Legge elettorale: il Quirinale gioca di sponda con Schifani

di DANIELE V. COMERO

E’ stato “un atto di tracotanza” rimarca Sartori, politologo, scrivendo domenica scorsa un editoriale per il Corriere della Sera sulla legge elettorale di Calderoli, il cosiddetto Porcellum, ricordando che è una “legge truffa ancora vigente”. Legge molto resistente, visto che da inizio anno ha resistito ai continui appelli del presidente Napolitano a trovare una soluzione più equa e presentabile agli elettori.

Giovedì scorso, finalmente qualcosa si è mosso, è stato approvato un testo unificato, messo a punto dal senatore Malan (PDL), nella 1° Commissione del Senato per sostituire il Porcellum. Il giorno successivo Giorgio Napolitano, dopo aver dato un occhio al testo della proposta di legge, non ci ha pensato su più di tanto, prende carta e penna e scrive a Schifani: “Caro Presidente, ti ringrazio per l’annuncio datomi ieri…”. Dopo i convenevoli di rito arriva subito al sodo rimarcando che bisogna “ evitare il ricorso a incentivi e vincoli tali da indurre a vasti raggruppamenti elettorali di dubbia idoneità a garantire stabilmente il governo del Paese.”

 

Accidenti che mossa, non è mai successa una cosa simile: l’Inquilino del Colle entra in scivolata sulla palla, poi gioca di sponda, scrive a Schifani ma pensa a Berlusconi, Alfano, Casini e Bersani, avvertendoli di stare attenti a favorire un’altra esperienza simile a quella dell’Unione di Prodi del 2006. L’avvertimento è molto saggio, come ha rimarcato Sartori due giorni dopo sul Corriere, per via di soluzioni  tecniche incoerenti. Nel nuovo testo di riforma sono stati inseriti dei meccanismi di incentivazione per i partiti a coalizzarsi, rendendo più appetibile la formazione di coalizioni  rispetto alla corsa solitaria, come l’abbassamento delle soglie di sbarramento alle liste in coalizione, assegnazione del premio non al primo partito ma alla coalizione.

A Sartori è sfuggito un aspetto importantissimo: l’esenzione della raccolta delle firme per le liste coalizzate, che è un fattore condizionante in campagna elettorale, soprattutto per le liste minori. Sotto silenzio stampa è passato un altro aspetto negativo del nuovo testo: non è una legge elettorale nuova, bensì è un aggiustamento della legge attuale, il porcellum, ristrutturato e adattato, ma la struttura portante è ancora quella vecchia: rimane la figura del capo coalizione, sospesa a mezza aria, ne carne ne pesce.

Non è curiosa questa formulazione? Certamente lo è per il centro destra, che ha fatto di una necessità, la rottura dell’alleanza con la Lega,  una bandiera politica dicendo ai quattro venti di voler assegnare il premio al partito e non alla coalizione. La sinistra, il PD di Bersani, ha sempre detto che avrebbe cercato di fare una piccola arca di Noè per vincere le elezioni del prossimo anno. Tutto chiaro quindi, se non fosse che il testo di Malan è stato approvato con i voti di PDL, Lega e UDC, che sono quelli che teoricamente vogliono andare da soli. Qui i conti politici non tornano e subito se ne sono accorti al Quirinale. Insomma, quelli che sono a favore della coalizione votano contro, quelli che sono contro lavorano a favore e fanno passare un testo ultra incentivante apparentemente a loro danno. Sono i misteri della politica in Italia. Ma, la memoria storica può aiutarci a capire, rileggendo i fatti del 2005, quando è stato realizzato il sistema attuale, perché si coglie la ripetizione dello stesso schema con identica dinamica.

Nell’estate del 2005 era in discussione la revisione del sistema denominato Mattarellum, con collegi e liste bloccate, per porre rimedio ad alcuni vistosi inconvenienti che nel 2001 avevano impedito di completare la proclamazione di tutti i 630 deputati, rimanendo scoperti ben 12 seggi dal 2001 al 2006. Come ho già scritto in precedenti articoli su questo giornale, a ottobre del 2005 l’Unione delle sinistre aveva organizzato le primarie per Prodi per una carica (quella di Capo-coalizione) che non esiste in un sistema parlamentare come il nostro, visto che le coalizioni si fanno in aula, dopo il voto. Niente paura, ci ha pensato il centro destra a costruire per tempo qualcosa di utile per la sinistra. L’UDC e la Lega, con Calderoli in qualità di ministro per le riforme, hanno gestito la partita: da una riforma soft del Mattarellum a una nuova legge elettorale, versione hard, che oggi gode del discredito generalizzato. La coincidenza delle date e dello sviluppo dei fatti, porta a dire che la destra ha fatto un piacere alla sinistra, la quale non ha ricambiato, anzi, ha poi vinto le elezioni del 2006 con una ammucchiata che ancora oggi gli italiani ricordano con angoscia, per i balzelli e le infinite tasse inventate a ogni passo, anticipando di qualche anno il Monti di oggi. Quindi, bene ha fatto Napolitano, da vecchio lupo di mare della politica, a tirare per le orecchie i “fiduciari” di Berlusconi, Alfano e Maroni, richiamandoli a una maggiore coerenza politica.

Certo che sarebbe ora di cambiare aria al Senato, per interrompere questi giochi di scambi incrociati che producono solo leggi mal fatte. Le bugie hanno le gambe corte, come le riforme che non riformano. Così il testo Malan che uscirà da palazzo Madama difficilmente potrà correre con le sue gambe a Montecitorio e farcela a saltare l’asticella della maggioranza dei consensi,  con il voto segreto in aula. Alla fine si corre il rischio di rimanere con il Porcellum, che ha figliato, come dice Sartori, tanti porcellini, riottosi.

Infatti, in prospettiva alcuni ipotizzano strade molto pericolose, come Cesare Maffi su Italia Oggi del 16 ottobre, che dice: “A questo punto, però, molti ritengono che interverrebbe il Quirinale, con un messaggio alle Camere per rimarcare la necessità di evitare la permanenza in vita del porcellum, con la possibile, veramente nuova, conseguenza di un decreto legge elettorale. Sarebbe opportuno che in via dell’Umiltà (per quel che conta) e a palazzo Grazioli o ad Arcore (ove si decide) si misurassero i pericoli”. Berlusconi e Maroni, se potete battete un colpo, ma sulla testa dei “Vostri”, prima che sia troppo tardi.

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