LEGA, L’ERRORE DI NON FAR DIMETTERE DAVIDE BONI

di GIANLUCA MARCHI

Brutte giornate per la Lega Nord. Nonostante il movimento a Roma stia cercando di alzare i toni contro il governo, la maggioranza e gli ex alleati del Pdl, nell’evidente tentativo di allentare l’attenzione sui problemi interni, le cronache rinnovano e rilanciano la vicenda giudiziaria che vede coinvolto il presidente del Consiglio regionale Davide Boni. Come sappiamo da ieri pomeriggio dai verbali dell’inchiesta un secondo pentito conferma il sistema spartitorio delle presunte mazzette fra Lega e Pdl e un ex esponente leghista conferma il teorema, con l’accusa che per certe operazioni di carattere urbanistico bisognava passare da Boni, il quale poi si faceva garante del coinvolgimento del collega del Pdl Franco Nicoli Cristiani (entrambi sono stati assessori fra il 2005 e il 2010). Questo, in sintesi, il quadro che la procura di Milano ha finora delineato attraverso tre testimonianze.

La difesa del presidente del Consiglio regionale da parte sua tende a sminuire la portata delle nuove rivelazioni: «Non vi è alcun elemento che sposti le considerazioni già fatte in ordine all’estraneità ai fatti del mio assistito». Lo ha detto all’ANSA Federico Cicconi, difensore di Boni, a proposito dei particolari emersi dai verbali di Gilberto Leuci. Finora, ha aggiunto, sono trapelate «indicazioni basate su supposizioni e rivelazioni disomogenee, che una per una faremo oggetto di specifica contestazione».

E’ un botta e risposta più che prevedibile. E tuttavia il clima intorno al Carroccio rischia di farsi sempre più plumbeo, con un movimento in evidente difficoltà nel rivendicare la propria “diversità” nel momento in cui, a fronte dell’esplodere dell’inchiesta e riaffermando la presunzione di innocenza di Boni, ha scelto di fare quadrato non solo nella difesa della sua persona come militante e dirigente leghista, ma ha optato per il no netto a qualsiasi passo indietro dalla presidenza del Consiglio regionale. A scanso di equivoci e per togliere da qualsiasi imbarazzo il movimento, a parere di molti e anche nostro, sarebbe stato un gesto di lealtà istituzionale lasciare quella poltrona, scelta più volte auspicata anche da qualche collega di partito, a cominciare da Flavio Tosi. Creare una roccaforte intorno a Boni appare come un’opzione arrogante, la volontà di creare uno scontro muro contro muro coi magistrati più in sintonia con la tradizione berlusconiana che con quella leghista.

Questa strategia ha come conseguenza che ogni notizia riguardante l’inchiesta rischia di accrescere la sensazione di discredito verso la Lega da parte dell’opinione pubblica. Aggiungiamoci la scelta di far dimettere il braccio destro di Boni, Dario Ghezzi, dai suoi incarichi, ed ecco che affiora naturale un sospetto: tentano di scaricare le eventualità sul pesce più piccolo e solitario, per salvare il pesce grande e il movimento.

Così la Lega appare “assediata” e diviene un bersaglio naturale di attacchi verbali e di immagine. Si pensi a quanto accaduto sul sacro suolo di Pontida. La scritta ‘Padroni a casa nostra’ che, da anni, campeggia su un muro del pratone, e’ stata corretta da qualche beffardo contestatore in ‘Ladroni a casa nostra’, riferendosi probabilmente al caso Boni. La provocazione e’ durata solo poche ore: arrivata la segnalazione, i leghisti hanno subito provveduto a ripristinare la scritta originale. Nulla di così drammatico, ma la “violazione” la dice lunga sul purgatorio che attende i leghisti.

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

11 Comments

  1. Gian says:

    Prima di dire che è stato un errore bisogna vedere come va a finire: sarà un errore se verrà condannato, se invece verrà scagionato ha fatto più che bene a restare al suo posto. è facile dare del ladro agli altri…

  2. MaIn says:

    scusate l’ OT ma penso che la notizia sia particolarmente gustosa nel rendere l’anima vera della Lega e vi interessi:
    http://www.liberoquotidiano.it/news/960066/La-Lega-salva-la-sua-tv-pagano-i-contribuenti.html

  3. MaIn says:

    Non l’hanno costretto a dimettersi perchè se parla Boni, finiscono al fresco in molti.

  4. Giuseppe says:

    Tenendo presente che nessuno è colpevole prima di una sentenza di un tribunale e non dopo un processo mediatico,
    sarebbe stato opportuno che Davide Boni si fosse dimesso da presidente del consiglio regionale lombardo e così dicasi per gli inquisiti di una parte e dell’altra, da un capo all’altro dell’italia.
    Per tanto meno ci si dimette in Gran Bretagna, Germania e Paesi Scandinavi, ma si sa, sono altre latitudini.

  5. marcopolo says:

    A sinistra sono più furbi. Pensiamo a Penati. Si è dimesso subito da una carica, credo, più che altro onorifica di vicepresidente del Consiglio regionale – tenendosi ben stretta però quella di consigliere e i relativi 12.000 euro netti al mese – entrando in un cono d’ombra che lo sta già facendo dimenticare al grande pubblico.
    Il signorboni invece, per la loro cieca cocciutaggine, lo terranno sotto i riflettori dei media, facendolo rosolare ben bene fino alla sua caduta definitiva.
    E’ proprio il caso di dire che “non tutti i mali vengono per nuocere”.
    A me è sempre stato insopportabilmente antipatico.
    Mi pare che Tosi sia rimasto l’unico con il cervello che funziona.

  6. Cucu' la lega non c'e'piu' says:

    leghisti “BONI ” C’E’ NE’ PER TUTTI .!!!!!!!!!!

  7. Alberto Neri says:

    .
    Perche’ errore?
    Se tutte le volte che qualcuno lanciasse accuse – fondate o no – dovessero seguire automaticamente le dimissioni, qualunque avversario politico avrebbe in mano un mezzo sleare per eliminare gli altri.
    E i sinistri in particolare, hanno tradizionalmente la coscienza molto sporca in proposito. Possono, visto il numero elevato delle toghe rosse infiltrate in magistratura.

    Nella fattispecie, poi, l’accusatore e’ un noto cazzaro che in passato ha gia’ accusato gente che poi e’ risultata innocente. Il contribuente italiano ha gia’ pagato dei bei soldoni per risarcire i danneggiati.

    • fabio ghidotti says:

      sono d’accordo sul primo concetto espresso da Alberto Nieri..
      Lasciamo stare invece le balle sulle “toghe rosse”, paranoia berlusconiana.

  8. Marty says:

    Beh se non lo fanno dimettere è perchè sanno che lì dentro probabilmente è il più pulito..

  9. silvia garbelli says:

    Ma no ! Non è un errore : è lo stile di vita partitocratico italiano a cui la LN si è splendidamente adattata da… quasi sempre.

Leave a Comment