LEGA, UN TESORO DA 170 MILIONI DI EURO

di REDAZIONE

Pubblichiamo un’anticipazione tratta da «Partiti S.p.A» (Ponte Alle Grazie, pagg. 350, euro 14), in libreria da dopodomani. Un’inchiesta su soldi, immobili, società, fondi pubblici e privati dei partiti firmata dal giornalista del Giornale Paolo Bracalini.

Il brano riportato è parte del capitolo sulle finanze della Lega, dagli esordi a oggi: milioni di euro in banca, terreni, case e tante Srl leghiste.

«Quindi lei entrò in politica per i debiti?». «Sì, possiamo dire per i debiti». È Umberto Bossi che risponde. Siamo nel 1990, agli albori della Lega, e chi lo intervista è Indro Montanelli, sul suo Giornale. L’avventura picaresca del primo Bossi inizia così, con 20 milioni di lire di debiti, contratti per essersi preso carico del Nord-Ovest, giornale dell’Union Valdôtaine, movimento del suo maestro di autonomismo Bruno Salvadori, morto in un incidente stradale.

«Restammo in due a far fronte a questo debito: io e il dottor Maroni. Furono un paio d’anni piuttosto duri. Io pensavo di coprire i debiti nel giro di un anno: in realtà non è andata così perché dopo un anno non avevamo ancora esaurito il passivo. De Rita, che io conosco personalmente, su Panorama ha detto chiaramente ai partiti: compratevi la Lega. Mi hanno anche offerto 50 miliardi, ma penso che molte offerte vengono fatte con la speranza di indurre a qualche frattura». E soprattutto non sarebbe stato un buon affare per Bossi, che con il suo diabolico fiuto intuisce già al tempo che quel giocattolo, la Lega Lombarda, deve valere molto di più.

La storia gli darà ragione e anche velocemente. Alle europee del 1989, Bossi aveva già raccolto i primi frutti, eleggendo due eurodeputati e assicurandosi quasi un miliardo di rimborso elettorale. Un anno dopo, con le regionali, la Lega fa il boom. Un milione e mezzo di voti, pari a 1.729.000.000 di lire. Due anni dopo, nel 1992, si vota per rinnovare Camera e Senato, e i «barbari» di Bossi portano a casa un bottino incredibile: 80 seggi in tutto, più dell’8% nazionale, 3,5 milioni di voti, e soprattutto, 2,7 miliardi di rimborso pubblico.

Le cose cominciano a mettersi decisamente bene per la Lega, partita con i debiti ma diventata nel giro di pochi anni il quarto partito italiano. Mentre gli altri partiti crollano, la tribù di Bossi conquista potere giorno dopo giorno. Anche economico. Così all’inizio del 1993, mentre i partiti morenti della prima Repubblica svendevano i loro immobili o recedevano dagli affitti nel centro di Milano e Roma, la Lega acquistava 7.000 metri quadri coperti, più parcheggi e giardino. Bossi aveva infatti incaricato il suo esperto di questioni economiche, Maurizio Balocchi, futuro tesoriere del Carroccio, di trovare un immobile per farne il quartier generale del partito. Balocchi individuò quindi uno stabile che ospita una «fabbrichetta» farmaceutica, la Meazzi, in una strada della periferia di Milano, una certa via Bellerio. Architettura in puro stile lombardo anni del boom economico: niente fronzoli e tanto spazio per lavorare. Settemila metri quadri su tre piani fuori terra e due interrati, con 250 uffici già disponibili, più parcheggio e un tocco di verde stitico. Costo totale per l’acquisto intorno ai 14 miliardi. Ma da dove arrivavano tutti questi soldi? Fino a quel momento la Lega poteva contare su circa 6 miliardi di finanziamento pubblico, non di più. Tanto più che i lumbard si stavano battendo per abolirlo, il finanziamento pubblico.

(…) Quello delle finanze padane è un segreto di Pulcinella: i rimborsi pubblici. Basta dare uno sguardo ai raffronti tra quanto incassato e quanto speso per le campagne elettorali e non si fatica a capire come si possano tenere i conti in ordine. Per le elezioni 2008 la Lega ha dichiarato di aver speso 3.476.703 per la campagna elettorale.

E quanto ha ricevuto come «rimborso»? Circa 38 milioni di euro. E nelle elezioni del 2006? In quella circostanza il Carroccio aveva speso 4.882.497 euro (dichiarazioni alla Corte dei Conti), ma il rimborso, scollegato dalle spese reali, ha garantito l’afflusso nelle casse della Lega Nord di circa 2 milioni di euro l’anno, per 5 anni e per ognuna delle due Camere: quasi 22 milioni di euro. I contributi delle elezioni poi si sommano tra loro, e così nel 2009 la Lega ha incamerato ben 18,5 milioni di euro di rimborsi per spese elettorali.

Nel 2010 ancora di più. I revisori dei conti leghisti riportano questo sunto nel bilancio 2010: «Per le elezioni politiche e amministrative regionali è stato introitato un contributo pari a 22.506.486,93 dalla tesoreria della Camera dei deputati e dalla tesoreria del Senato della Repubblica».

