“ sul diritto nazionale “a prescindere“ e altre forze meno supinamente europeiste recepire il minimo della sostanza senza, peraltro, difendere adeguatamente le garanzie previste per il cittadino italiano da una serie di articoli costituzionali (artt.10,13, 25,26, 104, 111).

In sostanza è il trasferimento del potere di giudicare un cittadino italiano dall’Italia, in base ai nostri codici e alle nostre norme processuali, ad uno stato estero, con la consegna materiale dell’imputato, accettando che all’estero venga giudicato. L’unico temperamento al fatto che un cittadino italiano venga ammanettato e messo a disposizione del primo giudice straniero che lo pretenda per processarlo è dato dall’art. 4 che prevede il placet del Ministero della giustizia italiano.

Doveva essere un provvedimento limitato a collaborare per stroncare efficacemente ogni forma di terrorismo internazionale, abbattendo tanti vincoli che rendevano difficoltosa l’operazione (il “caso Battisti “ insegna) invece è diventato un ulteriore grimaldello per scardinare la sovranità nazionale e renderci tutti se non nudi almeno meno protetti nei confronti del Moloch europeo.

L’opposizione più dura fu messa in atto dai parlamentari dei gruppi della Lega Nord che ben evidenziarono un complesso di punti critici costituiti da un contesto di differenze giuridiche, culturali, linguistiche che avrebbero reso viziato il procedimento giudiziario fin dall’inizio e, nel caso di condanna, l’applicazione dell’esilio come pena aggiuntiva …

Un passo, tratto da un intervento in aula, è estremamente significativo: “Dobbiamo di colpo obbligare tutti i nostri cittadini a vivere secondo leggi che non conoscono per non rischiare di andare in galera?” E ancora, toccando un tema delicatissimo: “Come facciamo a spiegare che un giudice di un qualsiasi paese europeo, magari nel futuro, ahinoi, della Turchia…[…] potrà spiccare un mandato d’arresto per reati che sono prettamente riconducibili alla libertà di pensiero?” (Articolo o libro scritto in Italia e pubblicato e incriminato all’estero, per esempio).

E l’art. 25 della Costituzione che afferma: “Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge”? In un altro intervento veniva precisato: “Il mandato d’arresto si risolve in una semplice consegna dell’accusato, in quanto deve essere eseguito… E’ sufficiente che i giudici o il pubblico ministero straniero indichino i fatti giustificanti la richiesta di consegna dell’accusato.”

Questa è la differenza tra il sistema precedente e quello introdotto dalla nuova normativa: mentre l’estradizione comporta la necessità per lo Stato richiedente di motivare le proprie pretese, col mandato d’arresto europeo prima si consegna l’imputato allo Stato richiedente e successivamente ha luogo il processo. Non posso non ricordare anche un intervento dell’on. Pisapia (Rifondazione Comunista) che dichiarava “…la nostra contrarietà di principio ad un sistema che, di fatto, finisce con il comportare per il nostro paese una perdita anziché un aumento dei livelli di garanzia individuali e collettivi… Ciò, quindi, non ci tranquillizza rispetto all’ipotizzato spazio giuridico europeo, in cui è evidente che, da parte di molti, anzi, da parte di troppi, si vuole privilegiare la sicurezza rispetto alla libertà, alla giustizia e alle garanzie…”.

Si è trattato chiaramente di un ulteriore cedimento  di  fronte all’Europa dei burocrati, con l’ennesima surrettizia riforma della Carta costituzionale attraverso una legge ordinaria! Di fatto non è avvenuto ancora quasi nulla… ma, a mio avviso, è una delle tante trappole che vengono disseminate intorno a noi. Sono ancora disinnescate ma potrebbero essere attivate tutte insieme il giorno in cui qualcuno decidesse che per  l’Italia e per la libertà di  tutti i suoi popoli fosse arrivato l’ultimo giorno.

 

 

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