Con la Lega nessuna indipendenza, buttato un quarto di secolo

di GIACOMO CONSALEZ

Scrivo queste righe in risposta all’articolo di Stefano Bruno Galli comparso sabato 22 giugno 2013 su L’Indipendenza, e alla discussione che ne è scaturita. Di questo articolo mi piace tra l’altro il riferimento agli “apparati burocratici e amministrativi, pieni di zecche, di pidocchi e di parassiti, come diceva Gianfranco Miglio”. Concordo: il costo della politica è anche quello relativo alle migliaia di parassiti che siedono e si sono seduti in passato sugli scranni dei governi e parlamenti locali e centrali, tutti emanazioni dirette dello stato piovra italiano, centralista e accentratore. I costi di questi signori, una parte importante dei quali leghisti, sono ingenti e non ammontano certo a un euro al giorno, visto che a stuoli di sanguisughe incompetenti, inconcludenti, disoneste e cialtrone stiamo pagando costosissimi vitalizi e pensioni.

Ma il costo principale della politica è lo spoils system ben descritto nel recente articolo di Enzo Trentin. Il costo immane è quello della compravendita del consenso, che porta i partiti, nessuno escluso, ad acquistare la propria rielezione attraverso favori personali, appalti ad amici, parenti, amici dei parenti e parenti degli amici, lobbies, corpi intermedi e corporazioni fedeli alla logica del voto di scambio. Quasi sempre in rotta di collisione con il merito, il mercato inteso come spontaneo e libero scambio, e l’interesse prevalente di ciascuna comunità. Il costo insostenibile è anche quello associato ai costi solo a prima vista immateriali delle inefficienze e degli sprechi di tempo e risorse pubbliche, peraltro carpite a viva forza dalle tasche di contribuenti ormai esangui come quelli lombardi e veneti. È quello della burocrazia lenta, corrotta e attenta solo a fare il minimo per la collettività e il massimo per il proprio “insgabellamento” a vita.

Un giorno andai a far visita ad un pezzo grosso della Lega in Lombardia, con tanto di Alberto da Giussano con spadone sul tavolino, per proporgli un’idea, un percorso di preparazione dei giovani attivisti sui temi del federalismo e della democrazia diretta. Cosa di cui ovviamente non si fece nulla, vista la natura di quel partito. Stupido io. Bene, il politico in questione commentò con i suoi assistenti: “Questa è la prima volta che qualcuno viene da me per propormi un progetto anziché chiedermi un favore”. Questo in risposta a chi mi viene a parlare della “parte buona della lega che è il suo elettorato”. In generale, l’elettorato di un partito verticista non ha altra scelta che affiliarsi al potere in modo clientelare, non avendo ALCUNA POSSIBILITÀ di incidere sul proprio futuro e su quello della propria comunità con strumenti di deliberazione popolare che contrastino lo strapotere autoreferenziale della classe dirigente.

L’indipendenza di Lombardia e Veneto, le due regioni favorevoli alla devoluzione nel 2006, si raggiungerà solo a condizione che, usando argomenti seri, riusciamo a raggiungere non solo gli elettori della lega, ma in particolare tutti coloro che la lega ha disgustato senza possibilità di appello. Il lavoro di comunicazione da fare è lungo, e deve rivolgersi agli attuali elettori di tutti gli schieramenti, mirando a chi in Lombardia e in Veneto non vive di Stato, cioè la stragrande maggioranza dei cittadini. Senza settarismi ideologici o macroeconomici di sorta. Fugando una volta per tutte quell’immagine così diffusa tra la gente, e non a torto, dell’indipendentismo padano come costola dell’etnonazionalismo novecentesco europeo di estrema destra. E mirando anche a tutti coloro che si sono rifiutati di far la coda per deporre la scheda nell’urna, un gesto avvertito come una forma di piaggeria e ossequio verso il regime, come una triste pantomima di democrazia. Un gesto che è diventato sempre più umiliante di turno elettorale in turno elettorale.