Ma a quanto ammontano i soldi pubblici ricevuti dalla Lega Nord, in rimborsi elettorali? Abbiamo tentato, per la prima volta, di ricostruire lo storico del finanziamento pubblico al movimento di Umberto Bossi (presumendo il totale sulla base delle rate annuali disposte dai presidenti delle Camere). Solo negli ultimi dieci anni (2001-2011) la Lega ha ricevuto circa 140 milioni di euro di fondi pubblici (anche escludendo i soldi destinati alla Padania e tutti gli stipendi che lo Stato versa ai suoi parlamentari). (…). La Lega (dal 1989, l’inizio della sua storia) ha quindi incassato dallo Stato quasi 170 milioni di euro in rimborsi elettorali. Ce l’avessero anche certe piccole e medie imprese del Nord un aiuto del genere (…)».

Nella foto a destra l’autore: Paolo Bracalini

 

FONTE ORIGINALE: http://www.ilgiornale.it/interni/dallammissione_senatur_montanelli_entrai_politica_debiti_ultime_operazioni_gli_immobili_sono_cassaforte/10-01-2012/articolo-id=566111-page=0-comments=1

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L’INDIPENDENZA… ED E’ SUBITO POLEMICA

Il nuovo sito d’informazione spazia dalla politica all’economia e strizza l’occhio alle tematiche care al quotidiano la Padania. Per pescare lettori

Una grafica pulita e accattivante. Una soluzione editoriale abbastanza sobria, ricca di notizie ma non troppo densa. Un servizio di informazione a 360° capace di districarsi nei gineprai della politica nazionale e internazionale e dell’economia, senza dimenticare curiosità, costume, cronaca e cultura. Tematiche che sembrano smarrirsi nel magmatico mondo del web per le quali si sta riaccendendo un vivo interesse in questi tempi di crisi endemica.

Queste le caratteristiche e i contenuti de L’indipendenza, la nuova testata online diretta da Gianluca Marchi. Nelle prime 24 ore di vita l’interesse destato è stato discreto: oltre 3300 visite e già 250 amici sul social network del momento.

Forse ci si attendeva qualche contatto in più. Sicuramente il conto alla rovescia dell’anteprima aveva suscitato una certa agitazione. In primis nella redazione de La Padania, diretta ora da Stefania Piazzo, dove si ha paura di perdere lettori. Il giornale non naviga in buone acque per difficoltà economiche. Ed è al centro di un progetto di ristrutturazione dei media leghisti. Si parla di tagli netti al personale e della riduzione drastica della foliazione. A fine 2011 c’era stato anche uno sciopero delle firme, presto rientrato.

La concorrenza è palese. Nell’editoriale Gianluca Marchi rilancia la promessa di non perdersi in polemiche antileghiste. Ma stoccate ed aspri rimproveri arrivano puntualmente. E puntualmente sono i pezzi più cliccati. Contro Calderoli per non aver semplificato nulla in tutti gli anni di governo. Contro i dirigenti del partito che investono milioni di euro all’estero. Contro una modalità di fare politica da Prima Repubblica che poco si accorda coi nobili intenti di chi mangia pane e libertà per colazione.

I commenti dei lettori de L’indipendenza riflettono tutte le tensioni legate a quest’area politica, in un’arena, quella italiana, sovreccitata. Dai malumori della crisi economica e occupazionale, dagli strilli sguaiati di una certa faziosa informazione e dalle malefatte operate da una classe politica screditata agli occhi di tutti che quotidianamente vengono a galla.
C’è chi esprime entusiasmo e partecipazione per un’informazione libera e apartitica. Franco, per esempio, dopo appena 5 minuti dalla pubblicazione: “Un caldo Benvenuto! alla nuova voce nel panorama (asfittico e quanto mai allineato) del giornalismo di questo paese”. Gli fa eco Domenico con un “Davvero complimenti”. “Cercate di diventare un faro di vera libertà!”, incoraggia Stefano.
In altri post si polemizza aspramente. Così Sciadurel: “C’è bisogno di ritornare a parlare in modo serio di ideali completamente «violentati» dal partito di via Bellerio”.
“L’indipendenza – sostiene pacatamente Luca – potrà nascere solo dal pluralismo delle voci”. Forse. Sicuramente non dal pluralismo degli insulti inutili e dei battibecchi da pollaio, come sostiene Koso: “Che tristezza, a quanto pare il sito ha attirato ex leghisti e padani frustrati. Il patriottismo, incluso quello padano è come un prodotto chimico, che per ogni cento grammi, ne ha 40 di amore e 60 di odio. Ridicolo.” Il silenzio è d’oro, si diceva. Ma con la crisi, e in nome delle virtù democratiche della Rete, molti l’hanno dato in pegno o venduto.

di Massimiliano Carminati

FONTE ORIGINALE: http://www.ininsubria.it/l-indipendenza-ed-e-subito-polemica~A7945

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2 Comments

  1. Lucafly says:

    per quanto riguarda lo stabile di via bellerio girano strane voci che fu opzionato da un immobiliare guidata dallo stesso bossi e i soliti amici…. x 3 miliardi delle vecchie lire e rogitato al movimento leghista dopo pochi giorni,sarebbe interessante indagare x capire…..

  2. Rinaldo C. says:

    complimenti, andate ava nti così, sono e sarò sempre con voi e le vostre idee.
    Il Leghista Rinaldo

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