LEGA MARCHIGIANA E COLTELLI CHE SI AFFILANO

di REDAZIONE

Se in Romagna la pulizia interna alla Lega Nord è già iniziata da tempo, come ha detto il deputato Gianluca Pini, nelle Marche c’è chi vorrebbe cogliere l’occasione per fare tabula rasa dei vertici. Le inchieste della magistratura sul bizzarro utilizzo dei rimborsi elettorali da parte del «cerchio magico» di Umberto Bossi hanno finito per mettere (politicamente) nel mirino anche Luca Rodolfo Paolini. Avvocato e parlamentare, è il «padre e padrone» della Lega in versione marchigiana fin dal 1994, la segreteria nazionale (cioè, regionale) la controlla da quando il sole delle alpi è sulle liste elettorali, sempre in stretto contatto con Roberto Calderoli.

Il «centralismo» del leader marchigiano in camicia verde non piace a tutti. Alla base locale non è andato giù quando nel gennaio scorso alla Camera Paolini votò contro l’arresto di Nicola Cosentino (Pdl), paragonando l’ex sottosegretario campano accusato di essere il referente politico dei Casalesi a Strauss Khan o Enzo Tortora, «vittime di errori giudiziari».

L’ala giustizialista del partito non gradì, Roberto Maroni in primis. E Paolini non gliele mandò a dire: «Se Maroni sta facendo una sua guerra personale dentro la Lega, questa è un’altra storia», dichiarò infatti all’Unità.

Chi aspira a contendergli la poltrona è Roberto Zaffini, consigliere regionale col braccialetto dei «barbari sognanti», che si è distinto la settimana scorsa nel sostegno a Maroni, auspicando che la sua leadership prenda piede anche da Pesaro in giù. «Zaffini dice di essere un ‘maroniano di ferro’. Da quanto tempo lo sia esattamente non si sa, almeno a leggere gli archivi stampa», gli ha replicato Paolini», «Ricordo quel che disse proprio Maroni al congresso del 1995, quando parlò di ‘leghisti dell’ultima e dell’ultimissima ora». «Poiché mi pare evidente», ha aggiunto Paolini, «che Zaffini si propone come nuovo segretario regionale, dico fin da ora che accetto la sfida, che dovrebbe essere facile per lui se è vero quanto afferma, e che i militanti marchigiani avranno presto modo di scegliere per il meglio al congresso che si svolgerà a giugno».

Con un modus operandi più democristiano che leghista, Paolini e Zaffini hanno poi tentato di rivedere le loro parole fare pace. Ma la battaglia per il rinnovo della Lega marchigiana è aperta. C’è infatti da rimotivare militanti come Giorgio Cancellieri, sindaco del piccolo Comune di Fermignano, vicino a Urbino, che dice di sentirsi «tradito» da tutta questa storia.

«Qualcuno dovrebbe iniziare a chiedersi come mai centinaia di dirigenti centrali e locali sono stati allontanati o espulsi negli ultimi venti anni, rei di non avere rinunciato a usare anche il loro cervello», commenta Enzo Marangoni, consigliere regionale cacciato un anno fa dalla Lega per volere di Paolini. «Il comportamento di Bossi di circondarsi di personaggi mediocri è stato imitato negli anni, a cascata, dai segretari regionali e questo spiega le migliaia di validi militanti e sostenitori delusi dalla Lega». Marangoni, dal canto suo, ha fondato due movimenti civici (Famiglie, identità e territorio e Lega per le Marche) con altri fuoriusciti.

di Giovanni Bucchi

FONTE ORIGINALE: http://www.italiaoggi.it/giornali/stampa_giornali.asp?id=1767441&codiciTestate=1&accesso=FA

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One Comment

  1. Tesorius says:

    Condivido. La storia della lega nel centro Italia e’ ancora piu’ orrenda di quella padana. Ai vertici solo servi dell’oligarchia bossianmaroniana. Poteva andare a due cifre, e invece e’ solo un continuo agitarsi per il potere

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