Lega, meglio il referendum sull’indipendenza del Veneto che quello sull’Euro

di ALESSANDRO STORTI

Diciamo subito le cose come stanno: la proposta, lanciata dal Segretario della Lega Nord Roberto Maroni, di indire un referendum sull’Europa delle Regioni non ha nè capo nè coda.
Intendiamoci, l’idea, come si usa dire, è nobilissima, l’obiettivo politico di mettere in luce l’appartenenza naturale della Padania e, in particolare, del motore lombardo-veneto-emiliano-romagnolo, al cuore iperproduttivo e sviluppato d’Europa, altrettanto nobile. Però, al di là di queste “medaglie”, il progetto resta ciò che in effetti è: una boutade.
Gli indipendentisti sanno benissimo quanto sia già un compito arduo dimostrare la concreta fattibilità, innanzitutto giuridica, dei referendum secessionisti. E stiamo parlando di consultazioni il cui scopo e il cui bacino d’utenza elettorale risultano pressoché immediatamente intelligibili da chiunque. Al contrario, un referendum su un riassetto completamente stravolto dell’Unione continentale, con tanto di modifica delle cartine statuali di buona parte degli attuali membri forti dell’UE, rappresenta qualcosa di impraticabile e di impossibile definizione.
In effetti però, e a ben guardare, la proposta leghista non è il frutto estemporaneo di una nuova leadership magari un po’ inesperta. Tutt’altro. L’idea di Maroni si inserisce in una storia più grande e più lontana, iniziata circa vent’anni fa, interrottasi per poco più di un biennio (il biennio separatista 1996-98), e ripresa in grande stile con lo sdoganamento definitivo della Lega di governo a braccetto con Silvio Berlusconi. Tale idea consiste nell’italianizzazione del leghismo, già apertamente invocata nei primi novanta da Luigi De Marchi, in contrapposizione alla linea strettamente padanista propugnata dal professor Miglio e portata avanti negli anni successivi da Gilberto Oneto.
“Italianizzazione” non significa soltanto farsi carico del governo dello stato unitario, in via diretta, attraverso la nomina di propri ministri a Roma; “italianizzazione” significa, prima di tutto, farsi carico del ridisegno complessivo dell’assetto statuale italiano, ritenendo di dover coordinare tale processo riformatore strettamente dal “centro” e dall'”alto”. In altri termini, e in modo esattamente contrario a quanto accade nelle altre realtà occidentali, la Lega ha scelto di avere e di esercitare molto più potere “politico” nella capitale di stato piuttosto che nei territori che da quella capitale vogliono liberarsi, e ha scelto di impostare ogni volta -cioè ad ogni nuova legislatura- riforme federalizzatrici della repubblica italiana partendo dal parlamento romano, dalle sue procedure, dalle sue leggi, dalla sua costituzione.
I risultati fallimentari di questa impostazione sono evidenti.
Dov’è l’errore allora? L’errore sta nel non aver dato massima priorità alle rivendicazioni autonomiste -o indipendentiste, se del caso- portate (o da portare) avanti nelle singole Regioni, nei singoli territori, innanzitutto a livello istituzionale, cioè nelle aule dei Consigli regionali, provinciali e finanche comunali. Esemplare, su tutti, è il caso dell’abbandono della proposta di legge federalista approvata a larghissima maggioranza dal Consiglio Regionale della Lombardia nel 2007 e lasciata cadere nell’oblio, quando non apertamente contrastata dal ministro leghista delle riforme Bossi, poco dopo la vittoria delle elezioni politiche dell’anno successivo, nonostante tale progetto fosse parte integrante del programma politico con cui la stessa Casa delle Libertà aveva trionfato.
La Lega ha fallito proprio nell’unico punto realmente qualificante dell’azione politica di un partito territoriale: rappresentare strettamente gli interessi della propria regione e occuparne tutti gli spazi politici principali per esercitare poi un’azione di rivendicazione diretta. Magari con il supporto di deputati eletti a Roma, ma sempre con il baricentro a casa propria, come fanno tutti gli altri, da cui qualcosa noi padani dovremmo imparare.
Ma non tutto è perduto, anzi. Ha ragione il direttore Marchi quando dice che alla Lega bisogna per forza guardare, per il suo peso elettorale e per il suo radicamento amministrativo e militante, nonostante tutto. Allora ecco il mio consiglio al nuovo Segretario.
Maroni lasci perdere le proposte confuse e talmente grandi da risultare improbabili. Si concentri sulle importantissime e concretissime leve di cui già dispone. Guardi alla punta di diamante nel processo di decostruzione dello stato italiano: guardi al Veneto. Le terre di San Marco stanno diventando ogni giorno di più il terreno fertile in cui prospera il sentimento indipendentista, al di là delle singole appartenenze partitiche, al di là delle provenienze e delle storie personali, al di là delle differenti visioni del mondo e dei rapporti fra individuo e comunità. C’è un Presidente che potrebbe entrare nella storia, Zaia, se saprà tenere botta, di fronte alle istituzioni italiane, nel momento del confronto giuridico sull’indizione del solo referendum che oggi abbia un senso: volete voi che la Regione del Veneto si proclami indipendente costituendosi in Repubblica Veneta nell’ambito dell’Unione Europea?
È tempo di usare con saggezza le proprie energie, di concentrarsi sulle sfide decisive e, per giunta, possibili e concrete; è tempo di riconoscere ai Veneti -e di riconoscersi, in quanto Veneti- il diritto di decidere. À nous de choisir, lo chiamano in Québec, dret de decidir si dice in Catalogna, over to you, incitano gli Scozzesi. Nella dolce lingua veneta sono solo due parole: XE ORA!
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19 Comments