Io credo che in questo quarto di secolo gli intellettuali della Lega (poch e mal tràa insèma, con una sola radiosa eccezione) abbiano sbagliato tutto il possibile e anche di più. Le ragioni a favore di una progressiva autonomia di Lombardia e Veneto, fino all’indipendenza, sono ragioni che collimano a perfezione con gli interessi del 90% dei lombardi e dei veneti. Nonostante questo la lega è riuscita a raccogliere consensi minoritari e a dissiparli progressivamente per molti motivi su cui non val la pena tornare per l’ennesima volta.

Occorre ricominciare da capo, parlando del perché l’italia non farà mai altro che “comprare” nei fatti chi sta al suo gioco (come ha fatto con diversi leghisti) grazie al canto delle sirene del potere clientelare, e al contempo succhiare fino all’ultima goccia di sangue alla nostra gente. Occorre far capire che il modello che proponiamo non ha a che fare IN ALCUN MODO con l’odio e il disprezzo  per gli altri, ad oggi unico argomento “forte” di alcuni esponenti leghisti, nella migliore tradizione di 25 anni di “sbragi ma denci nò” (urlo ma non mordo) del deposto sciamano leghista.

Occorre partire dal modello di stato che vogliamo costruire, che è antitetico allo stato centralista italiano, e poggia sulla SOVRANITÀ DEI CITTADINI CONTRIBUENTI SUI PIDOCCHI GOVERNANTI E LORO AFFILIATI, e su un’architetura di governo in cui il potere sia sminuzzato fino a farne coriandoli, per consentire il massimo controllo possibile sugli abusi che QUALSIASI potere centrale, anche un potere tutto celtogermanico, tende invariabilmente a perpetrare, come la politica lombarda ci insegna da 30 anni.

Un controllo da esercitare grazie al CONFERIMENTO DI POTERI LEGISLATIVI AI CITTADINI, che li potranno esercitare mediante referendum e iniziative popolari, detenendo, comunità per comunità, un potere superiore a quello dei loro delegati, i quali non avranno altra scelta che mettere in atto verbatim le deliberazioni della loro cittadinanza. Un’architettura di governo che preveda il PRIMATO DELLE COMUNITÀ LOCALI sul governo federale, quest’ultimo da intendersi soltanto come un tavolo di incontro e coordinamento tra i rappresentanti delle comunità medesime. Questa cultura non ha MAI fatto parte del DNA centralista di un movimento sciamanico, paternalista e verticista come la lega, e dunque è una coscienza tutta da costruire. Da capo.

Scommettiamo che se parlassimo di autodeterminazione in questi termini, e non com’è stato fatto finora dalla crème del partito romano Lega Nord, la gente ci verrebbe dietro a frotte? Abbiamo bisogno di mezzi di comunicazione sempre più potenti. Abbiamo bisogno che quei pochi che ancora possono investano su un’idea nuova di autodeterminazione, riconoscendola come l’unico futuro possibile per questa landa asservita da 152 anni agli stravizi di una satrapia statalista lontana, obsoleta e stracciona.

*Aderente al movimento Pro Lombardia Indipendenza

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

68 Comments

  1. io non so come si pssa rispondere a questo anonimo personaggio miki, il quale non ha il coraggio come me e tu Consales a metterci la faccia, il tempo e la voglia di indipendentismo, separatismo da questa itagliota del anonimo miki possibilmente in minuscolo per cui va bene insieme a tutti i parassiti itaglioti e leghisti senza palle.

    Rinaldo Cometti

    • Miki says:

      Usi l’opzione “cerca” su l’indipendenza: digiti Miki Brianza e troverà quello che cerca (visto che ci tiene tanto a conoscermi!)
      Il piacere è tutto suo comunque.

  2. Nazione Toscana says:

    Lo sciamano portava tanti voti.
    Non sufficienti a fare quel che si doveva e che, alleandosi con altri, non si è potuto fare.
    Se l’avesse votato in massa, la nostra gente si sarebbe certamente divertita.
    Molto di più di quanto si diverta oggi.

