Legge elettorale e riforme, politica da linciaggio

 di ANDREA CARLO MONTIriforma-legge-elettorale

Stanno succedendo cose che, se non fossimo un popolo di breve memoria, ci farebbero non solo rabbrividire, ma riconsiderare le ultime scelte fatte.

Il 25 giugno abbiamo assistito al tanto sperato incontro tra il M5S e il PD, ove Renzi, fiutando l’occasione mediatica, si presenta a sorpresa sfruttando l’assenza dell’altro leader Grillo. Un’astuzia di un uomo che ci ha abituato a sottigliezze comunicative, oppure un’involontaria legittimazione di Di Maio come rappresentate del movimento politico avversario.

Conversazione civile, pochi fatti, molti slogan; questa la strategia renziana, parlare molto senza lasciare spazio ne ai suoi, colti in uno stato di venerazione per l’inaspettata comparsa del loro maestro, ne agli altri, che però danno prova di possedere un certo feeling col mezzo, dando vita ad una discussione televisiva di alto livello. Peccato che della bravura mediatica interessi poco e sul tavolo ci sia il futuro del paese.

Renzi nonostante non riesca a non smentirsi ad ogni conclusione di frase – confermando di aver studiato la proposta 5s per poi dimostrare un’assoluta ignoranza in merito; cercando di far passare la propria legge elettorale come preventiva in fatto di “inciuci” e larghe intese, un poco iperbolico per un governo frutto di queste ultime due cose – manovra la situazione più con la faccia tosta che coi fatti, però riesce a enunciare in rete i punti dell’Italicum, mentre i 5s stentano cercando di portare la discussione sul tavolo della ragione e non delle emozioni.

Più volte il Premier, con una strategia evidentemente premeditata, elenca i meriti della sua legge chiedendo ai 5s se “ci stanno o no?”, ignorando sia le proposte sia le domande dei suoi colleghi parlamentari.

Tirando le somme non c’è stata discussione, Renzi è entrato per pubblicizzare il proprio lavoro e di nuovo passare la patata bollente ai 5s. Scaltro, ma forse non è più abbastanza; il fatto che questa discussione sia andata in rete ha permesso ad un pubblico a cui il Premier non sa comunicare, solitamente un pubblico più informato e meno conformato di quello televisivo, di osservare i rapporti e i modi che intercorrono fra le forse politiche, e come si dice chi vuole intendere intenda.

Il 1 luglio Renzi rinnova la disponibilità ad un altro incontro coi 5s, con frasi inutile etra l’altro non vere come “Si possono voltare le spalle all’Inno, non si possono voltare le spalle ai problemi” allega sempre un po’ di demagogia alle sue comunicazioni parlamentari;

 

E’ il 3 luglio e di nuovo all’ombra dell’indignazione pubblica e giornalistica Renzi e Berlusconi (imprenditore e politico condannato in via definitiva per frode allo STATO) si incontrano a palazzo Chigi per rafforzare il loro patto speciale, siglato al il 18 gennaio di quest’anno alla sede del PD in via Nazareno. Questo è di nuovo un evento straordinario, il presidente del consiglio si incontra con un condannato per discutere di costituzione e di legge elettorale; Lorenzo Guerini, vicesegretario PD ci rassicura e conferma che il patto del Nazareno tiene e che l’incontro è stato molto consistente. Poco di cui parlare perché questo è stato un incontro segreto, un incontro del quale è lecito chiedersi se sapremo mai i punti, gli interessi li conosciamo già abbastanza esaminando le persone coinvolte.

Tutt’altro che positivo deve essere stato l’incontro coi 5s, infatti lunedì 7 luglio il PD disdice l’incontro fissato per la mattina adducendo scuse poco sensate riportate dal capogruppo a Montecitorio Roberto Speranza come “il confronto potrà svolgersi solo dopo formali risposte”, senza però includere il perché due forze politiche che rappresentano il paese non possano incontrarsi nell’interesse di quest’ultimo senza problemi, mentre per incontrare un condannato non sorgono assolutamente complicazioni; o meglio qualche complicazione è sorta considerando che il PD è spaccato, flagellato dalle dichiarazioni dei cosiddetti “dissidenti” e sempre meno forte di come si è presentato in questi ultimi tempi.Si rifugia nella sua confusione interna, propone Renzi come distrazione al disagio e dissenso che muovono e governano a quanto pare il partito; il M5S ribadisce la propria disponibilità al dialogo, accusa il Partito Democratico e, ascoltando Di Maio, da oggi si riferirà solamente a Renzi il quanto il PD non è più, a parere loro, affidabile.

 

Intanto quelli che ci perdono siamo sempre noi, i cittadini che di patti segreti, discussioni infinite e manovre politiche non sono mai sazi; evidentemente agli italiani piace tutto questo, la trasparenza, l’umiltà e la correttezza sembrano non aver mai fatto parte dell’ambiente politico ed oggi perdoniamo atteggiamenti talmente dispotici e vergognosi che in qualsiasi paese civilizzato la maggioranza dei personaggi che interpretano questo teatrino verrebbe accompagnata alla porta sotto minaccia di linciaggio.

La legge elettorale è un tema talmente importante per il nostro futuro, poiché è uno dei pochi mezzi che abbiamo per accedere alla cosiddetta democrazia rappresentativa, e ce lo siamo fatti portare via in questi ultimi 8 anni, senza colpo ferire i partiti si sono scelti e costruiti una legge che fosse interamente a loro vantaggio, ed ora sono restii ad abbandonarla. Faranno di tutto perché ne va della loro vita, politica e non, che le cose cambino il meno possibile.

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