  1. Luigi Cifra says:

    Se dicessero sul serio basterebbe un referendum per unire tutte le regioni del nord sotto il Friuli in modo da diventare una grande regione autonoma.
    Il resto sono chiacchere.
    WSM

  2. luigi says:

    In italia e nel mondo comandano le famiglie ricche e potenti, lobby massoniche che controllano i governi. I governi a loro volta controllano l’intera classe politica. La lega nord e i politici meridionali obbediscono agli ordini che arrivano dal governo. I litigi tra i politici sono solo delle sceneggiate, ai leghisti basta cantare “o mamma senti che puzza, arrivano i napoletani…” con i TG della rai e mediaset che trasmettono l’evento, e gli elettori sono felici e contenti. Detto questo, al nord possono fare tutti i referendum che vogliono che niente mai cambiera’.

  3. mv1297 says:

    Indipendenza dall’Italia ed indipendenza dalla massoneria mondiale. Il nostro caro Veneto deve essere il faro per una svolta non solo a livello locale. Noi persone di terra e di mare (soprattutto una volta), abbiamo un bagaglio culturale e storico unico al mondo. Solo a leggere la Storia di Venezia, mi vengono i brividi a pensare quanto bene era amministrato uno Stato come il nostro e andatevi a cercare perché si chiamava la “Serenissima”.
    Infine a tutti gli abitanti d’Europa, ringraziate Venezia se siete ancora liberi dall’oscurantismo islamico.
    Bisogna fare in fretta, perché i nemici della libertà sono tanti, da dentro e da fuori.
    Xe ora de darghe un tajo a sto sistema schiavista.
    La Storia me darà rajon.
    WSM

  4. Jon says:

    Io vorrei complimentarmi con Pizzati per l’enore cazzata fatta presentando la richiesta a Zaia: il referendum verrà dichiarato impossibile da fare così l’opinione pubblica sarà definitivamente sputtanata. Il referendum va indetto dal Consiglio regionale a maggioranza indipendentista altrimenti è ovvio che verrà bloccato. Complimenti, roma ringrazia.

    • Non concordo con questa osservazione. In primo luogo una maggioranza indipendentista nel Consiglio Regionale del Veneto non mi pare in vista a breve. Secondariamente, l’esperienza di altre realtà indipendentiste europee dimostra che indipendentisti si può diventare, al di là della propria “ragione sociale” partitica -la partecipazione del sindaco di Silea alla splendida Festa dei Veneti di quest’anno lo dimostra-. Da ultimo, va bene accusare la Lega di tante cose, ma non è che tutti i leghisti sono agenti al soldo di Roma, perdinci…
      Quindi bene sta facendo IndipendenzaVeneta a portare avanti la propria azione di pressing e di responsabilizzazione degli attuali amministratori veneti, che devono sentire ogni giorno di più l’onere di rappresentare e difendere la propria Regione, le proprie comunità locali, i propri cittadini, le proprie imprese.
      E altrettanto bene sta facendo VenetoStato a portare in campo internazionale la lotta per l’indipendenza del Veneto, perchè gli equilibri si decidono anche in Europa, almeno sul piano della legittimazione reciproca.
      Marciare divisi, colpire uniti, e il colpo sarà la x da scrivere in matita copiativa su quella benedetta scheda, milioni di schede, milioni di x, milioni di SÌ. Avanti così!

  5. Fred says:

    Finalmente un articolo che dice chiaro e tondo la verità sul teatrino maronita. Oneto torna in te.

  6. Unione Cisalpina says:

    l’idea di fondo di kesto tuo artikolo è:”ki è x l’indipendentismo, tale rimane… mi rivolgo a koloro ke vogliono kontinuare kon la Lega x kostruire …”

    vogliamoci bene… parole magike… solo ke il bene è preteso sempre e solo in un senso uniko d’andata senza ritorno…

    mi pare ke tu sia un novello abile affabulatore (kome tanti in giro) ed anke se il nuovo korso non è di bugiardi, e traditori non si potranno kiamare, sono sì dikiaratamente italianisti e kuindi nessuna azione nè politika di disturbo all’unità statuale ke perseverano, verrà mai da kuesti italioti… romani a tutto tondo …

    il disdegno da parte mia è sikuro (intendo kuello degli indipendentisti e secessionisti)… ma kuesto l’avte già messo in konto…
    siamo xò entrambi kuriosi di vedere ki avrà alla fine ragione:”Kontinuerà la Lega o finirà, finalmente, il suo perkorso, xmettendo la nascita di nuova vita indipendentista identitaria Cisalpina !?” …

    x me la Lega è un ostakolo alla nostra libertà ed autonomia amministrativa e legislativa !

