LEGA, SOLDI ALL’ESTERO: INVESTIMENTO DEMENZIALE

di CHRIS WILTON

In una logica liberale, ogni investimento che non comporti la violazione della legge e delle norme – anche il più spericolato ed estremo – è legittimo, poiché a fronte di un possibile guadagno speculativo, esiste il rischio di un’altrettanto sonora perdita. Quindi, nessuno scandalo per il fatto che si cerchino soluzioni sempre nuove per diversificare. Un po’ strano appare che a comportarsi in questo modo non sia un hedge fund ma bensì un partito politico, oltretutto utilizzando per le sue speculative bets denari di fatto pubblici come quelli del rimborso elettorale. Tant’è.

La cosa che sorprende è il livello della scommessa: certo, c’è una possibilità che il Novara batta 4 a 0 l’Inter a San Siro ma quanti soldi ci mettereste sopra voi, dovendoli rischiare di tasca vostra?  Una prima interpretazione economica dei movimenti messi in pratica dalla Lega Nord (nella foto a fianco Umberto Bossi col cassiere Francesco Belsito) ha provato a darla Angelo Drusiani, esperto obbligazionario della banca italo-svizzera Albertini Syz, interpellato da un sito dedicato agli investimenti: «Affidarsi a promotori specializzati è prassi: i tesorieri di partito li scelgono spesso. Avere in portafoglio diverse valute, poi, è naturale per chi fa investimenti di rilievo: la corona norvegese è la moneta di un Paese ricco che non dovrebbe subire contraccolpi.

Piuttosto, le operazioni in Tanzania e a Cipro sono una scelta estrema: serve un rapporto di estrema fiducia con un intermediario esperto. La decisione di non comprare Bot, però, mi sembra politica: se fossero stati al governo non l’avrebbero fatta».
Io, nel mio piccolo, mi spingo oltre. Visto che gli investimenti sono stati fatti a fine dicembre, i consulenti del Carroccio non si sono accorti che la corona norvegese aveva visto il suo outlook tagliato da “neutral” a “negative” da gran parte degli analisti, a causa del contraccolpo creato sul suo cambio dalla decisione di inizio dicembre della Banca centrale norvegese di tagliare i tassi d’interesse dal 2,25 per cento all’1,75 per cento? Una mossa, quella della Banca centrale, figlia legittima dei crescenti timori per una nuova recessione a livello globale, situazione che colpirebbe al cuore il core business norvegese, ovvero l’esportazione di petrolio.

Va beh, c’è però il fondo della Tanzania. Anche in questo caso, un bell’azzardo per chi – con questi rendimenti – potrebbe tranquillamente acquistare titoli di Stato italiani. Tanto più che è di cinque giorni fa l’ammissione da parte del direttore generale della Bank of Tanzania, Haika Mmbaga, del netto rallentamento dell’economia del paese, la cui crescita nel 2012 sarà di circa il 5 per cento contro il 6,5-7 per cento delle previsioni.

Sempre un bel tasso ma rispetto ad altre nazioni con crescita-turbo, la Tanzania sconta un rischio-Paese ben più serio. In un recente report, la TCX Fund, società di gestione degli investimenti olandese, sottolineava come <nonostante miglioramenti strutturali, la Tanzania rimane debole. La politica monetaria della Bank of Tanzania, poi, potrebbe portare con sé una fiammata inflazionistica e dar vita a fenomeni di speculazione valutaria come quelli registrati in Kenya>.

Di più, per Business International Monitor (BMI) il paese <ha critiche carenze di elettricità, con il rischio di aumenti record delle tariffe che porteranno con sé un peggioramento del quadro economico. Inoltre, il deficit di conto corrente sta gonfiandosi e questo trend proseguirà per tutto il 2012, a causa della domanda di beni capitali che ha preso il posto dell’alta domanda di petrolio del 2011>. Conclude BMI: <Il conto fiscale della Tanzia resterà in rosso per tutto il futuro prossimo. Inoltre, il livello del deficit, la dipendenza da sovvenzioni esterne e concessione di finanziamento e la distorta allocazione della spesa corrente sono tutte ragioni di grande preoccupazione>. Insomma, ci vuole del fegato per investire laggiù.

