LEGA TOCCATA DAL SOSPETTO DI UNA NUOVA TANGENTOPOLI

di GIANMARCO LUCCHI

E un bel giorno arrivò anche questo, l’abbinamento fra la Lega Nord e le tangenti. Ma è di fronte all’intreccio politica-affari spesso violentemente rinfacciato ad altri partiti che il movimento di Umberto Bossi si è ritrovato d’improvviso oggi, quando si è diffusa la notizia dell’indagine a carico del presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Davide Boni, che siede in uno dei posti di maggiore visibilità. Addirittura c’è chi ha parlato di nuova Tangentopoli diffusa sul territorio dove il movimento controlla un mare di amministrazioni. E viene in mente quando i leghisti sparavano ad alzo zero agli avversari politici della Prima Repubblica raggiunti da un fatidico avviso di garanzia. Oggi la storia rischia di ritorcersi contro chi allora gridava tutti i giorni allo scandalo.

Dal Carroccio nessuno è entrato nel merito delle accuse, benchè sia presto trapelato dagli inquirenti che le presunte tangenti per cui Boni è finito nei guai sarebbero state prese proprio per il partito. Nessuno s’è nemmeno sbracciato in una difesa diretta del numero uno del Pirellone, a partire dal suo stesso gruppo: quei compagni di militanza che si sono spinti oltre le dichiarazioni di circostanza hanno denunciato il pericolo di un complotto più generale ai danni della Lega di opposizione. Ed è apparso lampante la freddina difesa fatta dal segretario nazionale della Liga Veneta, Gianpaolo Gobbo, che, intervenendo a una trasmissione radiofonica ha dichiarato: “Sarà lui a decidere il da farsi. Ma se io fossi in lui mi dimetterei immediatamente da presidente del Consiglio regionale”. Qui c’è anche lo zampino dello scontro in atto fra bossiani e maroniani, visto che Gobbo è un fedelissimo del Senatur, mentre Boni, cresciuto come uomo di Calderoli, ultimamente veniva dato in avvicinamento a Maroni. E in queste ore è apparso significativo il silenzio dell’ex ministro dell’Interno, che pure lanciando qualche mese fa la propria offensiva interna aveva sottolineato come con i Barbari sognanti vi fosse la “Lega degli onesti”.

Di certo il caso Boni rischia di segnare la nuova stagione politica leghista, nella regione più densa di simboli per il Carroccio, specie alla vigilia dei congressi e di elezioni amministrative che saranno il primo test del dopo-Berlusconi. Il gruppo al Pirellone è apparso «scosso» dall’inchiesta e anche diviso fra chi attende di sapere qualcosa di più e chi invece ha mostrato rabbia per il punto a cui si è arrivati. La notizia ha investito il palazzo proprio durante una seduta: in contemporanea i finanzieri stavano perquisendo gli uffici che si trovano al 25mo piano. Ma per l’intero pomeriggio non sono arrivate indicazioni da via Bellerio, dove la questione è rimbalzata sul tavolo del segretario lombardo Giancarlo Giorgetti e, quindi, su quello di Bossi, gli unici che possono costringere Boni a una scelta drastica. Il capogruppo in Regione Stefano Galli non si nasconde che altri indagati nell’Ufficio di presidenza si sono dimessi recentemente, ma non è arrivato a chiedere di fare lo stesso a Boni nè ha voluto convocare una riunione del gruppo per parlarne («Chiedete a Boni, io cosa c’entro», è stato il suo refrein di giornata). Così i consiglieri leghisti si sono limitati a una chiacchierata informale di mezz’ora durante una pausa dei lavori dell’Aula. Al vice-governatore Andrea Gibelli è, poi, toccato dare la linea ufficiale: «non c’è alcuna richiesta formale» di dimissioni a Boni, «ma spero che ci darà informazioni coerenti con quello che ci attendiamo e dopo come partito faremo tutte le valutazioni del caso». Dimissioni non sono state chieste nemmeno dal Pdl, ma dalle opposizioni sì, e con forza. Renzo Bossi, il figlio-consigliere regionale del Capo, per tutta la giornata in Aula e alla buvette ha evitato di rispondere ai giornalisti. È stato visto parlare al telefono più spesso del solito. Ma «non dico niente», ha detto a più riprese.

E così alle cronache restano per adesso le paure di un complotto anti-Lega. «Non dobbiamo chiedere soldi a nessuno, è sicuramente una coincidenza strana che si stia montando tutto un sistema intorno alla Lega, che è rimasta l’unica forza politica d’opposizione», ha detto l’europarlamentare Matteo Salvini. Il tesoriere del movimento, Francesco Belsito, ha assicurato: «Siamo estranei a fatti dove si fa riferimento a ipotetici versamenti presso la cassa del partito». Si capirà nelle prossime ore che cosa farà Boni di fronte al montare di quello che qualcuno ha già comunque ribattezzato il sistema Lega. Di certo si sa che un Bossi fra lo sconfortato e il combattivo ha parlato di volontà di “sfasciare” la Lega, insomma ritorna il solito fantasma del complotto. Mai che ci sia una volta (e non ci riferiamo al caso Boni) una vera autocritica sull’andazzo spesso arrogante e affaristico intrapreso da certi leghisti sul territorio.

