Lega in crisi d’identità. Zaia: il leghismo ormai va oltre il partito

di GIANMARCO LUCCHI

Sembra che nella sua analisi il nostro direttore ci abbia proprio preso. Per la Lega si profila soprattutto una crisi di identita’ e non solo un calo di numeri. A leggere le analisi formulate in ordine sparso da vari dirigenti, pare emergere proprio questo timore, benche’ una discussione collegiale sia in programma soltanto al consiglio federale di venerdi’. Dalle urne e’ uscita una Lega che vorrebbe nascondere elmo e cornamuse ma che anche in giacca e cravatta non riesce a decollare. E questo genera preoccupazione, anche se Maroni assicura i militanti che la Lega non morira’ mai. Flavio Tosi, sindaco di Verona, segretario veneto e vice di Maroni, e’ il leghista additato come il dirigente con le maggiori ambizioni ‘oltre’ la Lega. Intervistato da ‘La Stampa’, Tosi ha sostenuto che il risultato delle comunali ”e’ un disastro”, ha aggiunto che la strada e’ ormai quella delle liste civiche (su cui si mostra freddo il sindaco di Varese, Attilio Fontana) e ha usato poca diplomazia: ”Siamo andati avanti anni a parlare di federalismo, riforme, cambiamento e abbiamo portato a casa un’ostrega”.

L’altro vice di Maroni, il lombardo Matteo Salvini, si e’ rivolto ai militanti con un video chiedendo di crederci e assumendosi le sue responsabiita’: ”Non faccio come Grillo che dice che e’ colpa di chi vota. La colpa e’ evidentemente nostra, che non ci spieghiamo abbastanza bene, chiediamoci dove abbiamo sbagliato”.

Il governatore Luca Zaia, altra anima della galassia leghista veneta, sul tema dell’identita’ e’ andato oltre. In un’intervista al ‘Gazzettino’ ha osservato che ”siamo al big bang della storia del nord: il leghismo non e’ piu’ una questione di partito, da destra a sinistra i veneti riconoscono che la questione del nord e’ cogente”. Come dire che se la Lega e’ in crisi, ma le istanze leghiste no. Ed e’ su questo che l’ex deputata espulsa Paola Goisis ha aperto una polemica, sostenendo che da quando Tosi guida il partito ”gli elettori si stanno volatilizzando”. Polemica che Tosi stesso ha chiuso rinfacciandole che alle sfortunate elezioni di un anno fa c’erano i ”suoi amici del cerchio magico” e non lui.

A dare qualche suggerimento, su Radio Padania, ci ha provato l’ex ministro Roberto Castelli, affermando che bisogna ”fare sintesi fra l’anima dura e pura e il futuro” ma ”non sparare addosso alle liste civiche”, utili per uscire dallo zoccolo duro che non supera ormai ”il milione, milione e trecentomila voti”. Impressioni, giudizi, preoccupazioni a cui si aggiunge la contemporanea pubblicazione su alcuni quotidiani di stralci di verbali dell’ex tesoriere Belsito, convinto che i dirigenti della Lega sapessero in anticipo delle perquisizioni di un anno fa. Si attendono adesso le mosse di Maroni che, ancora silente, ha scelto Twitter per minimizzare: ”Leggo sui giornali – ha scritto il governatore della Lombardia – l’eccitazione di molti nel dare la Lega ormai morta. Da 20 anni e’ cosi’, porta bene, la Lega sopravvive a tutte le gufate”.

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19 Comments

  1. Simone T. says:

    La Lega per ritrovare credibilità deve appoggiare al massimo il percorso della risoluzione 44. Questo gioverà anche ai territori Lombardi e chiunque senta la possibilità concreta di questa operazione verso l’indipendenza.