C’è poi Cipro, ex paradiso off-shore ora ripulitosi presso l’opinione pubblica grazie all’ingresso nell’Ue. Con rating degradato ad A- da Standard&Poor’s lo scorso 30 marzo, il giorno seguente all’assegnazione di status “junk” alla Grecia, la piccola isola siede su una polveriera rappresentata dal suo sistema bancario e dalla sua esposizione verso Atene, specialmente riguardo i due principali istituti: Bank of Cyprus e Marfin Popular Bank. L’analista di S&P’s che a curato la pratica Cipro, Benjamin Young, è andato anche oltre e ha sottoposto le banche del paese a uno stress test in caso di default greco: 28,3 miliardi di euro, questa l’esposizione alla Grecia delle banche cipriote, pari al 156 per cento del Pil.

Di più, tutti gli assets bancari del paese equivalgono al 925 per del Pil, mentre la detenzione di bonds appare l’unica voce non immediatamente allarmante, essendo pari comunque a 5,8 miliardi di euro. Insomma, ai livelli di haircuts obbligazionario di cui si sta discutendo con i creditori privati di Atene in sede Ue, anche recuperando il 50 per cento dai bonds greci, il governo cipriota dovrà immettere il corrispettivo del 3 per cento del Pil nelle banche del paese per ricapitalizzarle o
finanziare i backstops. Se invece, come appare sempre più probabile, dopo l’haircut si recupererà solo un terzo del valore del bond detenuto, il conto salirà al 10 per cento del Pil, portando la ratio debito/pil cipriota a uno stellare 90 per cento, viste le dimensione dell’economia.

Cipro, poi, rischia un effetto irlandese, ovvero banche troppo grandi da salvare per lo Stato, quindi fuga dei depositi dei non residenti e corporate, il vero tesoro su cui si siede. I depositi in conti di non residenti nel 2011 pesavano per il 144 per cento del Pil, stando all’analisi sempre di Standard&Poor’s, includendo anche i depositi delle sussidiarie cipriote di compagnie estere che canalizzano i fondi nel paese per scopi di arbitraggio fiscale (un eufemismo, lo capirete da soli).

Quindi, in caso di crisi sovrana innescata dal sempre più probabile e vicino default greco, una dipendenza simile da capitali facilmente volatili in momenti di tensione, rende Cipro una vera e propria mina vagante. Soltanto le sussidiarie di aziende russe legate all’export di petrolio, minerali e metalli – spesso molto operative nel transfer pricing e nelle strategie di minimizzazione fiscale – reggono in piedi metà dell’isola. Stando a dati della Banca centrale russa, Cipro è la prima, singola fonte di investimenti stranieri diretti della Federazione russa, con un totale di 41,7 miliardi di dollari di ritorno cumulativo presso il settore non finanziario russo tra il 2007 e il 2010, per capirci quasi tre volte i livelli della Germania. Inoltre, Cipro è tra le primissime nazioni per investimenti diretti in molti Paesi dell’Asia centrale, di fatto capitali russi reinvestiti via Cipro attraverso un meccanismo conosciuto come “round-tripping”.

Non c’è che dire, strategie da vero hedge fund.

LEGA: BOSSI, NOSTRI SOLDI IN NORVEGIA PER DIFENDERLI DA FALLIMENTO EURO I fondi della Lega «sono andati in Norvegia, fuori dall’euro, che sta per fallire e ci porterà via i soldi». Lo ha affermato Umberto Bossi smentendo che le risorse finanziarie del partito siano state investite in Africa. «Altro che Tanzania -esclama lasciando Montecitorio- sono andati in Norvegia. Ma è inutile che ve lo spiego, tanto non capireste», conclude commentando la domanda che gli è stata rivolta da un giornalista.

