Lega di lotta e di Casa Pound. Soliloquio di Salvini, per andare dove?

di STEFANIA PIAZZOpiazza popolo

Dicono che in piazza del Popolo non ci fossero più di 15mila persone (e pullman che non si sarebbero riempiti dalla Brianza, dicono… Altri, invece, pieni dalla Sicilia). Malignità. Di certo non c’era la folla oceanica ripresa vent’anni fa dall’aereo di Giuseppe Leoni e che, se non è sparita dalla ricerca google, non venne mai caricata via web per documentare quel passaggio storico. Peccato. Bisogna aver cura della comunicazione, anche se non sta simpatico a tutti l’autore della foto.

Dicono che anche se non ha parlato, Bossi si sia ritagliato i titoli e le foto dei giornali. Vero. Come una spina continua nel fianco, con le sue corna di rito nella foto di gruppo dietro la testa di Maroni, di certo ha tolto un po’ di nero dalla manifestazione. Troppo, secondo i commentatori. Legittimare dal palco il neofascismo è una scelta politica che, per quanto la si giustifichi con l’avere in comune tre punti di programma, euro-immigrati-sovranità, avrà un prezzo politico mica indifferente al momento di siglare alleanze e accordi. Segna già un destino di opposizione a prescindere, di raccoglitore e contenitore di tutte le amarezze e disillusioni dei delusi. Ma non basta.

Dicono che ci si aspettava più contenuti, meno vaffanculo espliciti a tutto il mondo, meno evocazioni all’Italia… nostra, quasi che la Lega fosse diventata una nuova associazione di protezione dei beni culturali… La Lega è lontana anni luce dal mondo che la partorì, ma usa il linguaggio con cui Grillo e altri hanno persuaso l’elettorato.

 Il Corriere parla di torpiloquio di Salvini. Ma no, è stato un soliloquio. La Lega al centro del mondo, senza la matrice identitaria che non aveva bisogno di scrivere la propria appartenenza sulla canottiera. Perché bastava la canottiera. Ora devi scrivere da dove vieni, per dare un senso di condivisione del tuo campanile, diverso, lontano dal mio. Un “io sono anche qui”, ma ben diverso dall’essere identitario. Che unisce c’è l’euro e l’emergenza immigrati.

D’altra parte è proprio Giorgia Meloni, in diretta ai microfoni del Corrieretv a dire che è lo Stato nazionale la vera barriera allo strapotere di Bruxelles. Ma come, un modello di Stato fallito e spolpato? Lo Stato che schiaccia i confini identitari e li trita in una sola bandiera?

A dire il vero, a vedere le felpe con i nomi delle città, vengono solo in mente le vecchie raccolte delle regioni, quelle enciclopedie che a scuola ti facevano capire che esistevano regioni diverse dalle tue, dentro però un solo contenitore risorgimentale. Ecco, la Meloni potrebbe dirigere bene la casa editrice dell’Italia in puzzle. Tanto è il peso degli stati nazionali: cartone compresso.

La Lega corre una maratona rischiosa: competere  a destra, la destra nazionale, mentre un centrodestra affannato può solo che cavalcare la corsa leghista con la destra estrema per esasperarne il carattere demolitivo, non di governo, dal linguaggio greve e di pancia, per rastrellare il malessere. Berlusconi si è affrettato a dire, infatti, come Salvini sia “estremista e velleitario”. Oltre il giro delle elezioni regionali, di corsa verso le amministrative del 2016, il fenomeno Salvini dovrà conservare i ritmi televisivi del consenso, e dimostrare che ha un progetto per governare il Paese, la “nostra Italia”, come ha detto dal palco.

Poi ci si è messo il vecchio segretario a dire che, sulla vicenda Tosi, “Salvini deve stare attento a non fargli il regalo di non allearsi con Forza Italia e il Nuovo centrodestra, anche se capisco che è difficile andare con Alfano che sta al governo con la sinistra… perché allora Tosi si alleerebbe con loro. Non devono regalare gli alleati a Tosi”. Chiarissimo. E fine anche di una parabola di Tosi, l’epuratore che espulse gli oppositori del nuovo corso maroniano, togliendo di mezzo i bossiani della prima ora. Nemesi storica.

Intanto Salvini ha eliminato il dissenso interno, a parte Tosi. Tutti sono diventati salviniani, Salvini è una macchina che aumenta il consenso, finché tv non li separi. Ma l’Italia non è solo il Veneto, la politica e le elezioni vanno oltre il governo di una Regione. Abbandonata la carica indipendentista, inutile stare a riflettere ancora su questo, sacrificata e messa nel cassetto per emanciparsi a partito nazionale, che parla a tutti, verso quale spiaggia sta correndo la Lega di Salvini, sospinta dai giornali, degli altri, dai mezzi di informazione, degli altri, dal web che non è la Bibbia, dai due libri che Salvini dice di aver letto, contrariamente ad altri che ne hanno tanti ma non li capiscono?

