Leggi che ti passa. L’Islam che non sai abita a Berlino

donne islamdi Marcello Caroti – Due donne di origine musulmana in Olanda e Germania: Hirsi Ali e Hatin Surucu. Hirsi Ali aveva scritto un libro, I accuse, per denunciare l’indifferenza dell’opinione pubblica europea alla tragica situazione delle donne musulmane in Europa.
I accuse aveva venduto 80.000 copie nella sola Germania. Non solo, quel che più conta è che ha infranto la barriera del silenzio. Decine di donne musulmane hanno affrontato i loro persecutori, si sono rifugiate in posti sicuri con l’aiuto dalla polizia, e hanno scritto altri libri sullo stesso argomento, vuoi dettando a scrittori di professione, vuoi scrivendoli da sole. Molto spesso devono firmare con nomi di fantasia per non compromettere i figli.

Il pubblico tedesco sembra essere affascinato dall’argomento, i libri hanno avuto un enorme successo di vendita. È un fascino macabro. Sono storie raccontate in prima persona dalle donne che raccontano tutti i particolari di pratiche raccapriccianti che vanno dalla segregazione, ai pestaggi sistematici, agli stupri. Evidentemente il pubblico è affascinato dall’orrore delle storie e dalle sofferenze
delle protagoniste. Si racconta di una moglie sfigurata con l’acido perché il suo viso
era pericolosamente attraente.
Si racconta di una nonna che esegue la mutilazione dei genitali alla nipotina tagliando con pezzi di vetro rotti. I titoli sono accattivanti: Nessuno me lo ha chiesto di Ayse, Soffocate nelle vostre menzogne di Inci Y., Rapita nello Yemen di Zana Muhsen, Il fondamentalismo contro le donne di Nawal el Sadaawi, Volevo soltanto essere libera di Hulya Kalkan. Inci Y. non vuole farsi fotografare e non ha detto ai suoi figli di essere l’autrice del libro, ma rivelerà la sua identità al pubblico quando questi saranno abbastanza grandi per capire.

E’  nata in Germania da genitori turchi che, aveva appena un anno, la mandarono a vivere con i nonni ad Ankara per fare in modo che non
fosse contaminata dalla decadente cultura occidentale. Qui le diedero un’educazione musulmana; le insegnarono che le donne sono esseri inferiori e che devono restare in silenzio di fronte a un uomo e la lasciarono praticamente analfabeta. A 15 anni torna in Germania, evidentemente i genitori pensavano di averla condizionata a sufficienza, ove grazie alla sua mancanza di istruzione non riesce a finire la scuola dell’obbligo.

A 17 anni la madre la dà in sposa a un completo sconosciuto, un turco che viveva in Anatolia. Qui inizia il suo dramma. Stupri e pestaggi in continuazione, fino al rischio della vita. Riesce a fuggire dal marito e anche a ottenere il divorzio, ma la famiglia le sta alle costole per vendicare l’onore tradito. Torna in Germania ove ottiene la protezione della polizia e scrive il suo libro.
Hulya Kalkan è nata in Germania, ma a 13 anni la madre la spedisce in Turchia in una scuola coranica (oggi queste scuole sono state chiuse dal Governo turco). Lo shock è troppo forte per poterlo sopportare, fugge e torna in Germania. Ora è una ribelle osteggiata dalla famiglia, ma non si scoraggia. Anni dopo aiuta la sorella piccola a fuggire dalla Turchia ove la madre la aveva data in sposa a un cugino. Le fa avere un passaporto falso e mentre è all’aeroporto in attesa della sorella riceva una telefonata dalla madre: «Spero che crepiate entrambe».

È una minaccia da non prendere alla leggera, decine di ragazze turche, in Germania, sono state assassinate dai parenti per aver abbandonato un matrimonio a cui le avevano costrette. Ora, a 26 anni, Hulya ha deciso di scrivere la sua storia. Inci si rende conto che quello che ha descritto è disgustoso, ma afferma di non aver scritto il libro per ottenere pietà, lo ha fatto per dare una voce a tutte quelle donne turche che vivono in Germania e che non hanno il coraggio o la possibilità di fuggire. Ma chi è che legge questi libri? Non sono le donne turche, sono le donne tedesche!

Il direttore di una casa editrice spiega che le donne turche non sanno, non vogliono, non gli è permesso leggere libri o giornali tedeschi.
Questi libri sono letti da donne tedesche che iniziano a interessarsi a quello che succede in questo mondo parallelo e sconosciuto che è una comunità islamica in un Paese europeo. Il coraggio di queste donne turche non ha ancora scosso la comunità islamica in generale, ma è riuscito a rompere il tabù (degli europei) per cui leggere o discutere di alcunché che non fosse la glorificazione della società multirazziale, sarebbe peccato mortale.

All’improvviso le donne tedesche iniziano a provare un senso di solidarietà per quelle turche. Seyran Ates, una donna turca che è avvocato a Berlino, ha già difeso diverse donne nei tribunali tedeschi: «È urgente che le donne tedesche si rendano conto di questo mondo parallelo e orribile che esiste nel loro Paese». Attraverso di loro il messaggio raggiungerà comunque, indirettamente, le lettrici
che non possono leggere. Seyran ha già scritto il suo libro. Queste testimonianze sono tanto più importanti in quanto i conservatori
non hanno mai smesso di diffamare queste donne. Il quotidiano turco Hurriyet, il giornale più letto dalla comunità turca in Germania,
ha già pubblicato una serie di articoli su questi libri ove le scrittrici vengono attaccate come delle imbroglione interessate solamente ai soldi.

Sono descritte come delle mentitrici e le loro storie sono denunciate come totalmente inventate. Ma c’è una chiara striscia di sangue in Germania che conferma in modo incontrovertibile le storie raccontate in questi libri. Dall’inizio dell’anno, nella sola Berlino, sei donne sono state assassinate per aver infangato l’onore della famiglia. Dal 1996 sono stati documentati in Germania 40 omicidi di questo tipo, ma il dato non è certo perché la feroce omertà che circonda questi fenomeni rende molto difficile fare un bilancio esatto della situazione. Tutto questo rafforza ancora di più la determinazione di queste ribelli. Inci dichiara all’intervistatore: «Ci provino pure a uccidermi, non ho paura di nessuno».

(da “Il Federalismo” direttore responsabile Stefania Piazzo)

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