    • Miki says:

      Me l’ero persa,nel vuoto cosmico dell’articolo, la parola sciamano. E detto da uno che in questi anni ha fatto così tante cose per il bene della Padania fa ancora più male.
      Padania Libera
      Secessione

  3. Giovanni says:

    Condivido il pensiero di Giacomo. A differenza sua io credo che il periodo di tempo, sebben + lungo di ogni aspettativa, è finito. Si tratta di cambio generazionale. Ci vorranno un paio di generazioni di intervallo e occorrerà vedere l’evoluzione europea per rimettere in moto il processo di secessione. Semmai allora ci sarà ancora uno stato nazionale. Noi abbiamo iniziato in un substrato vergine e contro tutti. Per fare quelle rivoluzioni non si può andare al potere. Occorre restare all’opposizione, sempre e comunque. Riformare uno stato dall’interno è utopia. Ma alla base del ritorno all’alleanza con il sig. B non c’erano tensioni ideali. C’era un grosso problema di cassa e di casa. Lì, dopo il governo Prodi, fu l l’errore. Con il se e il ma non si storia. Probabilmente lasciare governare quella ammucchiata avrebbe evidenziato sempre di + i problemi e fatto scattare la ricolta. E’ quello che si ripete con Grillo. Eppure tanti lo vorrebbero a governo. Se lo facesse, ripeterebbe l’errore. E’ da fuori che demoliscono le case. da dentro ti cascano addosso e ti seppelliscono. Come volevasi dimostrare con la lega se non defunta, serto in rianimazione.

    • Miki says:

      Mi sembra una buona idea:lasciamoli fare tutto quello che vogliono per altri 150 anni. Poi tra un paio di generazioni,una guerra nucleare e un mondo sconvolto in macerie, la Lega Nord uscirà dal suo nascondiglio e dirà “mi ha cercato qualcuno?” Per dirla alla compagno Fausto

  4. Asterix says:

    Carissimo sig. Consalez, la Lega non è riuscita a cambiare lo stato, ma come avrebbe potuto farlo con il 7-8% dei voti?
    Guardi che non è ancora detta l’ultima parola, soprattutto dopo le condanne di Berlusconi che lo metteranno fuori gioco per sempre, forse aprendo gli occhi a molti Padani che si credono italiani.
    Lei dov’era il 15 settembre 1996? Dov’erano quelli di Color 44 e i venetisti? Milita in una formazione che in quasi 5 annidi vita non è riuscita a raggiungere lo zero virgola zero zero zero zero. La Padania non ha bisogno di microleghe o comitati referendari simili a quelli dei Radicali, che organizzavano 10 referendum all’anno per incassare rimborsi.
    Tanti ma tanti auguri.

    • el Lombard says:

      1)La Lega ha avuto anche il 30% in Veneto e Lombardia, perché non ha fatto NULLA per l’indipendentismo?
      2)La storia di Berlusconi non merita neppure una risposta. Cosa c’entrerebbe con l’indipendenza?
      3)Dov’era Bossi il 16 Settembre 1996? a rassicurare le istituzioni italiane forse?
      4) Pro Lombardia Indipendenza è nata l’11 Settembre del 2011
      5) Va bene ignorare la storia repubblicana, ma forse bisognerebbe informarsi sul contributo dato dai radicali alla laicità di questo schifo di paese. senza volerne fare un’agiografia ci mancherebbe, ma solo volendo riconoscerne i meriti.

    • Giacomo Consalez says:

      Di cosa ha bisogno la Lombardia lo lasci decidere ai lombardi. Sul vostro conto la decisione è stata presa. Spiacente ma Pro lombardia Indipendenza non ha cinque anni di vita e neanche due. Ci dia venticinque anni e faremo anche noi danni irreparabili.

    • Miki says:

      Ma perchè ci sentiamo in dovere di ribadire l’evidenza? Aspettiamo fiduciosi che con il 4virgola% del 2006 della Ln questi fantomatici seguaci del Che ci portino devolution o altre riforme dello stesso peso SENZA allearsi con il terribile Pdl. Se ci riusciranno avranno il sostegno che meritano. Dover ogni volta sottolineare che con ben l’8% nazionale non si libera la Padania dai piocc è un’offesa all’intelligenza di chiunque (risultato ottenuto solo grazie all’impatto mediatico dei Borghezio,dei Bossi Bossi e c., perchè altrimenti si sarebbe prossimi allo 0,2 dei macroregionalisti).