  7. renato brando says:

    Io non so chi illumini la mente del piccolo maroni che vuole indire un referendum sull’ euro di appartenenza o no allo stesso. Idea balzana ed improduttiva indice di scarsa sensibilità a capire i reali bisogni ed istanze dei popoli del nord. Dico del nordd perchè parlare e mettere in pratica una italianizzazione della lega è impossibile a realizzazarsi e maggiormente , siamo fortemente interessati che la debacle della lega si attuerà alle prossime elezioni con molta probabilità. Noi egoisticamente dobbiamo pensare cosa far bollire nelle nostra pentola venetae l’ euro noo ci riguarda , pensiamo di creare una cultura di democrtaica indipendenza nell’ ottica dell’ europa dei polpoli senza seguire le fumisterie dim un maronetto che oltre ai votin sembra aver perso la testa.

  8. Diego Tagliabue says:

    In Lombardia vedo solamente una via nella costruzione di un panorama politico lombardo, alternativo a quello itaGliano (Lega compresa).
    L’unico comune denominatore deve essere, però, l’orientamento strutturale e monetario secondo il modello elvetico.

  9. Diego Tagliabue says:

    Perchè non una Lombardia o un Veneto come San Marino?
    Perché casta e altri parassiti (PA) perderebbero il vaglia.
    Per questo motivo vengono soffocate le identità locali lombarde e venete, mentre altre sono tollerate o addirittura sostenute da Roma.

    Il solito argomento dell’unità d’itaGlia, salda nelle teste dei cittadini e compimento di un “sogno unitario” non regge, perché proprio Fallitaglia è stata, nella “sua” storia, più a lungo divisa che unita.
    Le realtà comunali e delle repubbliche marinare sono stati fenomeni decentrali e di successo, rispetto al disastro dell’itaGlia unita.
    Ai nostalgici dell’impero romano posso dire solamente due cose:

    1) l’attuale Nord era la Gallia Cisalpina (vedi De Bello Gallico)
    2) il termine “Italia” si riferiva solo alla parte meridionale della penisola, quella dei socii italici, i quali ottennero la cittadinanza romana solo dopo la guerra sociale con gli alleati romani e latini (socius = alleato).

    • liugi II says:

      Aggiungiamo che la provincia Italia è stata anche divisa dopo due secoli e mezzo dalla sua istituzione in Annonaria (il Nord) e Suburbicaria. In seguito fu accorpata a Rezia e Norico, regioni transalpine attualmente tedesche.
      Da ogni parte la si giri, la sacra unità d’Italia è una scemenza.

  10. Andrea MI says:

    il nostro grande Alex Storti

    • Veritas says:

      Sì, il Dr. Storti è davvero grande.

      Io però ritengo che se, al tempo stesso, non si muovesse anche la Lombardia, sarebbe piu’ difficile.
      Perchè bisogna tener presente che è sempre una questione di numeri: della popolazione e delle finanze

  11. Andrea Paganella says:

    Condivido ogni singola riga

  12. Giacomo says:

    Ottimo Alex!

  13. DOLFINI BRUNO says:

    Io l’ho gia’ detto: purtroppo il nostro Maroni fallira’ e
    dovra’ essere sostituito.Questo indipendentemente dal
    fatto che Roberto Maroni è un’ottima persona.
    LA CASTA sta’ preparando la propria sopravvivenza
    imbambendo il popolo su un’apparente Repubblica
    Italiana di sempre,anche contando sull’appoggio
    del Vaticano, al quale sembra che faccia comodo una
    Italia Unita che gli versa l’8 per mille sulla gia’ disastrata
    dichiarazione dei redditi. Se l’assetto territoriale dovesse
    cambiare in meglio,forse il Vaticano potrebbe ricavare
    anche il 10 per mille. Parlando di indipendentismo e di
    un diveso assetto territoriale,vorrei ricordare (l’ho gia’
    ricordato in altra sede) che sulla penisola italica sono
    presenti due Stati Sovrani: la Repubblica di San Marino
    e lo Stato del Vaticano. Con questi due semplicissimi
    esempi non si vede per quale motivo non possano
    esistere in futuro anche altre Repubbliche o Stati di
    ugual natura. Perchè no,ad esmpio,una Repubblica di
    Venezia ? Oppure uno Stato Lombardo ,oppure uno
    Stato Piemontese ? L’attuale Repubblica Italiana è
    in mano alla CASTA che l’ha ridotta ad un cencio.
    E,addirittura,il Presidente Napolitano vien fuori con
    un’affermazione quasi demenziale : — ” …io vegliero’
    sul prossimo Governo del dopo-Monti !” .
    C’è da rabbrividire! Saluti. Grazie.

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