LEGA, LA “POLIZZA SULLA VITA” DA TESORIERE DI BELSITO

di GIANLUCA MARCHI

E’ strana la vicenda di Francesco Belsito, l’impareggiabile tesoriere della Lega Nord, salito alla ribalta delle cronache nazionali per la vicenda dei soldi del partito triangolati attraverso la Tanzania e comunque investiti all’estero, e per spernacchiato da inchieste giornalistiche che ne hanno confermato l’ambito titolo di “taroccatore” non solo di lauree, ma persino di un modesto diploma di perito tecnico acquisito presso un liceo privato campano, chiuso qualche anno fa perché se ne combinavano di cotte e di crude.

L’interessato ha minacciato querela contro il Secolo XIX, quotidiano della Liguria dove risiede, ma al momento non è dato sapere se sia passato dalle parole ai fatti. Anche perché – e questa è una nostra considerazione – andar per via giudiziaria vorrebbe dire dimostrare davanti ai giudici alcuni passaggi della sua vita scolastica, e la cosa potrebbe diventare imbarazzante.

Ma ciò che fa più impressione è l’assoluta difesa che il gran capo della Lega Umberto Bossi continua a fare di questo discusso personaggio. Recentemente, in un comizio successivo a una serie di articoli molto pesanti apparsi sulla stampa nazionale, il Senatur si è sentito in dovere di difendere il proprio “cassiere”, considerato bravo a fare il suo lavoro. L’unica cosa che Bossi ha concesso davanti ai militanti è stata quella di redarguire il Belsito con un buffetto: la prossima volta, prima di investire soldi all’estero, ne parli con me. E poi una seconda precisazione: i quattrini in questione non sono mai andati in Tanzania, ma sono investiti in Norvegia. Evviva. I militanti saranno tutti felici e contenti dopo aver appreso tali notizie. Strano, però, che solo un paio di giorni dopo, intervenendo a una trasmissione radiofonica, Roberto Castelli, che insieme al senatore trevigiano Stiffoni forma un tandem-comitato di garanzia sull’utilizzo dei soldi della Lega, abbia affermato che le palanche sarebbero investite in banche italiane. Non è tuttavia dato sapere se siano precipitosamente rientrate dopo lo scandalo Tanzania oppure se non siano mai uscite dai confini nazionali. Castelli in qualche modo ha contraddetto il segretario leader maximo che aveva parlato di investimenti in Norvegia e poi, con il suo solito aplomb un ciccinino condito di arroganza, ha tacitato chi lo intervistava più o meno così: “E poi quelli sono soldi nostri e ne facciamo quello che vogliamo”. Che siano finanziamenti provenienti dai contribuenti al prode senatore lecchese (che ha trasferito la sua residenza a Roma perché nella sua città manco l’hanno voluto come sindaco) gli fa meno che un baffo. Ma tant’è.

Torniamo al magico Belsito e alla difesa a oltranza che ne fa Umberto Bossi, nonostante alcuni big del Carroccio, a cominciare da Roberto Maroni, nel momento in cui è esplosa la polemica Tanzania avessero alzato la voce per chiedere spiegazioni, denunciato la non opportunità di investire i soldi all’estero e auspicato il ritorno a casa degli schei, visto che molte sezioni della Lega agonizzano economicamente e non hanno nemmeno più i liquidi per pagare gli affitti. Tuttavia dopo quella levata di scudi non si è saputo praticamente più nulla, nemmeno se il Consiglio Federale abbia mai affrontato la questione come Maroni aveva richiesto.

Diciamo allora che la copertura fornita da Bossi a Belsito nei corridoi di via Bellerio circolano varie voci, la più insistente delle quali si ricollega a qualche operazione già emersa sui media qua e là. Del consistente tesoretto attribuibile alla Lega Nord – sette milioni di euro, forse dieci o ancora di più – una qualche parte è stata investita nell’acquisto di un appartamento a Milano (zona piazza Cinque Giornate, valore superiore al milione di euro) che sarebbe in uso al Trota (a proposito, avete notato come Renzo Bossi in questo primo scorcio del 2012 si sia praticamente inabissato nell’anonimato…), e un’altra è servita per l’acquisto di una cascina nel Varesotto, deputata a servire da palestra agricola per un altro dei figli della coppia Bossi&Marrone, attualmente impegnato a studiare agraria.

Sono queste, si chiedono in molti ai piani alti della Lega, le vere ragioni che rendono intoccabile il  Belsito che, dopo tutto quanto è uscito sui giornali, in altri momenti sarebbe stato cacciato a pedate nel didietro? D’altra parte il tesoriere leghista è l’allievo del mitico Maurizio Balocchi (pace all’anima sua), l’inamovibile padrone della cassa della Lega che per durare a vita in quella non facile posizione si era dotato di granitiche polizze assicurative!

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3 Comments

  1. gianmario says:

    Sulla bandiera italiana va scritto “Tengo Famiglia” anche in padania.ahahahah

  2. SILVANO says:

    Via Bellerio deve restituire il maltolto al Popolo Padano,altro che balle e deve smetterla di prenderci per il culo. Bossi il Cialtrone deve andarsene.

  3. Dan says:

    Le sezioni devono smetterla di agonizzare. Ci vuole un aut aut: o via Bellerio caccia fuori i soldi per renderle di nuovo operative o deve scattare una serrata generalizzata con blocco immediato dell’intera campagna tesseramenti

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