      • Giacomo Consalez says:

        leggere questo articolo e chiamare l’estensore un segace del Che la dice lunga su quanto i Miki-like abbiano capito di federalismo. Un vuoto a perdere. Maestri di fedeltà codina verso lo sciamano, ma di federalismo neanche l’ABC. Come disse bene Gianfranco Miglio in Io, Bossi e la Lega,

        “Quando i miei amici leghisti si proclamavano «federalisti», io domandavo loro, un po’ ironico, che cosa ciò volesse dire. Mi rispondevano candidamente: «Non lo so», oppure facevano confusi riferimenti alle «autonomie», alla liberazione dall’egemonia del Sud, e via di questo passo. Anzi, io ho il sospetto che, nella mente del segretario e dei suoi collaboratori – stante l’ignoranza circa ciò che sia un «vero» ordinamento federale – quest’ultimo si confonda con un generico «cambiamento» delle posizioni personali di potere.

        Del resto nei quattro anni che ho passato accanto ai vertici del movimento (e ci stavo notoriamente come esperto della riforma costituzionale) non una sola volta – dico una sola volta – Bossi, oppure uno dei suoi «colonnelli», mi hanno domandato una qualsiasi informazione su un qualsiasi punto dell’ordinamento federale che noi auspicavamo. Il «federalismo» era per il segretario e per i suoi accoliti uno strumento per la conquista del potere, una specie di «piede di porco» con il quale scardinare le difese degli avversari. Più volte alcuni dei «colonnelli» si sono domandati, conversando con me, se l’attuazione della «rivoluzione federalista» corrispondesse realmente all’interesse del movimento.”

        • Miki says:

          “Esulterò anch’io, ma solo a cose fatte. Di sparate campate in aria ne ho sentite più che abbastanza. L’abolizione di 61 province porterebbe un risparmio dell’ordine di diversi miliardi di euro annui, vero e proprio ossigeno per uno stato coloniale strangolato dal debito. L’accorpamento invece sarebbe una brutta operazione di maquillage e porterebbe a creare dei grigi doppioni delle regioni.
          Un’ultima osservazione, sarà veramente interessante vedere per strada a mendicare col piattino un esercito di buoni a nulla senza né arte né parte, a cui l’italia, proprio in quanto tali, aveva riservato strabilianti onori e ricchezze…”
          l’indipendenza,7 lug 2012 h 8.54 am

          L’ha scritto lei? Non aggiungo altro

          (forse frequentare troppo certi ambienti http://www.sellombardia.it/milano/app.asp?id=1461
          le ha mandato lievemente in pappa le idee)

  5. all’amico Giacomo Consales, mi sembra da quando ho letto l’indipendenza e dontinuo a leggerla perchè è il giornale più srio che si possa leggere on-line. Io sootoscritto ho annunciato già in vari mie commenti su queto giornale che la lotta bisogna cominciarla dai piccoli comuni, interrogando, sondaggiando e proporre a tutta la gente del piccolo territorio un referendun consultivo, propositivo senza quorum sulla autodetrminazione del proprio comune e divulgarlo ai max media locali , provinciali e regionali. Io non sono Lombardo ma di origine si ma abito in Emilia e cerco di convincere gli amici leghisti o ex leghisti ad addentrarsi in questa nuova lotta con un progetto che io chiamerei Pro Emilia. concordo che i tempi saranno lunghi in modo particolare nella mia regione ma sicuramente in primis dobbismo conquistare le piccole comunità, le quali sono quelle più facili da conquistare, contro l’egemonia del PD e degli altri partiti itaglioti, compreso anche la Lega Nord, la quale ci ha tradito. Ora dobbiamo iniziare una nuova lotta
    e dopo quanto ho letto sul servizio e ii vari commenti alcuni provocatori e contrari ad ogni nuova esperienza e altri che sono pronti a firmare e in acordo su quabnto ha scritto Giacomo Consales. Io per questa udea sono concorde al 100%.
    Rinaldo Cometti cittadino Emiliano

  6. Garbin says:

    Fa rabbia vedere che patrimonio di voti e parlamentari ha buttato nel cesso la lega.

    E lo dico da persona che l’ha votata fino alle penultime politiche.