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CHI E’ IL CASSIERE DELLA LEGA

Come ha scritto Marco Alfieri su La Stampa Francesco Belsito annovera questo curriculum: “Ex autista tuttofare di Alfredo Biondi con trascorsi da buttafuori nelle discoteche liguri, passato da Forza Italia al Carroccio, il futuro sottosegretario alla Semplificazione Normativa diventa velocemente il custode dei segreti finanziari del Carroccio e della famiglia Bossi, che lo nomina amministratore dell’editoriale  Nord. Per poi piazzarlo nel cda di Fincantieri. In cambio Belsito scarrozza il Senatùr nelle puntate in Riviera, da Alassio a San Fruttuoso, allineandosi docilmente ai diktat del cerchio magico. Per quel che vale, un suo  bigliettino da visita viene trovato nella casa genovese di Ruby «rubacuori» mentre alle cronache locali l’ex vice Calderoli è noto per il vizietto di posteggiare il Cayenne negli spazi riservati alla Questura e per il tormentone della doppia (finta?) laurea a Malta e in Inghilterra”. Quel che non appare in queste righe è che Belsito ha ereditato i segreti finanziari del Carroccio nientemeno che da Maurizio Balocchi, storico cassiere leghista, anche lui ligure, che aveva assunto il giovane discotecaro come suo portaborse. Alla morte di Balocchi – uno dei pochi, se non il solo, che si potesse permettere di dire di “no” a Bossi -, Belsito ha fatto buon uso dei segreti trasmessigli dal suo capo e non solo ha preteso di essere elevato ad amministratore del partito, ma si è anche imposto come membro del governo e infatti gli fu assegnato l’incarico di sottosegretario alla Semplificazione normativa, insomma vice di Calderoli, anche se in questa sua veste non si ricorda un solo passaggio degno di nota.

Ottenuto quel che voleva, Belsito si è subito messo al servizio del cerchio magico (si dice, tra l’altro, provvedendo a saldare i numerosi conti lasciati qua e là dal Trota), inimicandosi gran parte della vecchia guardia e delle sezioni del partito, che versano in condizioni critiche e spesso devono far appello al buon cuore dei militanti per poter pagare l’affitto e non chiudere baracca e burattini. E tutto questo mentre il “cassiere” investe fior di milioni di euro in Tanzania.

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10 Comments

  1. Robertone says:

    IO devo solo dire una cosa , non mi risulta che i fondi norvegesi rendano 3.5 per cento a sei mesi , semmai si tratta del fondo BMW tedesco in corone norvegesi , che ha un tasso reale del 2,25 per cento.
    Inoltre è un fondo che è basato , principalmente sulla previsione di cambio positiva della corona rispetto all’euro.
    Finanza creativa anche li , diciamo.

  2. luciano says:

    considerato che qualche altro politico ha investito in tutta fretta mi è venuto il dubbio che sia in arrivo una patrimoniale sui fondi investiti in italia. Come è già accaduto in passato sui prelievi bancari i furbacchioni lo sapevano in anticipo ed hanno prelevato i soldi il 31 dicembre e li hanno versatl sul conto il 2 gennaio evitando di pagare il balzello.

  3. batwoman says:

    l’amministratore non ha diritto di voto, a parte che sul bilancio.

  4. grangibus says:

    100% padano oltretutto…
    Marrone
    Belsito
    Brigandi
    Bonanno
    Mauro

    lacchè semiti

  5. rodolfo says:

    è uno dei 4 che in nel consiglio federale ha diritto di voto insieme a bossi,calderoli ed alessandri sulle decisioni prese ai vertici, che dire uno degli uomini più potenti di oggi in lega ? Rodolfo

  6. Sergio says:

    Ma questo Francesco Belsito da dove salta fuori ?
    Non mi risulta essere uno degli “storici” della Lega, è arrivato sicuramente dopo. Saebbe interessante avere un suo profilo in un prossimo articolo. Sergio

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