  2. fabio ghidotti says:

    essere conservativi non significa essere conservatori.
    Conservare le proprie tradizioni, l’ambiente, le proprie lingue locali (non si chiamano “dialetti”, Preioni!), gli “stilemi edilizi”, le consuetudini (come quella di stipulare i contratti con una stretta di mano…) ecc. NON è un comportamento “di destra”!
    E’ una forma di rispetto per il lavoro e l’intelligenza dei nostri antenati, che hanno poco alla volta costruito da soli quella che sinteticamente si chiama “storia”. Pronti a cambiare sulla base della propria intelligenza, dei propri interessi comunitari e della capacità di percepire e accettare la complessità di un mondo in evoluzione (che ha sempre compreso anche il loro mondo).
    La carenza, oggi, di questa fiducia in sè stessi e nel progresso del mondo è la ragione principale della crisi del pensiero autonomista. O almeno, di quello che urla di più.

  3. marco preioni says:

    Anche il popolo padano è gattopardesco: si invoca il cambiamento sperando che nulla cambi. Del resto nessuno ha il coraggio di dire che gli va bene così e come è ora.
    La vera rivoluzione culturale e degli slogan della politica dovrebbe passare attraverso il riconoscimento che i padani sono conservatori e che non c’ è nulla di male nel dichiararsi CONSERVATORI. In fondo, la Lega delle origini era anche legata alla conservazione delle tradizioni padane, dell’ ambiente tramandato dai vecchi, degli stilemi edilizi tradizionali, del dialetto, delle consuetudini, abitudini e costumi locali; e le macroregioni, il federalismo, la secessione erano da molti interpretati non come strumento per il cambiamento ma come strumento per la conservazione di ciò che stava più a cuore, cioè il mantenimento del contesto sociale ed ambientale che il progressismo (ma anche questo è fasullo, per fortuna) della sinistra ed il riformismo (truffaldino) craxiano promettevano (o minacciavano) di stravolgere.
    Poi la lega neosocialista-berlusconiana è diventata “migliorista” (neologismo che non ha nulla a che fare con Miglio) e cioè ha trasformato le potenzialità di consenso politico astratto ed universale in attualità di gestione delle pubbliche amministrazioni e del denaro pubblico per consolidare la struttura di partito che ora è diventata fine se stessa ed utile solo per la permanenza nelle istituzioni di un ridotto numero di funzionari di partito che usano il residuo consenso elettorale per concertare scambio di potere con gli altri partiti protagonisti della spartizione segretariocratica e partitocratica delle risorse nazionali.
    Marco Preioni

  4. Angelo insubre says:

    Sono d’accordo con Zaia, il leghismo ormai è oltre la Lega. Questo potrebbe essere un bene perché significa che l’Idea non muore ma si autorigenera. Occorre però prenderne atto e ricominciare con un nuovo soggetto politico, altrimenti tutto resta al vento senza approfittare della situazione in cui potremmo dare il colpo di grazia allo stato unitario. Zaia, passa dalle parole ai fatti e lascia il Tosi ai tricoloruti!!

  5. paolo says:

    Meno giacche e cravatte e più militanza sul territorio, l’identità leghista non si deve cancellare, programmi chiari e lotta dura, la gente ha bisogno di fiducia per il futuro e parole chiare e difesa del territorio! sveglia sveglia sveglia, Maroni comanda la regione più importante d’itaglia non può fare bene anche il Segretario che deve girare in lungo e in largo la Padania, Toscana, Liguria trentino ect compresi e i rappresentanti leghisti siano più duri e che siano leghisti!!!

    • Luky says:

      Bisogna intendersi però, prima si attacca la lega perchè sono incolti e portano la canottiera e un attimo dopo sono dei fighetti laureati in giacca e gravatta dediti a occupar careghe e divani. Invece si deve parlare chiaro, colti o incolti, trote o delfini, ci si deve capire per far capire: la lega vuole l’indipendenza o in cambio un confederalismo tipo svizzero? si?