    Nessuno chiedeva a questi di immolarsi per la Padania, bastava agissero con serietà e decisione come i sud tirolesi, che sono molti di meno ma hanno ottenuto molto di più.

    • Miki says:

      Si. Me li vedo Cometti,Consales e Lei che alle 3 di notte andate a tagliare le luci alla madunina e alla Rinascente in quel di Milano. “Era una notte buia e tempestosa…”
      O Lei è di quelli che entarno in Porta Pia dopo che altri han già fatto la breccia? In questo caso si metta in coda che siete in troppi.

  7. Riccardo Pozzi says:

    Gli intellettuali della lega, pochi e malamente ammucchiati, come dice lei, hanno fatto poco e male perché mal seguiti dalla base. Non sente anche lei la nausea di chi continua a dare le colpe ai vertici? I padani? Non sanno nemmeno cos’è il residuo fiscale, si precipitano a pagare il canone rai anche prima della scadenza per non incorrere nelle sanzioni di cui all’art…., la regione dove “Un posto al sole” fa gli ascolti più alti è il veneto, a Milano tempo fa ci fu un piccolo allarme per un assembramento spontaneo di alcune migliaia di persone nel centro, si temeva fosse una protesta per l’inasprimento delle tariffe sul trasporto cittadino, era il casting di “amici”. La Lega ha fallito, certo che ha fallito, non ha saputo divulgare gli studi di Ricolfi invece di raccogliere ampolline di coli fecali, ma caro Consales, i nemici della Padania, oggi come 800 anni fa, parlano dialetto e hanno il cognome che finisce per “i”, oggi come contro Barbarossa, i padani sono divisi, livorosi, invidiosi, impauriti, pavidi e anche un po’ codardi, pronti a baciare le pile al democristiano di nuovo conio e attenti a non irritare il coccodrillo. Mi creda, più del dolor potrà il digiuno. Solo il dimagrimento delle tasche padane imporrà ai possessori delle stesse un colpo di reni per non affogare.

  8. Albert1 says:

    Oltre al canto delle sirene del potere, ha fatto molto anche quello delle badanti…!

  9. Albert1 says:

    Quando sento dire che la “base” è sana mi vien da ridere: la loro stupidità li rende complici! Il fatto che, spesso, non abbiano ottenuto niente è la prova che son niente altro che classici italiani: cornuti e mazziati.

    • Miki says:

      Non avevamo l’appoggio della magistratura ne di qualche colonnello dell’aisi. A differenza dei mafiopartiti di suditalia unita (da sel a Fn)

      • Albert1 says:

        Beh, certo: scherzi a parte, anche un movimento indipendentista serio arriverebbe, più prima che poi, a scontrarsi con l’apparato statale, in larga parte occupato da meridionalisti e loro clientes.

        • Miki says:

          Per serio intende bombarolo? Non aizzi troppo gli animi, sa i Padani basta un niente e succede un macello.
          (o era il contrario? Mi confondo sempre)

  10. Unione Cisalpina says:

    KONDIVIDO… ed anzi, al riguardo, ho già avuto modo di soffermarmi dando dettagli… ottimi alleati sono Bettinelli & Migotto…

  11. Grande Giacomo. Occorre ora creare la rete, lavorare sui territori, conquistare comune per comune. Mille comuni (ma son convinto ne bastino cento) gestiti da gente libera fanno tremare a morte il leviatano.

  12. Franco says:

    Ligabue all’Arena di Verona terrà sei concertil (16-17-19-20 22-23 Settembre). Il giorno di apertura delle vendite “on line” per gli spettacoli del 22 e 23 sono state registrate 160.00 richieste a fronte di 22.000 biglietti disponibili (Libero 11 Giugno 2013)

    • Giacomo Consalez says:

      centosessantamila? I nostri per le cose che contano sono sempre pronti a mobilitarsi (musica di melma, tra l’altro, con rispetto per la melma)

  13. Mah says:

    Bla bla bla….In concreto cosa si sarebbe dovuto fare? Per favore un’idea, quale via percorrere, precisa, senza possibilità di equivoci.

    • Giacomo Consalez says:

      rilegga l’articolo e veda il nome del mio gruppo politico di di riferimento, del quale io sono meno che un militante comune. Si rivolga a loro e vedrà che sono sul territorio ogni fine settimana e sacrificano tutto il loro tempo libero per l’indipendenza della Lombardia.

