LEGGE ELETTORALE: NAPOLITANO TIRA PER I CAPELLI BERSANI. INUTILE

di DANIELE V. COMERO

Nella competizione tra Bersani e Berlusconi non c’è gara, il primo è indubbiamente più fresco e brillante. Si vede che ha una capacità innovativa ancora intatta, mentre il Cavaliere è costretto a defilarsi, più dai suoi colonnelli che dagli avversari. La dimostrazione c’è stata ieri a Roma, in piazza di Pietra, al tempio di Adriano (altro che palazzo Grazioli..) dove Bersani ha calato le sue carte: una scala reale di quadri, cuori e fiorellini. La scala è la «Carta d’intenti» del Pd con i punti del programma per un patto tra progressisti e moderati.

In un colpo solo è riuscito a fare un bel pasticcio, dicendo cose che nessun politico avrebbe mai immaginato di dire a  un Paese con il cappio al collo, con una economia in stato di pre-collasso, assillato da fosche ombre sulla ripresa autunnale. Nel tempio ha celebrato uno strano rito politico, proponendosi con questi innovativi  temi: coppie gay e figli di immigrati. Certamente sono cose importanti, da valutare con attenzione, ma il quadro politico attuale richiede che il candidato alla presidenza del consiglio in pectore abbia idee e forza morale per reggere a scossoni paragonabili a quelli dei periodi post bellici. Invece, gioca con le figurine e si dimentica della gente che lavora e della nostra democrazia commissariata. Anche il presidente Napolitano  gli ha tirato le orecchie per la terza volta in sei mesi (certo non solo a lui, anche a Alfano e Casini), l’ultima proprio l’altro ieri. Chissà se si rende conto che presentando una Carta d’intenti, che è la base per fare una coalizione elettorale, ha sfidato tutti, compreso il suo partito che ha subito l’operazione.

Infatti, proprio ieri doveva riunirsi il Comitato ristretto sulla legge elettorale al Senato, che ovviamente è saltato. il segretario del Pd ha messo il carro davanti ai buoi, impegnandosi di fatto alla costruzione di una coalizione. In questo modo ha bloccato il dialogo sulla riforma elettorale, condizionando i lavori in corso, al punto che tutto scivolerà a settembre. Il Pd, a sentire il TG di Mentana,  è in forte vantaggio come partito, per cui non aveva nessun bisogno di azzardare, essendo in una posizione di forza, con un PDL tecnicamente esaurito.

A furia di rinvii e dilazioni andrà a finire che al massimo si vedrà un “Asinellum” al posto del “Porcellum”. Eppure Giorgio Napolitano, che conosce bene le sue pecore, l’aveva detto che la legge elettorale non può piegarsi a manovre di partito, chiedendo la massima responsabilità delle forze politiche.

Un monito ribadito a suo modo dal premier Mario Monti, che ha chiesto che i partiti vadano avanti con la riforma e di pari passo “con la disciplina di rigore chiesta dall’Europa”, precisando che sarebbe lo scenario “peggiore” andare al voto senza una nuova legge. Poi Monti si cimenta nell’arte divinatoria: “Se si arrivasse alle elezioni senza la riforma della legge elettorale in un clima di rissa tra partiti, la combinazione di queste cose darebbe ai cittadini italiani la sensazione che la politica ha fatto grandi sforzi per sostenere questo governo ma non ha fatto i compiti in casa propria nel senso delle riforme da fare”. Il bocconiano conclude il vaticinio a suo modo, dicendo che ” i mercati internazionali sarebbero legittimati a nutrire scetticismo su quel che succederà dopo questo Governo” esortando gli indisciplinati a “seguire il monito del capo dello Stato a fare la riforma elettorale e a rendere esplicito l’impegno a voler proseguire con la disciplina di rigore indicata dall’Europa”.

La legge elettorale può essere fatta solo al Senato, dal  Comitato ristretto, che è stato convocato  per oggi alle 15,45, dopo che la riunione di  ieri è saltata,così come rischia di saltare l’ipotesi di una possibile intesa prima della chiusura per ferie. Del resto se il segretario del PD si comporta come se stesse preparando le elezioni secondo lo schema del Porcellum, è ovvio e naturale che alla fine le manovre dilatorie siano prevalenti, con un rimpallo di responsabilità. “Qui a Palazzo Madama non è un mistero per nessuno che il Comitato ristretto sulla legge elettorale viaggia con il freno a mano tirato, in attesa della presentazione di un disegno di legge di modifica del porcellum che il Pdl ha annunciato, ma che scrive con la giusta lentezza, quella che basta a rimandare la discussione a dopo l’estate” afferma il senatore del Pd, Francesco Sanna, in risposta al senatore Quagliariello. Ma Enzo Bianco, del Pd, oggi presenterà un suo testo, che  non ha anticiparlo alla stampa, che mette da parte la posizione storica dei democratici sul doppio turno per provare a dare una base su cui trovare un’intesa. Sul tavolo del comitato dovrebbe esserci anche il testo del Pdl, a firma Quagliariello: un proporzionale con sbarramento al 5%, premio di governabilità del 10% al primo partito, 2/3 dei seggi attribuiti con le preferenze, 1/3 con i listini bloccati.

Voci di corridoio indicano che la mediazione è possibile, se ci sarà il via libera politico, su queste basi: il Pd potrebbe accettare che il premio di governabilità vada al primo partito se superiore al 10% di seggi, il PDL cederebbe sulle preferenze a favore dei collegi.

Sempre che Bersani decida di non decidere, per ora.

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