Da Domaso al congresso: la Lega alla battaglia per vivere

di GIANLUCA MARCHI

Domaso, lago di Como, domenica pomeriggio, 17 anni dopo la marcia sul Po della Lega. Il Movimento Giovani Padani organizza per il terzo anno consecutivo un appuntamento nato nel 2011 per celebrare il decennale della morte del professor Gianfranco Miglio, anche se quest’anno ci si è tenuti distanti dal grande ideologo per qualche incomprensione intercorsa col figlio dello stesso. Unico accenno serio a prof. tanto amato (adesso) dai leghisti quello di Stefano Bruno Galli, a sua volta docente alla Statale e capogruppo in Regione della civica “Maroni Presidente”: “Il pensiero di Gianfranco Miglio si serve, studiandolo e approfondendolo. Di esso non ci si serve”.

E’ toccato a chi scrive fare l’ipercritico della giornata, chiedendosi se ha ancora un senso che il movimento belleriano mantenga al primo punto del proprio statuto la fatidica dicitura “Lega Nord per l’indipendenza della Padania”, visto che di indipendentista nel partito si vede ormai ben poco e persino un documento come quello di CoLoR44 (obiettivo portare nel consiglio regionale lombardo una risoluzione che, come successo in Veneto un anno fa, avvii il percorso verso il referendum per l’indipendenza) ottiene l’adesione entusiastica dei militanti, ma la freddezza spaventata di dirigenti e dirigentucoli.

Risposta di Matteo Salvini, segretario della Lega Lombarda e aspirante segretario federale al congresso prossimo/venturo, se si farà entro Natale: “Noi sappiamo dove dobbiamo andare, il nostro obiettivo resta sempre quello: Lega Nord per l’indipendenza della Padania. La discussione semmai è sul come: personalmente la parola Macroregione non mi entusiasma, ma è uno strumento per arrivare a quel risultato. Prima avevamo una valanga di parlamentari, ma alla fine abbiamo capito che, oltre agli errori commessi, da Roma non si cambia nulla. Ora invece abbiamo i tre governatori del Nord e la partita sarà diversa. Il momento in cui tirare la corda è vicino e dipenderà solo da noi, non da altri”.

Le parole possono anche essere belle, ma per ora sono solo parole: vedremo, a breve stando a Salvini, se diventeranno sostanza. Perché di belle parole fuggite col vento ne abbiamo ascoltate da gonfiarci come una mongolfiera. Certo, dal ragionamento del capo della Lega Lombarda si evince una conclusione: questa è l’ultima occasione, o la Lega la gioca veramente la partita e la gioca bene oppure dovrà dichiarare il proprio fallimento.

Obiezione: tuttavia gli alleati che il Carroccio si ritrova nelle tre Regioni (Lombardia, Veneto e Piemonte), soprattutto il Pdl, non fanno ben sperare in un braccio di ferro ingaggiato con lo Stato centralista. Risposta di Salvini: “La Lega non è legata a doppio filo col Pdl e con Berlusconi, la nostra è solo un’alleanza di interesse. Li sfideremo e se dovessimo scoprire che la sinistra è disposta a offrirci qualcosa in più sul fronte dell’indipendenza, allora parleremo con la sinistra”. Considerazione per un certo verso paradossale, perché  è lo stesso Salvini a definire quella italica come la sinistra più “retrograda e rincoglionita” del Continente, visto che nelle altre parti d’Europa è autonomista e indipendentista.

CoLoR44 e referendum per l’indipendenza. Sul sostegno al documento che vuole una Risoluzione 44 anche per la Lombardia il segretario ha annunciato che la Lega Lombarda ha deliberato di chiedere ai propri sindaci e amministratori locali di farlo approvare nei rispettivi consigli comunali. La decisione è maturata con qualche mese di ritardo, ma, come si suol dire, meglio tardi che mai… Sul fatto che invece nel Consiglio regionale della Lombardia qualcuno si possa già far carico della presentazione di un progetto di legge per lo svolgimento del referendum si preferisce sorvolare.

Elezioni Europee. Salvini auspica, per quell’appuntamento, la creazione di un cartello di tutti coloro che vogliono combattere contro questa Europa centralista. “Mi auguro – dice – che in futuro possa avvenire una riunione di tutti i movimenti che guardano all’indipendentismo e all’autonomismo”: aspirazione non disdicevole, ma anche in tempi recenti qualcun altro ha pronunciato parole analoghe, alle quali non sono seguiti fatti. In Veneto, invece, intorno al progetto di referendum che si vota oggi, s’è verificato un riavvicinamento di forze che ha coinvolto anche la Lega.

Le prossime battaglie. Salvini annuncia che proporrà alla Lega di mettere in discussione la cosa più borbonica e romana che ci sia, i prefetti. E poi: “Chiederemo di poter usare i nostri soldi messi da parte dai nostri Comuni virtuosi, ma bloccati dal patto di stabilità. E se a Roma ci diranno di no, ebbene quello sarà il momento di scatenare la guerra attraverso i nostri governatori, perché alla Lega non bastano e non servono solo buoni governatori. E ne vedremo delle belle, perché l’unica cosa che non potremo fare è di non fare la battaglia!”. Maroni, Zaia e Cota preparate l’elmetto, perché se Matteo Salvini diventerà segretario federale, vi imporrà di indossarlo! E infatti quelli che l’ex ragazzo va ripetendo di questi tempi sono i discorsi di uno che il segretario federale aspira a farlo. Poi se lo diventerà davvero, è tutta un’altra storia. Ma se dovesse succedere, qualcuno di certo gli ricorderà gli impegni assunti.