      • Miki says:

        Ah la solita lista patacca: se ne sentiva il bisogno.

        • el Lombard says:

          Giusto giusto..poi oggi Salvini ha scritto “indipendenza” su Fb. Quindi per altri 10 la Lega rimane un partito indipendentista, qualunque cosa faccia. Sempre più allibito..

          • Miki says:

            Guarda per me Salvini è un buon sindaco di Milano,se verrà eletto, ma l’indipendentismo è meglio se lo lascia sul comodino la mattina,così non glielo rubano di nascosto.
            Mi scagliavo contro l’ennesimo tentativo cadregaro che tenta di appendere il cappello lavorativo al chiodo fisso dell’indipendentismo. Gremmo e Oneto si può non condividere nulla di quel che dicono ma almeno sono “duri e puri” come direbbe Varin; Bernardelli magari sono 20 anni che spara a mitraglia su Ln,da Bossi Bossi a Bobolo nei secoli dei secoli (come nei peggiori anatemi) però sono SICURO che se ci fosse da tirare su un muro a nord di Roma pagherebbe di tasca sua pur di farlo. Ma siccome su questo sito di carnevalate che si vorrebbe spacciare per vie alternative ce n’è una ogni 3 gg, sarà il caldo sarà la Idem ma a me dopo un po’ la pazienza evapora.

            • Giacomo Consalez says:

              invece le vostre carnevalate sono le stesse da 25 anni, e ci avete fatto delle gran belle carriere. Ridicoli venduti.

  14. Bepe says:

    Ma adesso, con Consalez, recupereremo i 25 anni perduti.

    Parti, Consalez, e la gente ti verrà dietro a frotte!

    • Giacomo Consalez says:

      Non con me, io sono un pirla qualsiasi. Con gente che, per cambiare, si riunisca intorno all’idea giusta anziché intorno a delle panzane.

    • Miki says:

      “qualcuno era secessionista perchè era convinto di avere dietro di se la borghesia Lombarda”
      Pork…
      : D

  15. el Lombard says:

    Gente che ancora dà dei traditori a chi critica la Lega. Io sono allibito, ma cosa devono fare per farvi capire che a loro non frega nulla dell’indipendenza nè di quei poveri ingenui che continuano ad andare nelle piazze a farsi ridere dietro. Hanno tradito la causa indipendentista, hanno rubato soldi ai loro stessi militanti con la banca della Lega, hanno rifatto un’alleanza con chi accusavano di essere mafioso..boh..io non so più che dire..

    • Miki says:

      Ma infatti la garanzia di genuine agitator non deriva dal marchio: deriva da tutti coloro che superato Grosseto han sempre visto la (prima) Ln con la gioia di un ispezione dei Nas a chinatown. Hai mai visto qualche delinquente (parassita?: come preferisci) preoccuparsi dei vigili di quartiere? No,per il semplice fatto che sono inutili
      La stessa non-preoccupazione che hanno i patrioti verso la Lega 0.2%: allora ripeto la domanda “chi era (è) che dava fastidio ai fratelli di taglia; Bossi Bossi o i macronazionalisti di adesso?”

      • el Lombard says:

        Ok, se la tua tattica è scrivere commenti senza un senso grammaticale per rendere impossibile controbattere, la tattica è più che vincente. Potresti spiegare il concetto?!
        Rispondendo alla domanda: Bossi ha dato un fastidio incredibile ai fratelli d’itaglia, a tal punto che l’hanno fatto ministro..

        • Miki says:

          Glielo spiego in parole più semplici,così capisce: la migliore garanzia che Umberto Bossi era il cambiamento e maroni è il gattopardo è l’appoggio incondizionato che riceve oggi Maroni a sud della Padania. Proprio quelli che scrivevano “BOSSI CREPA” allo stadio adesso si lanciano in lodi sperticate sul nuovo corso 0.2%. “Egguai a toccare a Marone!”
          Umberto Bossi ministro lo è diventato coi voti dei Padani perchè, se l’8% nazionale può parere poco, il 30% del Veneto si PESA e non si conta, come giustamente diceva Lui. Quindi (diggiamo) che ministro lo è diventato con i voti,non certo per gentile concessione di fratelli di taglia.
          Se però ANCHE stavolta le risulta troppo ermetico quanto scrivo chieda aiuto a L. Bandiera per l’esegesi del testo! (ri-rotfl!)