      Allora lo si deve dire chiaramente alla gente cos’è la lega e poi sarà quel che sarà, o si sparisce o si ottiene il risultato per cui ci si batte; io però conosco già l’esito:

      con tutta sta polenta che scorre nel nostro DNA siamo destinati all’oblio e a questo punto prima sarà meno si soffrirà.

  6. berg says:

    Diversi anni fa una persona di mia conoscenza mi disse “dopo Miglio la Lega è diventata l’idea giusta in mano alla gente sbagliata”, ricordo che ne nacque una vivace discussione.
    Da qualche anno, alla luce di tutto quello che abbiamo visto, devo ammettere che aveva ragione.
    Ora non importa niente se la Lega come partito muore o sopravvive, come ha detto giustamente Zaia le idee vanno oltre, semplicemente perchè non sono legate a nessuna ideologia ma ad una serie di fatti concreti.
    Quello che conta è che al più presto si faccia avanti qualcuno dotato di tutte quelle qualità necessarie, quali onestà, preparazione, coerenza, spirito di lotta, ecc, per riprendere e portare avanti seriamente le idee indipendentiste.
    Di sicuro non sarà facile, scordiamoci il tutto e subito, ma già iniziare a coagulare, o rimettere assieme, quell’idem sentire che esiste, sarebbe un enorme passo avanti.
    Per qualcuno non intendo necessariamente una singola persona, potrebbe benissimo essere un’associazione di più individui, a patto che ne abbiano tutti i requisiti necessari.
    Il problema a questo punto è il solito: esiste chi è in grado di farlo?

    • marco preioni says:

      Ma in realtà i padani, nella loro stragrande maggioranza, non vogliono un governo fatto da persone capaci, colte, competenti di leggi e principi di buona amministrazione, serie, rigorose, incorruttibili. Essi preferiscono figure modeste, ambigue, avvicinabili, scavalcabili, pronte a chiuder occhi, “gente come noi”, servili e cialtrone, arroganti e vulnerabili. Quando invocano un duce, i padani vedono il Mussolini che posa la prima pietra della casa del fascio o quello che seduce folle enormi di persone frustrate che vogliono sentirsi adulare da un demagogo al loro apparente servizio; ignorano il Mussolini dominato dagli imprenditori “pescecani” delle forniture militari e delle grandi opere, ignorano la modestia dell’ uomo che era potentissimo qua

      • berg says:

        Che Dio ci scampi da un altro duce!
        In realtà ha pienamente ragione lei, i “padani” in questo sono italiani al 100%, fortunatamente non tutti.
        Dicono che a fare le rivoluzioni sono le minoranze determinate, poi, forse, anche gli altri seguono.
        Mi piacerebbe credere che sia davvero così, per intanto sarebbe interessante provare ad organizzare questa minoranza determinata, e poi vediamo cosa succede e chi ci segue.

  7. BRUNO DOLFINI says:

    QUI ” LEGA NORD 3,0″ ( cioè Dolfini Bruno)

    …SICURAMENTE I GOVERNATORI & ALTRI “leghisti”
    DANNO SPIEGAZIONI PARZIALMENTE VERITIERE E
    PROPOSTE LUNGIMIRANTI,MA IL LORO CERVELLO
    CONTINUA A MACCHINARE COME NEL PASSATO,
    PARTENDO DAGLI STESSI CAPISALDI CHE CI
    HANNO PORTATO A QUESTO PUNTO.
    E’ NECESSARIO ,COME FECE LOBACEWSKIJ,
    CAMBIARE I CAPISALDI PER GIUNGERE A
    CONCLUSIONI CONCRETE.
    E QUESTO VALE ANCHE PER LA COSTITUZIONE
    DELLA REPUBBLICA ITALIANA :–SE QUESTA
    BELLISSIMA COSTITUZIONE,”LA PIU’ BELLA DEL
    MONDO” CI HA PORTATO A QUESTO DISASTRO
    EVIDENTEMENTE ESSA E’ IN REALTA’ LA
    PEGGIOR COSTITUZIONE MAI SCRITTA.
    Saluti.

