LEGGE E LETTORALE E RIFORME, TRA FUMO ED ARROSTO

di REDAZIONE

Via in parallelo alle riforme costituzionali e alla legge elettorale. La politica «batte un colpo». E nei giorni in cui i tormenti sulla riforma del lavoro levano ombre sulla tenuta della maggioranza e del governo Monti, i leader di Pdl, Pd e Terzo polo fanno la loro mossa. Sul campo di loro esclusiva competenza, l’annoso tema delle riforme, si va avanti, annunciano, per portare a casa il risultato entro la fine della legislatura. Certo, ammettono, il percorso è minato. Ma intanto rinnegano il sospetto (che si rimpallano da giorni) di voler tornare alle urne con il Porcellum. E il presidente Giorgio Napolitano fa pervenire il suo «vivo apprezzamento».

Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini si incontrano alla Camera. Nell’ufficio di Silvio Berlusconi, appena dietro l’Aula. Li accompagnano gli “sherpA” incaricati delle riforme (Violante, Quagliariello, Adornato, e poi, tra gli altri, Bocchino e La Russa). L’incontro, di quasi due ore, viene vidimato da una nota congiunta finale. Che suona come un segnale al premier Mario Monti: i partiti fanno ‘i compitì e lavorano per riformare le istituzioni, non per sabotare il governo. Riforma della Costituzione e legge elettorale verranno «incardinate parallelamente» al Senato entro 15 giorni, si accordano ‘Abc’. E dal Quirinale ottengono la ‘benedizionè di Napolitano. Il capo dello Stato esprime ai partiti «vivo apprezzamento» e ottiene dal presidente di Palazzo Madama Renato Schifani l’assicurazione che sono già pronte «concrete ipotesi di organizzazione» per gestire l’enorme mole di lavoro e lui stesso vigilerà sui tempi. L’accordo, dunque.

Verranno ridotti i parlamentari: da 630 a 500 i deputati, da 316 a 250 i senatori. E poi ci sarà la revisione dell’età per l’elettorato attivo e passivo, il rafforzamento dell’esecutivo e dei poteri del premier in Parlamento, l’avvio del superamento del bicameralismo perfetto. Quanto alla legge elettorale, il modello verso il quale ci si muove è, secondo La Russa, un «tedesco bipolarizzato». I principi concordati sono infatti: la restituzione ai cittadini del potere di scelta dei parlamentari (nei collegi, senza un ritorno alle preferenze), un sistema non più fondato sull’obbligo di coalizione, una soglia di sbarramento, il diritto di tribuna e l’indicazione del candidato premier (per «costituzionalizzare il lodo Napolitano, evitando che chi vince le elezioni vada all’opposizione», dice Quagliariello). «Voglio credere che riusciremo a mantenere gli impegni», dice Bersani. «Possiamo ambire a un buon risultato», è soddisfatto Alfano. «Ci è stato chiesto di battere un colpo, l’abbiamo fatto. Se si passerà dalle parole ai fatti la politica avrà dato una buona prova», afferma Casini. Ma il «se» pronunciato dal leader Udc racchiude tutta la difficoltà dell’impresa. Perchè se i «paletti» sono fissati, l’accordo sui testi è altra cosa. E se esiste una bozza di riforme istituzionali, la legge elettorale è ancora tutta da scrivere. Come verranno tradotti in pratica i principi enunciati, può fare una gran differenza. Gli ‘sherpà lavoreranno adesso al testo.

Ci saranno nuovi incontri (qualcuno dice la prossima settimana, altri rinviano a dopo Pasqua). Ma i partiti continuano a guardarsi in cagnesco. Basti pensare che appena questa mattina il Pdl alzava il tiro contro il Pd: «Bersani vuole votare a ottobre con questa legge elettorale», ha accusato Fabrizio Cicchitto, scatenando la controffensiva Pd. «Non capisco da dove escano queste stupidaggini», ha replicato Bersani e ha assicurato che la legge elettorale è al centro delle attenzioni dei democrat. Ma quale legge? Tanti nodi restano. E Roberto Calderoli, l’autore del Porcellum, attende sornione: «Voglio vedere le carte, finora ho visto solo bari o illusionisti».

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One Comment

  1. Cantone Nordovest says:

    Voterà solo se ripristeranni i Collegi Uninominali

    Ecco alcuni punti di forza :

    Nei collegi uninominali il corpo elettorale è in grado di pretendere che il proprio partito o la propria coalizione di riferimento nomini candidati locali (e quando ciò non avviene si incazza) – il che rende un servizio al principio della trasparenza .

    Inoltre il candidato che risulterà eletto nell’uni-nominale è portato a rappresentare l’interesse del proprio collegio anzichè privilegiare quello del partito di appartenenza (come insegnano le vicende dei sindaci eletti dal popolo che si sono sganciati dai rispettivi referenti partitocratici) – il che si inquadra esattamente in una CONCEZIONE FEDERALISTA della rappresentanza politica

    Certo , l’uninominale dovrebbe essere accompagnato dalle PRIMARIE , che consentirebbero ai militanti e simpatizzanti di indicare il candidato-bandiera su ciascun collegio , sottraendolo alla scelta del “Principe” .

    04 = Invece reputo che il proporzionale sia funzionale ad una concezione partitocratica (divide et impera – dicevano i latini) che non a caso affiora sempre nelle dichiarazioni di alcuni importanti esponenti politici (Berlusconi e Bossi in primis)

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