Riduzione dei parlamentari e legge elettorale: kamasutra democratico

di DANIELE V. COMERO

Gira e rigira, sono riusciti a far passare un’altra settimana senza combinare nulla. A poco è valso il richiamo del presidente Napolitano che lunedì aveva fatto la voce grossa, scrivendo ai presidenti di Camera e Senato, che era ora di vedere qualcosa di credibile per la tanto attesa riforma elettorale. Dai leader politici sembra che sia arrivato il classico contrordine “facite ammuina”, l’unico comando che in Parlamento viene eseguito alla lettera: si sono messi a dire e disquisire, a supporre e porre problemi, tutto pur di stare incollati sul “Porcellum”, il tanto vituperato sistema elettorale dei nominati, l’unico che può garantire a loro qualche possibilità di riconferma.

L’unico fatto è questo: ieri c’è stato il primo incontro del comitato ristretto, un “tavolo politico”, al Senato, che ha deciso di rimandare alla settimana prossima. Martedì 17 luglio ogni rappresentante, porterà la posizione del proprio gruppo politico. Come fosse la prima volta, il relatore del Pdl, Lucio Malan dice che ”…attualmente ci sono oltre 40 proposte di legge elettorale presentate a vario titolo, c’è da verificare se ciascun gruppo ha una proposta rappresentativa, in cui si riconosce, sarebbe un primo passo da cui proseguire con il confronto”.

Messo così il lavoro non si presenta semplice, lo stesso presidente della commissione, Carlo Vizzini ha ricordato che “il comitato ristretto – dove e’ bene rammentare che non si vota alcunchè – potrebbe anche presentare alla commissione più di un testo al termine del suo lavoro, ma anche più punti su cui il Parlamento dovrà confrontarsi con il voto.” Da Montecitorio il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, apre alle preferenze: ”Al punto in cui siamo arrivati, visto il tipo di contestazione di fondo che c’e’ all’attuale legge elettorale, l’unica via di uscita è quella di definire una nuova legge elettorale fondata sul voto di preferenza”.

Ma non è finita qui, perché martedi prossimo ritorna in scena, a grande richiesta del centro destra, la discussione in Aula del disegno di legge costituzionale per la riduzione dei parlamentari, il senato federale e i nuovi poteri del premier. In questo modo si ha uno stretto intreccio tra le due procedure, quella della legge elettorale con la riforma della Carta. La confusione è totale, certamente voluta, come si è visto nei precedenti articoli.

Qui ci vorrebbe un “Kamasutra democratico”, per gestire questa nuova posizione intrecciata, condivisa da buona parte delle forze politiche.

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3 Comments

  1. giuseppe S says:

    non facciamoci illusioni. nessun partito proporrà una riforma elettorale dove i cittadini possano veramente “decidere”, ognuno proporrà la legge che potrà dare a ciascuno di loro più potere, il cittadino ha solo una arma, non votare e magari preparare qualche pomodoro.

  2. Carolus says:

    Con una sinistra come quella attuale che ha bloccato tutti i tentativi del precedente governo di modernizzare il Paese e con sindacati come CGIL che rifiutano qualunque cambiamento ai contratti di lavoro, non si andrà da nessuna parte.
    PD, SEL vorrebbero costruire uno Stato centralizzato di tipo comunista senza alcun controllo della spesa pubblica, stanno facendo di tutto per spingere le aziende italiane ad andarsene, vedi Fiat, e sprizzano odio verso “i padroni” promettendo super tasse sui patrimoni.
    Rifiutano i tagli ai parlamentari, i tagli ai compensi dei parlamentari, l’elezione diretta del Capo dello Stato, l’aumento dei poteri del capo del Governo, auspicano cittadinanza ai clandestini, ai figli degli immigrati, matrimoni tra gay con tutte le conseguenze.
    E’ inutile che Napolitano, che ha bocciato tutte le proposte di B fino a ieri, ora spinga per rifare la legge elettorale !
    PDL non può rinunciare a perseguire riforme liberali in questo Paese, o ci ritroveremo in duplicati tipo ex URSS.

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