Senato: la nuova legge elettorale ha chiuso per ferie

di DANIELE V. COMERO

Come in una caccia al tesoro, appena sciolto un indovinello, subito c’è il rimando ad altri enigmi, senza sosta. In questo caso c’è da domandarsi come mai il Comitato ristretto chiuda per ferie, con il rimando a due nuove date da segnare in agenda: 29 agosto e 5 settembre. Questo pare che sia l’unico risultato della sesta riunione del Comitato ristretto al Senato sulla legge elettorale. Comitato istituito per velocizzare l’iter legislativo, sotto la spinta del Presidente della Repubblica, che si è trasformato in un treno accelerato che ferma in tutte le stazioni, anche ai passaggi a livello. Il sen. Vizzini, capotreno dell’accelerato, al termine della riunione ha detto che a fine mese ci sarà un testo con i punti condivisi, accompagnato da quelli ancora da sciogliere, in particolare su “come ricostruire il rapporto tra elettori e eletti”.

Questa scelta non è piaciuta a Quagliariello, che avrebbe preferito procedere a passo spedito, visto che il presidente Schifani aveva autorizzato riunioni anche nel periodo di pausa estiva, per predisporre un testo entro fine mese, invece così tutto è rimandato a settembre.

Il segretario PD, Pierluigi Bersani, prima della riunione aveva dichiarato:”Non so se dalla riunione di oggi del Comitato ristretto che al Senato si occupa della legge elettorale uscirà un accordo. La finestra dei tempi è molto stretta. Quello che posso dire è che noi il Porcellum non lo vogliamo. Lo ribadiamo: faremo ogni sforzo perché si arrivi a una riforma elettorale”. Si è visto poi come ogni sforzo sia stato fatto forse per non perdere le vacanze, oppure per una precisa tattica politica. L’on. Parisi, del PD, ritiene che sia scandalosa la tattica di arrivare a fine anno a ridosso delle elezioni per fare una legge nuova, al fine di “tenere fuori chi è fuori e confezionare le regole sulle convenienze esclusive di chi è dentro. Altro che antipolitica! Ha voglia il Presidente Napolitano a richiamare al rispetto delle istituzioni, se poi a mancare sono innanzitutto i principali partiti della maggioranza di governo.”

La riunione era stata preceduta da un clima cordiale, con una sostanziale convergenza tra PD e PDL intorno alla bozza presentata da Enzo Bianco. Su cinque degli otto punti del testo – metodo proporzionale, due terzi dei parlamentari scelti dagli elettori, un terzo con i listini, ventisei circoscrizioni più la Valle d’Aosta, sbarramento al 5 per cento (con l’eccezione delle liste regionali, per cui sale all’8 per cento in cinque regioni) e premio di governabilità, si sono manifestate ampie convergenze. Da definire il metodo della scelta dei candidati (sistema delle preferenze o dei collegi uninominali) e l’entità del premio di governabilità al primo partito o alla coalizione.

Nella stessa giornata il quotidiano Europa online riporta un articolo di Bianco che spiega: “L’obiettivo che ci siamo prefissi è riconsegnare ai cittadini la scelta diretta della maggioranza degli eletti con i collegi uninominali; un significativo recupero proporzionale in liste circoscrizionali corte; un premio di coalizione per assicurare la governabilità; un’alta soglia di sbarramento contro l’eccessivo frazionamento. Il rapporto tra Pd ed Udc sembra impostato assai positivamente anche sulla legge elettorale, nonostante le obiettive divergenze di interessi…  Nel Pdl ci sono posizioni diverse, anche sulla legge elettorale, ma all’interno della Commissione il dialogo sembra ben avviato e le distante non incolmabili. È bene che ci siano in questi giorni contatti tra le forze politiche, ma è necessario (com’è stato autorevolmente ricordato) che il confronto avvenga nelle sedi istituzionali. Si gioca su questa vicenda una partita importante per il paese; occorre averne piena consapevolezza. Per varare una legge senza la quale l’astensione ed il voto all’antipolitica raggiungerebbero livelli altissimi. Per scegliere un parlamento più vicino ai problemi del territorio. Per assicurare una migliore governabilità in anni che saranno assai duri. Ma anche per restituirci un clima di confronto serio sulle grandi questioni istituzionali che in questi anni di bipolarismo imperfetto non abbiamo avuto. Ed infine per consolidare quel rapporto politico tra riformatori e moderati essenziale nel governo del paese”. 

In coda all’articolo ci sono i commenti dei lettori. Ornella alle 10 di ieri mattina commenta:  “Il candidato del collegio, tuttavia, è sempre un nominato. Speravo in collegi plurinominali”. Pietro, alle 12:25, puntualizza:” E quindi, per il signor Bianco, collegi uninominali (a turno unico par di capire) e liste bloccate “corte” restituirebbero agli elettori la potestà di scegliere effettivamente gli eletti? Veramente egli pensa di arginare astensionismo e cosiddetta antipolitica con una legge elettorale di tal fatta che continuerebbe a mantenere il “potere di mero e misto imperio” delle oligarchie partitiche di oggettiva cooptazione dei parlamentari? Una legge che, da un lato, consentirebbe il “paracadutamento” (senza, magari, alcun legame col territorio) dei “soliti noti” (con tre, quattro… sette legislature alle spalle) nei collegi forti e, per altro verso, riprodurrebbe, in scala, l’aspetto più vomitevole del “porcellum”, ovvero l’impossibilità di esprimere almeno una preferenza? Ma davvero il signor Bianco & C. hanno ancora la pretesa che le “ansie autoconservative” della “casta” – che non è invenzione mediatica – possano coartare il sacrosanto diritto di voto (effettivo) degli italiani? O si pensa, forse, che ogni elettore è sostanzialmente un minus habens?”

Chissà se legge i commenti ai suoi articoli e soprattutto se trae degli insegnamenti.

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One Comment

  1. Unione Cisalpina says:

    a kuesto punto vien da gridare EVASIONE FISKALE … avanti FACCO …

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