  8. Gian says:

    come al solito il più lucido è Zaia,mentre a Salvini rispondo che il problema non è essersi spiegati male, ma che non vi siete spiegati proprio o forse peggio avete poco da spiegare.

  9. Fabio says:

    Quelli giovani e bravi non ci sono più in Lega che da qualche anno. Bossi era visto come l’antisistema (ma non troppo) che piaceva ai cagasotto padani che infatti lo votavano. Via lui è finito tutto: Oneto fattene una ragione!!!! I dirigenti attuali non piacciono agli elettori perchè li considerano parte della Casta romana. RIP

  10. max says:

    Ma non sanno di cosa parlano,anzi non l’hanno mai saputo ne di federalismo,macroregioni,Carlo Cattaneo,non sanno un cazzo,ripetono un ritornello trito e ritrito che a loro e ai loro leccaculi porta denaro poltrone,privilegi,e ai cittadini che hanno creduto ad un possibile cambiamento solo parole non seguite dai fatti.
    Zaia ha perfettamente ragione,il leghismo va oltre questi cacciaballe,i lombardi,veneti,avevano le stesse idee,sul sud,sullo stato,sulle tasse,infatti il disgusto per questo paese non nasce con la Lega Nord,ma ha un radicamento più profondo che nessuno prima di Bossi era riuscito a portare sul tavolo della politica.
    Dunque se il pensiero va oltre la Lega stia pure tranquillo sia Zaia,Tosi con quella faccia poi,Salvini il salumiere e tutta la compagnia,possiamo tranquillamente fare a meno di loro e si mettano pure il cuore in pace,prima si levano dai coglioni con tutte quelle minchiate di fazzoletti,cravatte,magari qualcosa di più concreto potremo ottenerlo.

  11. arturo says:

    Parla uno che alla lega ha dato 20 anni della sua vita e adesso ha deciso di stare alla finestra, ritirando la fiducia alla lega! Cosa ha la lega che non va’? Semplice , una volta la lega ascoltava la base…ora da un bel po’ di anni, i vertici fanno come gli pare comodo…preferiscono il suicidio politico in cambio di 4 cadreghe… alla dignità! Ecco tutto qua! Un esempio? Presto detto il voto a Napolitano, bisognava fare presto…presto…e la montagna ha partorito un Lett…ino!
    Risultato siamo nella mer…più di prima! Cavoli prima dite che Napolitano è un golpista e poi lo supplicate di ricandidarsi! Bella coerenza e poi ci si lamenta che nemmeno lo zoccolo duro voti più lega! Coerenza!!!! Andate a leggerla sul dizionario cosa vuol dire! Altro che Tosi con il tricolore!

  12. Purtroppo con un travet della politica come Maroni l’entusiasmo non si può più accendere, la Lega è spacciata.

    Cosa rimane?
    Rimangono le idee che però d’ora in poi dovranno essere ben chiare per tutti, poche, semplici da capire, essenziali e dirompenti.
    Con le minestrine riscaldate, vedi referendum e altre iniziative del genere, non si andrà da nessuna parte, si perderà solo tempo prezioso.
    AVANTI AMICI, facciamo funzionare il cervello ed elaboriamo una strategia.
    Ci metteremo 30 anni? niente paura il cammino più lungo incomincia col primo passo.
    Brescia Patria esiste per questo.

  13. Maurizio says:

    Le analisi e i mea culpa a questo punto non servono più a una beata cippa. Le sedie giuste ci sono adesso, tra tre anni non ci saranno mai più. Quindi restano quest’estate e i primi mesi dell’autunno per portare a casa tanti risultati concreti; in caso contrario tanti eletti della Lega che hanno scaldato la sedia in questi anni nelle stanze dei bottoni meglio che emigrino molto,molto lontano.

  14. Luky says:

    Una lega al 4 per cento non serve a niente se non per dispensare qualche carega qua è là, se il popolo non vuole cambiare niente cambia

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