Lega di Salvini è cavallo di Troia vuoto. Che se ne fa il Norditalia di un altro partito nazionale di centrodestra?

salvini berlusconidi RICCARDO POZZI – Alcuni osservatori di politica, anche lontanissimi dalla Lega come il prof. Boldrin che insegna economia a Washington, non nascondono la loro incomprensione su ciò che sta avvenendo all’interno del movimento.

Dopo l’avvento di Monti, che affondò  definitivamente ogni speranza di nascita dei decreti attuativi del già approvato federalismo fiscale, il percorso di quella che era la “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania”  ha subito una sterzata, una curva a gomito che ha portato a cancellare  (i protagonisti dicono “superare”)  le motivazioni originali di quella offerta politica  e a portare il partito  su un piano dialettico nazionale, collocandosi nettamente a destra  per argomenti e argomentazioni.

Quelli come il prof. Boldrin si chiedono come possa essere possibile che, in pochi anni, lo zoccolo elettorale leghista si sia fatto convincere in grande maggioranza a mettere in soffitta i motivi stessi della nascita della Lega.

Nell’ultimo congresso, infatti,  la linea di Salvini ha raccolto oltre l’80% dei militanti (anche se con qualche accusa di scarsa trasparenza), mentre l’oppositore Fava ha raccolto il resto.

Una spiegazione plausibile può venire dalla frustrazione del movimento stanco di  fluttuare per venti anni tra il 4 e il 10% , senza mai sfondare veramente nemmeno nel nord, dove non è mai diventato il primo partito, raccogliendo anche una sconfitta referendaria e qualche brutta figura per democrazia interna.

La frustrazione politica è comprensibile, ciò che si fatica a capire è invece il cosiddetto “superamento” salviniano della questione settentrionale. Perché, nonostante la forte crescita della Lega nazionalista, la questione nord-sud è tornata di prepotenza alla ribalta  e nell’attualità degli equilibri politici.

La cancellazione del suffisso “Nord” dal nome del partito  e la scomparsa  di ogni recriminazione territoriale sta portando a una crescita prodigiosa di consensi ma a un parallelo smarrimento di direzione.

In sostanza che se ne fa il Norditalia di un altro partito nazionale di centrodestra?

Una volta che il suo leader avrà smesso di urlare “prima gli italiani” nelle campagne elettorali, quando avrà smesso di cannibalizzare gli alleati sostituendo il proprio nome a quello dell’ex Cavaliere, una volta raccolto tutto il possibile da questa parte dell’emiciclo, il leghismo residuo della Lega sarà così esiguo da risultare irrilevante.

Forse sarebbe più sensato, una volta sbollita la  febbre elettorale, abbandonare con coerenza ogni simbologia leganordista e affrontare la nascita di un nuovo partito, il nome sarebbe anche già pronto, lasciando  un movimento che alla propria storia non intende più riferirsi.

Questo permetterebbe, a chi si sente ancora  di inseguire il sogno autonomista, di mettere la questione settentrionale al centro dei propri intenti, e a chi intende “superare” il dualismo nord-sud di abbracciare tutto il nazionalismo che desidera senza imbarazzanti refusi nominalistici.

Ma in politica l’ambiguità paga più della chiarezza. Per questo Salvini e i salvinisti non tagliano completamente con il passato e non pronunciano parole definitive sulla questione del nord, per dare l’impressione a chi diffida della vecchia Lega di essere andati oltre il regionalismo, mantenendo viva l’illusione nei leghisti disorientati che la sua politica sia solo il modo di fare entrare il cavallo dentro le mura del centralismo e far uscire i soldati dalla sua pancia per sconfiggerlo dal suo interno. In realtà la pancia del cavallo è vuota ma, a scanso di equivoci, il cavallo è rimasto fuori dalle mura, perché gli elettori del sud  conservano ancor un istintivo sesto senso elettorale, come si evince dai risultati delle ultime consultazioni, non facilmente ingannabile.

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3 Comments

  1. eppe says:

    Se le lega fosse rimasta ” LEGA NORD PERL’INDIPENDENZA DELLA PADANIA”
    AL Nord avrebbe preso, come minimo, gli stessi voti. Anzi almeno uno in più il mio.
    Salvini di suo NON ha inventato niente. A parte distruggere la Lega.
    Il 99% di quello che dice Salvini, la Lega Nord lo dice da 30 anni.
    I voti in più che ha preso al NORD arrivano tutti da contro l’immigrazione, non li ha presi perché ha TOLTO NORD. Chi sostiene il contrario sbaglia di grosso.

