Lega, paralisi primarie tra candidatura di Bossi e stallo dei candidati

di REDAZIONE

A 17 giorni dalla scadenza, a meta’ novembre, per la presentazione delle candidature alle primarie leghiste del 7 dicembre, nessun modulo e’ ancora pervenuto negli uffici di via Bellerio. Neanche Matteo Salvini, unico a essersi messo subito a “disposizione” per l’incarico di segretario federale, ha ufficializzato la sua candidatura o cominciato la raccolta firme (ne servono almeno mille, massimo 1.500, entro il 30 novembre). Ma quel che e’ curioso e’ che di altri possibili candidati si parla solo a titolo di ‘voce’: nessuno e’ sceso in campo oltre a Salvini. Tranne Umberto Bossi. Ieri a Lazzate, il senatur e’ tornato a ventilare la minaccia di correre per riprendersi il suo vecchio posto. Roberto Maroni ha reagito dicendosi diplomaticamente “contento” dell’idea del senatur che, pero’, viene accolta con incredulita’ e scetticismo dai dirigenti ‘lumbard’.

Non e’ un mistero in Lega, infatti, che Bossi tifi, in realta’, per un altro candidato: l’ex segretario della Lega lombarda, ex ‘saggio’ di Giorgio Napolitano, nonche’ attuale capogruppo alla Camera, Giancarlo Giorgetti. Il quale, almeno per ora, ha sempre escluso la possibilita’ di correre per la poltrona di segretario. Oltre ad averlo detto pubblicamente, nelle scorse settimane, Bossi ne ha riparlato con molti, sia in via Bellerio sia a margine dei recenti comizi. Due domeniche fa, a Cantu’, nel Comasco, ha scandito chiaramente il suo aut aut: “Se non si candida Giorgetti, sono costretto a candidarmi io”. E sono in molti nel movimento a ritenere che l’ipotesi di una sua ridiscesa in campo sia piu’ una minaccia per ottenere altro, in perfetto ‘stile senatur’, che un’eventualita’ verosimile. Oltre a essere l’ennesima ‘giravolta’: all’assemblea della Lega, a fine settembre a Venezia, Bossi, infatti, aveva accolto con favore l’idea, avanzata da Maroni, di allargare il voto a tutti i militanti e fatto intendere che non si sarebbe ricandidato. Mentre nelle settimane scorse, poi ha espresso pubblicamente il suo gradimento per Salvini (il quale peraltro ha avviato fin dall’estate e con pervicace costanza un percorso di dialogo e riavvicinamento al senatur).

Piu’ che un’eventuale ricandidatura di Bossi, il vero problema in casa Lega e’ trovare altri candidati oltre a Salvini, dal momento che le primarie in corsa solitaria sarebbero ovviamente una contraddizione in termini. Attorno al nome di Giorgetti si e’ coagulato un fronte composito che unisce correnti un tempo in contrapposizione: i cosiddetti ‘bossiani’, i dirigenti varesini (che mal digeriscono di cedere per la prima volta la segreteria a un milanese e a Salvini preferirebbero il capogruppo loro concittadino) e una fronda consistente di parlamentari lombardi di stretta osservanza ‘maroniana’, non proprio entusiasti di come Salvini sta gestendo la Lega lombarda. Questo gruppo non si vuole arrendere davanti ai ‘no’ finora ribaditi con determinazione dal presidente dei deputati leghisti. E auspicano che Giorgetti cambi idea, anche all’ultimo minuto, per il bene del partito. Sono molti in Lega che considerano i giochi ancora aperti e credono che la situazione definitiva non si delineera’ prima di meta’ novembre (la scadenza per la presentazione delle candidature e’ il 30 novembre, con le primarie fissate una settimana dopo). Una parte dei fan di Giorgetti, invece, sta confluendo su un altro nome, quello del bolognese, Manes Bernardini. Giovane avvocato, candidato sindaco alle ultime amministrative e consigliere regionale, Bernardini sarebbe sostenuto dall’associazione vicina alla Lega, Terra insubre, e scavalca Salvini nel sondaggio lanciato dal quotidiano on line ‘L’indipendenza’ (espressione dell’associazione indipendentista fondata dall’ex direttore della ‘Padania’, Gianluca Marchi).

In caso di corsa a due Salvini-Bernardini, il vero segnale sara’ l’assenza di un candidato veneto. Nel momento di difficolta’ che la Liga sta attraversando, con la considerevole perdita di voti registrata alle ultime politiche, le divisioni interne al movimento rischiano di blocchi qualsiasi candidatura. I due big veneti sembrano sostanzialmente fuori dalla partita. Il segretario Flavio Tosi ha chiarito piu’ volte di non essere disponibile se non per una candidatura “unitaria” (improbabile al momento sul suo nome) e comunque e’ impegnato nel tour in tutta Italia, non solo al Nord, per sostenere la battaglia a favore delle primarie per rilanciare il centro-destra. Mentre Luca Zaia ha piu’ volte ribadito che vuole essere un governatore a tempo pieno (giustificazione piu’ che lecita, essendo la stessa che ha spinto Maroni a lasciare la segreteria). Un alto dirigente della Liga definisce come “altamente probabile” che si vada a congresso senza un nome veneto in corsa. “Se Tosi si candida, contro di lui si candida un altro veneto certamente”, spiega, “il Veneto e’ diviso a meta’ a causa della sua conduzione della segreteria: ha favorito solo la sua corrente e ha avuto mano pesante con espulsioni e commissariamenti continui”. Pur di non aver Tosi, l’ala del veneto piu’ vicina a Zaia e’ disposta a votare un lombardo. “Salvini parla da leghista, molti lo apprezzano, non si sentono commenti negativi su di lui: Tosi, invece, ha imboccato una strada che lo sta portando a fare un partito per conto suo”.

Di altre candidature per ora non si parla, tranne quella, tutta auto-promossa e forse troppo ambiziosa, di Roberto Stefanazzi, estroverso consigliere comunale leghista di Vizzola Ticino (900 anime circa in provincia di Varese). Classe 1976, Stefanazzi ha aperto una pagina facebook ‘Roberto Stefanazzi per la segreteria federale’. Attivata l’8 ottobre, finora ha ottenuto solo 253 ‘Mi piace’. (Fonte: www.Agi.it)

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

2 Comments

  1. Marco says:

    Che Bernardini scavalchi Salvini nel vostro sondaggio non è vero, ora è in testa Salvini.

Leave a Comment