Vorremmo capirlo in tanti, prima che lo zapping cambi canale.

 

 

 

 

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11 Comments

  1. Cesare says:

    Le bandiere di Putin insieme a quelle della nuova destra ultra-nazionalista di Casa Pound e a quelle della vecchia destra nazionalista di Fratelli d’Italia……..mi continuavo a chiedere: ma questo è un comizio pubblico della Lega o un incubo ????
    E poi penso a quando Salvini cercava di strumentalizzare gli arresti dei serenissimi, invitando i loro famigliari sul palco, mentre incominciava a prendere i primi soldi sottobanco dal nuovo Stalin che siede al Cremlino (come la sua amica ultra-nazionalista francese) ……..quando mi sveglierò da questo incubo ???

    JE SUIS BORIS NEMTSOV

    • Stefania says:

      Non possiamo dire che qualcuno abbia preso soldi da qualcun altro se non abbiamo in mano il bonifico! Ma possiamo dire che la svolta a 360° sta lasciando il segno nella politica. E sono talmente veloci queste accelerazioni che neanche ce ne accorgiamo, perché seguono l’istinto più che un programma, più che una meta.

  2. marco says:

    Poveri veneti. Che tristezza. Vogliono l’indipendenza e si fanno comandare da un lombardo. Si meritano, ci meritiamo di essere sudditi d’Italia per altri 150 anni.

  3. marco says:

    Quello che fa specie che ci sia ancora un leghista che vada dietro a Salvini. Significa che l’indipendenza a questa gente non è mai interessata. Povero Nord. Povero me che ho dato tempo e soldi alla Lega. Però una cosa dovremmo chiederla a Salvini. Tolga quel NORD dal nome e cambi l’art. 1 dello Statuto.

  4. max devecchi says:

    Ma come potete ancora prendere per il naso la gente,con idee come l’Indipendenza del Veneto,o come Maroni che lancia un referendum per la Lombardia,cose da pazzi.Avete bruciato ormai da vent’anni ogni carta politica per avere un minimo di autorità sui propri territori,e non si è messo in pratica nulla,con milioni di voti e di parlamentari,da bravi basta.

  5. Rodolfo Piva says:

    Ottima analisi e ottime considerazioni. Per uno come il sottoscritto che entrò in Lega Lombarda nel 1984, che insieme ad altri entusiasti fece decollare la Lega Lombarda a Milano ma che, nel 1989 quando il sciur Bossi decise di fare pappa e ciccia con Alleanza Nazionale decise di mandarlo a quel paese, ciò che accade oggi non è fonte di sorpresa alcuna. Quando si parla, anzi si straparla, di Diritto all’ Autodeterminazione dei popoli, di indipendenza, di secessione, di federalismo, di Padania libera e poi si va a spasso con fratelli d’italia ed i novelli fascisti di casa Pound si dimostra solo di essere dei poveretti senza cultura identitaria, senza un credo forte e quindi, in buona sostanza, si fornisce un ulteriore esempio di cialtronaggine politica che accompagna la storia del popolastro italiota.

  6. Francesco says:

    In Veneto vincerà Zaia… e me ne dispiace: con lui ci aspettavamo qualche passettino verso l’Indipendenza, invece ci ha solo illusi. Non sono mai stato leghista, ma ci avevo sperato, non lo nego. L’Indipendenza non è ancora morta, ma a questo punto correre con la Lega significa “correre con roma (minuscolo!)”, e questo non sia mai!
    WSM

  7. Rosi Mauro says:

    Cara Stefania, io che in lega sono entrata nel1987 posso solo dire che ci hanno usato come degli stupidi inutili idioti, purtroppo con grande rammarico chi veramente ha tradito la gente è stato Bossi . Tu insieme a tanti altri siete testimoni. Buon lavoro

    • max devecchi says:

      Lei mi scusi con tutto il rispetto,è proprio l’esempio lampante del fallimento della Lega Nord,e mi fermo.

  8. Riccardo Pozzi says:

    Non le sarà indispensabile il mio irrilevante parere ma lei ha ben descritto lo sconforto strategico e lo spiazzamento mediatico della vecchia base leghista. Nel mio piccolo quotidiano, le dico che è drammaticamente pesante ogni mattina alzarsi e trovare le motivazioni per andare a lavorare, oltre alla mera sussistenza ma ancora più pesante è il traino del farraginoso carro dell’identità.

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