Legge elettorale. Nessuno sbarramento all’identità padana

elezioni

di BENEDETTA BAIOCCHI –  Le hanno provate tutte, o quasi, ma la governabilità non ha mai avuto la meglio. Anzi, la legge elettorale consente in Italia che a vincere sia chi scende a patti, chi baratta principi, chi tratta su tutto pur di entrare in alleanza e vincere.

E’ democrazia?

Nel lontano ottobre del 2005, Gilberto Oneto caldeggiava dalle colonne del settimanale “Il Federalismo”:  “Nessuno “sbarramento” all’identità padana Giusto il ritorno al proporzionale, magari con premio di maggioranza, ma senza soglie minime. Queste non servono per garantire la governabilità, ma per mettere il bavaglio alle liste etniche”. E indipendentiste, aggiungiamo oggi.
“Una soglia elettorale abbinata al sistema maggioritario è comunque una fregatura e un attentato alla democrazia rappresentativa – scriveva Oneto -. Ci è stata finora propinata in nome del sacro feticcio della governabilità (che ha in effetti anche funzionato, sia pur avventurosamente) e della riduzione dei partitini litigiosi, che sono invece cresciuti di numero e che hanno aumentato – proprio in virtù del maggioritario – il loro potere di ricatto. Proporre il proporzionale (o un aumento della sua quota) con una soglia non accresce la libertà di espressione ma la comprime ulteriormente. Oggi, una ventina di segretari di partito decidono chi può aspirare a entrare in Parlamento e chi ne deve essere escluso:
alla gente resta solo la magra consolazione di scegliere fra due candidati imposti dall’alto. Anche per questo l’astensione aumenta a ogni elezione, e oggi un cittadino su tre non va più a votare. Col proporzionale “vero” andrebbe sicuramente meglio perché la gente troverebbe sullo scaffale della politica qualche prodotto di suo gusto e tornerebbe forse a partecipare. Ma per questo occorre che non ci siano sbarramenti. Gli sbarramenti sono un’invenzione per bloccare la democrazia e per impedire di fatto il cambio della gestione del potere limitandola a due partiti (o coalizioni) che vengono costretti a somigliarsi sempre di più e a mitigare le loro differenze, come è successo in tutti i Paesi dove vige il maggioritario”.

Sembra di leggere un commento alla politica di oggi. Ma andiamo oltre.

“Lo sbarramento è fatto apposta per punire le minoranze, non solo quelle di opinione ma soprattutto quelle etniche e identitarie: i rappresentanti delle istanze di libertà, di indipendenza e di autodeterminazione di una regione grande o piccola non riusciranno mai a superare la soglia e resteranno sempre senza voce”.

Ma c’è anche l’effetto salva casta: “Il maggioritario e lo sbarramento fanno comodo anche all’interno dei partiti maggiori per blindare i gruppi dirigenti e impedire ogni ricambio dal basso: fintanto che saranno quelli che comandano a decidere le candidature nei collegi uninominali o le liste bloccate, non ci sarà alcuna possibilità di espressione della volontà della base. Il solo modo pulito per uscire da questa situazione e di conciliare democrazia rappresentativa ed esigenza di governabilità è dato da un sistema proporzionale puro con premio di maggioranza, e senza nessuna soglia di sbarramento, se non quella costituita dal numero di voti necessari a fare un quorum per eleggere un rappresentante. Così si otterrebbe il vantaggio di dare voce a tutte le idee ma anche di consentire al partito o alla coalizione che ha ottenuto più consensi di avere i numeri per governare. Suona piuttosto strano che la Lega non si sia fatta promotrice di una richiesta del genere, che pure è gradita a larga parte della sua base, dei suoi elettori attuali e anche di quelli ex, futuri e potenziali”.

Nemo profeta in patria.

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