 

CHI E’ DAVIDE BONI

C’è anche una foto con Pato fra le immagini che Davide Boni ha inserito nella homepage del suo sito, proprio sotto il simbolo leghista del Sole delle alpi. Il presidente del Consiglio regionale della Lombardia indagato per corruzione, infatti, è un milanista appassionato e un forte utilizzatore di internet e dei social network. Su Facebook, dove è seguito da oltre 6.000 persone, gli sono arrivati centinaia di messaggi di solidarietà, molti con scritto ‘mai mulà tegn dur’. Lui era stato più duro nei confronti di due assessori bresciani arrestati per corruzione lo scorso aprile. «Nella Lega – aveva detto – reati di questo genere non sono ipotizzabili. È automatico che chi viene accusato di corruzione deve prima di tutto togliere dall’imbarazzo il Movimento e poi, se ha sbagliato, deve pagare». Nato a Milano nel settembre del 1962, sposato con due figli, Boni è un leghista di vecchia data. Perito industriale, nel 1993 è stato eletto presidente della Provincia di Mantova, ruolo che ha ricoperto fino al 1997. È stato segretario provinciale del Carroccio di Mantova dal 1992 al 1993, responsabile nazionale Enti Locali Padani dal 1997 al 2000, coordinatore Enti Locali Padani Federali dal 1998 al 2000 e Coordinatore della Segreteria politica Federale dal 1999 al 2000. In quell’anno è stato eletto al Pirellone ed è diventato capogruppo del partito di Bossi in Consiglio regionale. Cinque anni dopo è stato rieletto e nominato assessore al Territorio e Urbanistica e ha portato avanti la riforma urbanistica, non senza polemiche ad esempio per un emendamento «antimoschee» (così lo aveva definito l’opposizione) che imponeva le autorizzazioni comunali per le nuove aperture. Negli anni, poi, è continuata la sua querelle per far chiudere il centro islamico di viale Jenner a Milano.

Boni è stato nell’occhio del ciclone anche per una legge sui phone center (poi bocciata dalla Corte Costituzionale) contro cui alcuni gestori avevano anche organizzato uno sciopero della fame perchè richiedeva, a loro dire, requisiti troppo rigidi. Nel 2010 è stato nuovamente rieletto con oltre 13 mila. Ma non è stato riconfermato in giunta. È invece diventato presidente del Consiglio. E ha fatto parlare di sè fra l’altro per non essere stato in aula (così come molti esponenti di Pdl e Lega) alla commemorazione in aula per la morte di Oscar Luigi Scalfaro e per aver imposto la giacca ai consiglieri regionali. Questa legislatura sarà, comunque, ricordata soprattutto per le vicende giudiziarie. Dei cinque membri originari dell’ufficio di presidenza del Consiglio, quattro sono stati indagati. Boni è solo l’ultimo in ordine di tempo.

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4 Comments

  1. eugenio says:

    Sono totalmente d’accordo con marcopolo.I caporioni leghisti ci hanno rubato gli anni migliori della nostra vita,spacciando dogmi di onestà e correttezza amministrativa e politica che sono subito caduti a suo tempo con i 200 milioni di Patelli.Era già necessario fare chiarezza allora e inchiodare Bossi alle proprie responsabilità ed incominciare un oculato controllo sulle entrate del movimento.Ormai è troppo tardi:oltre al decadimento della classe dirigente del partito occorre assistere anche a questi episodi di corruzione e contemporaneamente agli investimenti in Tanzania di denaro dei cittadini,che invece era meglio restituire allo Stato con un gesto di grande significato politico ben superiore alla stronzate elargite da Bossi e i suoi accoliti.

  2. lorenzo canepa says:

    marcopolo ha proprio ragione. Basta ricordare le riunioni di pontida Quant prese per il culo . Incominciando dalla vendita quote del pratone . Erano stati raccolti sacchi di soldi finiti dove? Banca del Nord, cooperative , ecc. tutte truffe per rubare i poveri leghisti. Bossi avev venduto anche le famose piastrelle che avrebbero tapezzato il suo ufficio. Bastardo lui e tutto il suo gruppo. Sicuramente la pagherete. Il popolo non dimentica!! .

  3. Federico says:

    Tutto giusto. E’ molto triste, ma è così. Ghe n’è minga de bale. Però non ci si può fermare e, lasciando andare i legaioli al loro destino, bisogno costruire un progetto veramente serio e secessionista, pacato e disposto a battersi per creare tanti Paesi indipendenti al posto di questo Stato corrotto che piace tanto ai sindaci leghisti con la fascia tricolore

  4. marcopolo says:

    Voglio riproporre il commento di “mizzi” che Voi avete pubblicato il 31 gennaio 2012.
    Mai la “storia” di questi infami personaggi è stata raccontata meglio.

    1. mizzi 31 Gennaio 2012 at 9:27 am #

    I MIGLIORI ANNI DELLA NOSTRA VITA, se li sono bevuti questi caporioni leghisti e le loro mantenute! Mentre eravamo a montare palchi (oggi li montano le cooperative albanesi…perchè di fessi non ce ne sono più) a metter su manifesti e a cucinare per loro , si facevano beffe di noi. Ci hanno rubato I MIGLIORI ANNI DELLA NOSTRA VITA, che tristezza ma almeno adesso la Lega è finita. Ci dicevano che eravamo l’ultimo popolo a comportarsi come i vecchi comunisti, cioè a lavorare gratis per il partito. E intanto lor signori si facevano posizioni, ville, belle auto, potere, feste sui laghi, direzioni in Rai. Ci hanno rubato I MIGLIORI ANNI DELLA NOSTRA VITA ma lameno adesso la notte è finita, e se li troviamo per strada li prendiamo a calci nel didietro. Scusate lo sfogo!

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