LEGA, QUEI 46 MILIONI REGALATI AL COMUNE DI PALERMO

di GIANLUCA MARCHI

“Non intendiamo più ingoiare bocconi amari” ha detto ieri Roberto Maroni uscendo dalla segreteria politica di via Bellerio e annunciando per oggi, nella riunione della Giunta per le autorizzazioni a procedere, il voto favorevole dei due esponenti leghisti alla richiesta di arresto per l’on. Nicola Cosentino, pdl, ex sottosegretario del governo Berlusconi e attuale coordinatore per la Campania del partito ex di plastica e molto delle poltrone e dell’edilizia sul territorio. Detto fatto, oggi pomeriggio si è votato e l’arresto ha prevalso per un voto. Evviva, il Carroccio tenta un risveglio, a costo di inasprire i rapporti con l’ex potente alleato di Arcore, dal quale non mancheranno colpi di coda per ricordare a Bossi che non può tirare la corda fino all’inverosimile. Questo è il dilemma drammatico in cui si dibatte la Lega: andare per la propria strada tentando l’operazione improbabile di recuperare la propria verginità – una novella monaca di Monza??? – o rimanere nell’orbita del Berlusca, che tanti problemi ha risolto in passato per conto di Bossi e compagnia?

Intanto, con l’operazione Cosentino, che ha conquistato i titoli dei media, si cerca di far passare in secondo piano la vicenda degli investimenti all’estero della Lega, un’operazione capolavoro condotta tramite il segretario amministrativo Francesco Belsito, uomo inserito mani e piedi nel cosiddetto cerchio magico e quindi asservito ai voleri della famiglia Bossi e di donna Manuela in particolare. Un servitor ligio e pedissequo che si predispone a consegnare le chiavi della ricca cassa del partito al nuovo campione dell’Economia, Renzo Bossi, ormai prossimo alla laurea come annunciato dal premuroso padre (leggasi i giornali di oggi e anche il nostro Tontolo). Che poi dietro quegli investimenti si celi la man berlusconiana-brancheriana poco deve importare ai militanti, che da più parti vengono apostrofati come “militonti” in quanto continuano a non voler vedere una realtà grande come una casa: la Lega si è trasformata in un partito a uso e consumo familiare. A proposito, ieri durante la segreteria l’unico che ha affrontato di petto Belsito è stato  Stefano Stefani, incazzato nero perché il cassiere non sgancia i soldi per risanare i media padani (nonostante i parlamentari si tassino di 350 euro mese per questa voce), ma Bossi ha frenato ancora una volta l’irruento vicentino. E per quanto riguarda la vicenda del capogruppo alla Camera, va detto che Bobo Maroni s’è sfilato dalla competizione per non costituire un problema e togliere ogni alibi ai cerchisti. Ma per quanto ancora si può andare avanti ancora in questo modo?

Ancora Maroni dice che il Carroccio non deve più ingoiare “bocconi amari”. Chissà. Intanto nei tre anni di governo Berlusconi ne ha ingoiati talmente tanti da fare indigestione, ma non ha mai fatto una piega. E appare un poco strano che i rigurgiti di vomito li provi solo ora che sta all’opposizione e che la festa è finita.

Ve ne racconto uno di questi bocconi, trangugiato in perfetto stile come fosse una tartina al caviale. Vi ho già reso edotti dello scellerato patto politico fra Bossi e l’ex ministro dell’Agricoltura, il siculo Saverio Romano. Sciagurato per la Lega, sia inteso, perché Romano ha fatto solo un capolavoro per sé, per il suo partito e per la sua Trinacria. Siamo a luglio 2011 e il ministro del Pid ha già accontentato Bossi commissariando il suo ex amico prof. Dario Fruscio dalla presidenza di Agea (Agenzia per le erogazioni in Agricoltura), uomo sgradito agli splafonatori delle quote latte (un giorno la racconteremo per bene questa storia). Romano si appresta a fare un’infornata di nomine tutte a lui gradite nei vari enti e nelle società controllate dal Mipaaf (procederà in agosto per non sollevare troppe reazioni). Ma la cosa non gli basta. Ha un altro problema nella sua Palermo, un tarlo che assilla anche altri politici siculi di alto lignaggio, a cominciare dal presidente del Senato Renato Schifani.  Nel capoluogo c’è infatti una società, la Gesip spa (Gestione Servizi Impianti Pubblici Palermo), costituita nel 2001 dal Comune e dal Ministero del Lavoro (attraverso Italia Lavoro spa), che versa praticamente in bancarotta e i suoi 1900 dipendenti  occupano le strade perché non percepiscono lo stipendio. Gesip è la settima delle municipalizzate controllate dal Comune di Palermo, costa 900 mila euro al mese e si racconta, stando alle cronache di alcuni giornali locali, che in 10 anni abbia ingoiato all’incirca 850 milioni di euro, soldi equivalenti alla realizzazione di una linea del metrò a Parigi.

