Lega, l’esclusione dalle liste riaccende le polemiche dei bossiani

di GIANMARCO LUCCHI

 L’avvicinarsi della scadenza elettorale riaccendo le polemiche in casa leghista fra maroniani e bossiani, polemiche sopite in questi mesi.Un anno dopo i tormenti, la Lega affronta il doppio test elettorale, soprattutto in Lombardia, in cerca di conferme per la nuova linea dettata da Roberto Maroni e dai suoi colonnelli. Il segretario federale, candidato in prima persona alla presidenza della Regione da sempre strategica nella geografia politica del Carroccio, guarda con ottimismo all’esito delle consultazioni, anche perche’ considera il rinnovato patto col Pdl come una garanzia di successo. C’e’ pero’ da registrare che nel Movimento, dopo la presentazione delle liste per Camera e Senato, stanno riemergendo pubblicamente le voci di chi con Maroni non si e’ mai schierato apertamente, quelli che stavano con Bossi e che ora non hanno piu’ incarichi. Sostengono che il rinnovamento, fra chi e’ stato scelto per andare a Roma, non c’e’ stato. E che c’e’ anche il rischio di una sconfitta di cui sono pronti (nel caso) a chiedere conto a Pontida, il 7 aprile.

Maroni, ieri mattina, ha dettato la sua risposta via Twitter, molto secca. ”Buone le liste della Lega, tanti giovani e facce nuove”, ha garantito il segretario. Che, quindi, ha aggiunto: ”Qualcuno sbraita perche’ non e’ stato ricandidato? Crisi di astinenza da cadrega”. Maroni non l’ha scritto, tuttavia e’ chiaro che si rivolgeva a chi come l’ex capogruppo Marco Reguzzoni lunedì aveva dichiarato che le liste presentate per le politiche ”sembrano fatte per perdere”, peraltro con candidati che ”casualmente hanno la stessa eta”’ di Matteo Salvini, il segretario della Lega Lombarda che secondo questi critici troppo avrebbe accentrato le scelte (come Flavio Tosi in Veneto). Per la deputata uscente Carolina Lussana, nelle liste non ci sarebbe sufficiente presenza femminile. E Marco Desiderati, che fa parte del Consiglio federale e a sua volta non e’ ricandidato, aveva diramato una nota per chiedere che i ”grossi calibri che stanno in Parlamento da 20 anni” si candidassero stavolta in Lombardia. Queste polemiche non sembrano turbare la dirigenza di via Bellerio, dove le tensioni vengono liquidate come sfoghi di una parte minoritaria rimasta ai margini (e ”senza cadrega”, cioe’ senza sedia) dopo la tempesta dello scorso anno. Il congresso che ha eletto Maroni ha dato piu’ poteri ai segretari nazionali, viene fatto notare in risposta ai malumori su Salvini e Tosi.

Intanto ci si prepara per le elezioni: ieri fra l’altro Maroni ha incontrato nella sede il coordinatore regionale del Pdl, Mario Mantovani, per fare il punto sul programma di coalizione in Lombardia, che dovrebbe essere presentato insieme subito dopo il deposito delle liste con i candidati al Pirellone (che deve avvenire entro sabato sera). Non ancora definita ufficialmente la questione del suo vice, il segretario della Lega ha poi ripreso da Lecco il suo tour nelle province che lo portera’ in questi giorni anche a Monza, Mantova, Varese e Milano. Le divisioni sembrano ormai una questione passata, ma un’eventuale sconfitta alle urne potrebbe riaprire vecchi dolori.

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5 Comments

  1. drago says:

    Reguzzoni un altro quaquaraqua……come Maroni, Tosi, Salvini…
    Lega andate a lavorare come3 facciamo noi padani tutti i giorni..

  2. elio says:

    in realtà non esistono i bossiani, voi confondente i leghisti con i bossiani, esistono i leghisti e i tosiani, che con la lega non hanno quasi niente per non dire proprio niente

  3. Lucky says:

    Reguzzoni è un grande e ne sentiremo la mancanza, nelle liste Tosi tanti democristiani che di leghismo hanno poco come poco sono i loro titoli di studio, ma non avevano tanto da cui pescare prchè i maroniani in veneto sono minoranza e con questa manovra tentano di ribaltare i favori della militanza.

  4. sandra says:

    Reguzzoni ha mostrato carattere e onestá intellettuale e politica. se ne tenga conto perchè è un interlocutore valido.

    • Veritas says:

      Ma Lucky, come ti sbagli!
      Lui ha scelto di non candidarsi ma continua a fare interventi ed osservazioni anche antipatici.
      Lui sa bene di aver fatto dei danni al movimento, promuovendo divisioni interne…
      Quanto qll’interlocutore valido, Sandra, lui sa comandare ma non ascoltare, cosa invece necessaria pere un politico

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