  16. giacomo quarenghi says:

    Che pena che fa questo tizio pseudo indipendentista. Ha descritto la sua figura: traditore di un’ideale tanto da essere (ora che la LN gli va stretta), un carnefice. Ma va a laurà

  17. lorenzo says:

    Bene articoli così. C’è bisogno di idee e di proposte, non di paranoie mentali, guerre fratricide, rancori, risentimenti e frustrazioni che fanno solo la felicità e la goduria dei parassiti e dello stato predone italico.
    Proposta molto semplice per la Lombardia (e per la Padania):

    prendiamo e adottiamo il sistema fiscale, giuridico, legislativo ed istituzionale della Confederazione Elvetica

  18. Maurizio says:

    Ora comprendo le sue reazioni di qualche tempo fà, quando era in Unione Federalista……
    Lei è indipendentista ?
    O altro ?
    Federalista, no di sicuro, visto il modo con cui si rapportava con chi era all’interno del movimento…cancellando i post ed escludendo dalla pagina persone che le davano fastidio, lei era l’admin di quella pagina.

  19. Giacomo Consalez says:

    una preghiera ai lettori: facciamo un ultimo sforzo per sostenere questo giornale che è anche un forum di discussione spesso aspra ma onesta. Fate anche voi una donazione cercando il banner sulla destra di questo articolo.

    • elio says:

      delusi dalla lega? il 70 per cento dei lombardi non l’ha mai votata ed è da questo ignobile dato che si deve partire altrimenti stiamo quì solo ad insultarci tra di noi

      cin cin

      • Alterego says:

        Prima di chiederci perché il 70% dei lombardi non vota la lega, chiediamoci piuttosto cosa ha fatto e cosa fa la lega per farsi votare dai lombardi.

      • maria says:

        sbagli, il 50-60% dei “padani” ha votato la Lega almeno una volta..

      • Albert1 says:

        Va bene la franchezza, magari anche un po’ di paraculismo, però non tutti riescono a prendere sul serio uno in canottiera, che con due rutti e una scorreggia pensa di aver fatto il comizio del secolo, di aver fugato ogni dubbio circa la bontà del suo “progetto”!

        • Miki says:

          Un altro che vede un quadro pop e dice “e ma se lo faceva mio figlio di 4 anni lo faceva meglio”.
          Nemici dell’arte!
          Fuor di metafora quella era LA politica seria per un popolo senza più storia e identità. Se tu dai 4 panini imbottiti ad uno che non mangia da 10 giorni quello crepa. Se tu dai un identitarismo imbolsito-maronita a un popolo che SI VERGOGNA della sua lingua madre e della sua memoria, quel popolo magari non crepa perchè il conto in banca non ha etnia nè religione,ma sicuramente non colpisci al cuore della gente

          • Giacomo Consalez says:

            Vedo stuoli oceanici di cuori infranti dallo spirito di Belsito.

          • Albert1 says:

            Nella vita, secondo me, è sbagliato procedere come ai pasti: prima servi l’antipasto, così da stuzzicare l’appetito, poi il primo, così che gli ospiti capiscano che si fa sul serio, poi…
            Se si è nel giusto, se le proprie idee non sono raffazzonate, se si ha un piano, e non qualche scarabocchio fatto sui tovaglioli del berlusca, alla cena del lunedì, allora bisogna accettare di fare quello che fanno i giusti: insistere, insistere, insistere! E’ menoso, lo so, non ci sono fuochi d’artificio, niente nani e ballerine, né miss padanie. E non ci si campa: a dir quello che si pensa, e non quello che la gente vuol sentire, non si raggranellano gettoni di presenza. Però, alla lunga, se non ci si è compromessi, se si è andati avanti come dei caterpillar, e le idee son buone, si arriva alla meta. La goccia buca la roccia: le ci vuole un sacco di tempo, ma alla fine ce la fa!

Leave a Comment