    Se ha preso tutti quei voti è perché si è trovato il piatto belle e che pronto cucinato da altri in 30 anni, oltre a essere in TV tutti i giorni e tutte le ore.
    Se Salvini l’avessero cacciato dalla lega e avesse fatto un partito suo avrebbe avuto poca visibilità e avrebbe preso 3 voti. Questo è sicuro.

    Il successo di Salvini non è merito suo ma colpa di chi lo ha votato e di chi rimane in lega e dicono di essere indipendentisti.
    Fossero usciti tutti in massa e avrebbero, come ho fatto io, votato e fatto votare ” Berlusca” Salvini avrebbe già perso la felpa.

    Tra i tanti dubbi una cosa è certa…
    Vale molto di più una LEGA NORD al 12% a livello italiano, con voti presi tutti al Nord, che una lega salvini Italia al 17%….

    E se la Lega è andata al 4% non è colpa dei “Padani” ma di chi l’ha mal gestita, di chi l’ha creata e distrutta……

  2. giancarlo says:

    E’ sicuro che gli italiani di politica se ne sono interessati poco e chi lo ha fatto era perché ne traeva qualche beneficio o per interessi inconfessabili.
    Di sicuro però nelle ultime elezioni è giunto da parte degli italiani un forte e squillante imperativo per il cambiamento qualsiasi esso sia.
    Il povero Di Maio ha dimostrato tutti i suoi limiti e sinceramente non lo credevo così votato al fallimento.
    Capisco i motivi sulla chiusura a Berlusconi, ma se Berlusconi è in politica anche per gli affari suoi, Di Maio doveva essere pragmatico e fare un governo con Salvini ed eventualmente dopo scoprire le carte di Berlusconi se anche questa volta rallentava o bloccava qualche legge innovativa di cui l’italia ha un estremo bisogno.
    Adesso la situazione si sono maledettamente complicata e mi sorge il sospetto che qualcuno il governo non lo voglia fare per una specie di panico da prestazione. Come dire che andare adesso al governo dopo tutte le promesse elettorali fatte con in più i sospesi del DEF lasciati dal PD……è cosa da far rabbrividire qualsiasi politico.
    Una cosa è certa che senza coraggio e determinazione nell’affrontare i veri problemi di questo paese e continuare a rimandare come ha fatto il PD aumentando continuamente il debito pubblico ci condanna ad un futuro prossimo pieno di incertezze e forse di catastrofici scenari.
    Circa SALVINI lo posso capire perché ha abbandonato la parola NORD……concordo con Padano che la colpa è proprio dei “Padani” ( non certo dei Veneti che hanno sempre sostenuto la Lega in modo quasi commovente e lo hanno fatto anche alle ultime elezioni) che non hanno mai dato alla LEGA NORD quel numero di voti maggioritario che avrebbe consentito alla LEGA NORD di alzare la voce con roma e probabilmente oggi l’autonomia sarebbe già cosa fatta da anni.
    I Lombardi che ho sempre considerato gente in gamba e volonterosa e generosa……non hanno ancora capito che se andiamo avanti ancora con il ” sistema italia ” non ce ne sarà più per nessuno ed il DEFAULT o peggio la macelleria sociale e dei diritti acquisiti ci farà sprofondare come la Grecia.
    Qui il si salvi chi può diventa un grido cui prestare attenzione.
    Staremo a vedere cosa farà Mattarella che vedo troppo lento e riflessivo Qui bisogna agire ed in fretta se non vogliamo andare sulla graticola che l’europa è pronta a farci assaggiare.
    WSM

  3. Padano says:

    Il problema non è la Lega, ma i Padani.
    Giustamente l’articolista evidenzia che la Lega “non è mai riuscita a sfondare veramente nemmeno nel nord, dove non è mai diventata il primo partito” (in realtà lo è stata nel 1996).
    Oggi invece la Lega salviniana intercetta voti anche al Sud, ma, sondaggi alla mano, anche al Nord supera i propri consensi storici: in breve, la grande maggioranza dei Padani si sentono Italiani (come evidenziava Oneto).
    Significa che avremmo dovuto lavorare sull’identità culturale. E su questo siamo tremendamente indietro.

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