Ma torniamo al luglio scorso e alla drammatica situazione della Gesip, che deve portare i libri in Tribunale se non trova sull’unghia 46 milioni di euro. Ma chi può sganciarli quei soldi se non il governo nazionale? A Roma, però, c’è sempre il rischio del niet della Lega e del mitico Calderoli, che si picca di aver fatto naufragare operazioni similari. Invece stavolta fila tutto liscio, il governo approva il cosiddetto decreto “Salva Palermo”, frutto anche questo dell’accordo Romano-Bossi, il provvedimento va in Gazzetta Ufficiale il 31 luglio e la Lega non solleva nemmeno un ditino per dissentire. Nessuno, ma proprio nessuno dei suoi esponenti, si lamenta in pubblico, tutti  a trangugiare l’ennesimo boccone amaro. Ormai molti stomaci devono essersi trasformati in cloaca. E così la Gesip, coi suoi 1900 dipendenti che non si sa bene cosa facciano, può riprendere a macinare circa un milione di euro al mese. E i Comuni del Nord invece sono costretti a tirare la cinghia e a tagliare i servizi. Oppure ad aumentare le tasse. Ma il Carroccio non doveva essere il partito del Nord a Roma? Devo essermi perso qualche aggiornamento…

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

CASO COSENTINO – LA DICHIARAZIONE DI MAURIZO TURCO, DEPUTATO RADICALE, MEMBRO DELLA GIUNTA PER LE AUTORIZZAZIONI

“Oggi purtroppo ancora una volta nulla si precisa e si contesta che alla mia lettura appaia penalmente rilevante come tale all’on. Cosentino, allo stato dei fatti e degli atti ritengo che la richiesta di esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del collega a me pare infondata e frutto di un obiettivo fumus persecutionis, se si fa sforzo di serietà e omaggio alla legge.

Colgo l’occasione per rivolgere a Roberto Saviano un auspicio al grande contributo di lettura e conoscenza che ci può sicuramente venire dalla sua attenzione anche a questo momento della vita parlamentare e della giustizia, temi sui quali noi radicali gli facciamo grande fiducia.”

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LA DICHIARAZIONE:

Il contesto ed il testo nel quale maturano le accuse rivolte al collega Cosentino fanno riferimento all’esistenza, storicamente accertata e giudiziariamente cristallizzata, del gruppo camorristico denominato ‘clan dei Casalesi’.

La natura, la struttura, i protagonisti e le dinamiche del ‘clan dei Casalesi’ sono state approfonditamente delineate nelle sentenze conclusive e definitive dei processi denominati Spartacus 1 e Spartacus 2, oltreché nel saggio “Gomorra”.

Sia le citate sentenze, sia il noto saggio, prendono in esame ed approfondiscono un lungo arco temporale di vita dell’associazione criminale di Casal di Principe, p aese nel quale è nato ed ha lungamente vissuto l’on. Cosentino. Ciò nonostante e sino al 2005, cioè sino a quando l’on. Cosentino non ha ricoperto un ruolo politico di livello nazionale, le strade del clan dei Casalesi e dell’on. Cosentino non si sono mai, neppure per sbaglio, incrociate. Nessuna traccia nei procedimenti e nei saggi.

Oggi l’on. Cosentino viene accusato di condotte che non hanno, in sé, a alcun rilievo penale e delle quali l’on. Cosentino ha fornito ampia ed esaustiva spiegazione nelle memorie depositate presso questa commissione e che, se vorrà, mi incaricherò di rendere pubbliche.

Gli inquirenti prima ed il GIP poi, vestono queste condotte di rilevanza penale in relazione alla circostanza per la quale l’on. Cosentino sarebbe addirittura il referente politico nazionale del Clan dei Casalesi; affermazione questa che però appare essere del tutto apodittica e slegata da qualsiasi accertamento concreto di un qualsivoglia fatto specifico.

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che svolgono chiamate di correo nei confronti del collega, senza peraltro attribuirgli mai fatti concreti specifici, oltre a non essere supportate da alcun riscontro obiettivo ed individualizzante- per quanto emerge dalla stessa lettura dell’ordinanza di custodia cautelare – appaiono essere in diversi punti platealmente smentite da dati storicamente accertati di segno assolutamente diverso.

Ritengo pertanto che la richiesta di esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del collega sia infondata e frutto di un obiettivo fumus persecutionis

 

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9 Comments

  1. floriano says:

    VENETO STATO.org

    UN MILITANTE

  2. paolo says:

    Vorrei solo chiedervi se, per caso, soffrite della sindrome dell’ex… Non ho intenzione di affrontare con voi le cose buone o le scelte sbagliate che la politica della lega ha portato nel panorama politico e governativo italiano. Semplicemente, non mi interessa. Mi interessano le prospettive future per un progetto autonomista-indipendentista realmente possibile! Ora, premesso che se devo finanziare ed appoggiare un organo di stampa che parla male della lega, ho l’imbarazzo della scelta… Perfino “Libero” si è messo sulla scia dei salotti buoni e del “Giornale” berlusconiano! Devo ammettere che sono profondamente colpito dalla vostra partenza. Articoli interessanti, un impianto grafico chiaro, e uno-due articoli al gg che riguardano in modo monotematico l’unico attuale partito presente in parlamento all’opposizione! Devo dire che dubito fortemente che il reale problema di questo “paese” sia l’unico partito non “nazionale” presente in parlamento… Insomma, vediamo come procedete. Buon lavoro!

  3. Luca68 says:

    Che dire?
    purtroppo questo articolo non fa che confermare per l’ennesima volta la trasformazione assoluta di un ex movimento, poi partito ,che era nato per tutelare gli interessi delle genti padane e che si è nel tempo rivelato essere una vera e propria associazione affaristica a conduzione elitaria. Altro che movimento popolare padano! Oramai le teste pensanti ed i militanti non inclini a digerire ignobili compromessi perchè fedeli ad un certo ideale originario sono tutti usciti dal partito colti a vari livelli da irrefrenabile nausea. E’ bene che ora si comincino a raccontare alla gente le “imprese” di questa SEDICENTE classe dirigente leghista. In onore e memoria di Gianfranco Miglio e a parziale riscatto di tutti quegli ex militanti e simpatizzanti che negli anni si sono prodigati per quello che ritenevano un movimento differente dalla cloaca politica e si è rivelato invece un perfetto clone delle cricche politiche che infestano il parlamento italiano.

  4. max says:

    Maroni era imbarazzato all'uscita del vertice di via Bellerio.

    Sulla Tanzania ha rilasciato un no comment
    http://www.youtube.com/watch?v=owfdG9DxhG8

  5. fabrizio says:

    Ma è per quello che quelli (sopratutto quelle) messi della Lega in Rai fanno tanti servizi sulla Sicilia e su Catania e su Castiglione in particolare o stanno agendo per conto proprio come spesso avviene in quel corpo politico in disfacimento?????

  6. cogo andrea says:

    UNA VERGOGNA INAUDITA . /// maitruffe@hotmail.it MOVIMENTO GIUSTIZIA facebook // comitati parmalat

    • floriano says:

      COME SI DICE DI SOLITO? GIUSTIZIA E’ FATTA ?

      RIFLETTETE UN PO’:

      IN UN PAESE DI MERDA COME L’ITAGLIA PER METTERE IN GALERA UN LADRO O UN CORROTTO CORRUTTORE POLITICO, SI DEVE ANDARE AL VOTO,

      ORA PENSATE PER UN ISTANTE SOLO

      SIETE UN CITTADINO ONESTO, CHE PAGA LE TASSE CHE TIRA LA CARRETTA, MANTIENE QUESTI PORCI CORROTTI,

      SE VI BECCANO A RUBARE SOLO PER SOPPRAVVIVERE VISTE LE CONDIZIONI IN CUI CI HANNO MESSO, PENSATE CHE SI VADA AL VOTO PER METTERVI IN GALERA?

      E’ QUESTA LA DEMOCRAZIA?
      MALEDETTI POLITICI SCHIFOSI

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