Macroregione. A Domaso il tema è stato ad appannaggio di Stefano Bruno Galli. Per il prof. e capogruppo della Lista Maroni Presidente la “macroregione è il grimaldello per scardinare l’Europa statalista. E’ la strada maestra perché lo Stato italiano, ormai morto, venga al Nord a trattare la resa”. Come? “Se il Nord per un mese smette di pagare le tasse, lo Stato salta per aria”. Siccome Roma non mollerà, vedremo se i tre prodi governatori leghisti avranno il coraggio di decidere che i soldi delle tasse pagate dai lombardi, dai veneti e dai piemontesi non andranno più a Roma per far saltare il banco… Sono minacce non del tutto nuove, ma alle quali non si è mai dato corso…

“La Macroregione si può fare a Costituzione invariata, ottenendo forme speciali di autonomia” sostiene Galli. Obiezione di chi scrive: il Parlamento romano, dominato da una maggioranza lazial-meridionale, difficilmente voterà mai per una maggiore autonomia del Nord.

Euro o non Euro. Il prof. Claudio Borghi è un teorico dell’uscita dell’Italia dall’Euro: “Se noi usciamo dall’Euro – argomenta – la nostra moneta futura si svaluta, risolvendo i nostri problemi di competitività. Invece ora abbiamo una moneta troppo forte, mentre la Germania troppo debole. Moneta forte significa che ci conviene comprare beni prodotti all’estero, è più comodo, ma poi scopriamo che da noi c’è la disoccupazione. E per tornare competitivi ci sono solo due modi: o si svaluta o si abbassa il costo del lavoro. Non è possibile avere una stessa moneta con economie disomogenee. Anziché a una moneta unica, dovremmo pensare a più monete per lo stesso Stato. Se otterremo l’indipendenza restando nell’Euro, per noi non cambierà nulla. Il sistema Europa salterà perché non può stare in piedi. Probabilmente non salterà per l’Italia, ma sarà la Francia a farlo saltare. E a quel punto noi dovremo essere pronti e dovremo essere un’Italia unita e federale”.

Quest’ultimo pensiero dal mio punto di vista lo trovo politicamente agghiacciante, sulle argomentazioni economiche non sono invece in grado di disquisire. Noto però che Matteo Salvini sposa la visione del prof. Borghi e da questo punto di vista si trova su una posizione completamente opposta rispetto a Giancarlo Giorgetti e Luca Zaia, che non auspicano l’uscita dall’Euro. E’ questa una diatriba che il futuro congresso leghista dovrà dirimere in vista delle Europee.

Per concludere: la Lega ha aperto la sua stagione congressuale, anche se la data del congresso ancora non c’è. Al di là delle persone, che pure hanno il loro peso, la domanda sostanziale è una: c’è, e quale può essere, la ricetta per dare ancora un futuro al movimento?

 

 

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29 Comments

  1. Veritas says:

    Io non sono un economistra ma ho sempre pensato che una moneta unica non possa essere usata da paesi con
    economie disomogenee.

  2. il brambi says:

    Ho sentito brevemente il pezzo in cui Salvini diceva che sarebbe possibile allearsi con la sinistra ed anche la chiosa che diceva che si sarebbe anche convertito all’islam se fosse stato necessario e devo dire che se posso essere d’accordo sulla determinazione a raggiungere l’obiettivo, non lo sono sul modo in cui si dovrebbe raggiungere, sugli alleati che ci dovrebbero supportare e addirittura, sono sconvolto dal fatto che qualcuno possa pensare di convertirsi all’islam per fare qualsiasi cosa.
    Davvero non abbiamo ancora imparato che non ci si allea con il male per ottenere il bene?
    Che la sinistra italiana, ma tutto il comunismo in generale è figlio del male ed è stato pensato da meschini mentitori che con questo strumento volevano e purtroppo in itaglia sono riusciti, volevano dominare le menti e le genti ovunque sul pianeta in modo da concentrare ogni potere e ricchezza nelle mani di pochi non è ancora noto?
    Che i dirigenti a sinistra, ma anche i militanti ed i semplici elettori, non siano persone intellettualmente oneste, ma infami accaparratori e furfanti impudenti non è ancora noto?
    Che l’islam sia la religione che adora il diavolo non è ancora noto?
    Allora nel mio piccolo direi a Salvini di imbracciare il forcone, di fornircene decine di migliaia, magari come manico di usare un qualche mitragliatore semi automatico e di condurre, se vuole, o di partecipare attivamente alla lotta di secessione e liberazione delle genti libere del nord lasciando perdere alleanze con traditori e pericolosi criminali.
    Se il mio nemico ha un nemico anche esso pericoloso per la convivenza pacifica di genti oneste, non mi alleo con lui contro il primo, ma faccio in modo di eliminarli insieme moltiplicando gli sforzi in modo da liberarmi in una sola volta di entrambi i problemi.
    Modestamente parlando questo è ciò che penso sia meglio.
    SECESSIONE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  3. Andrea Raffaeli says:

    Solidarietà all’autore dell’articolo che si “agghiaccia” senza capire una beneamata fava di economia. . .

    • gianluca says:

      Caro fenomeno, agghiacciante trovo l’idea di Italia unita e federale, non le teorie economiche che ammetto di non essere in grado di giudicare…

  4. LUIGI says:

    Scusate, ma con molta umiltà, vorrei ricordarvi che, unica Regione in itaglia a non votare per l’unità (plebiscito), fu proprio la Lombardia.
    Di fatto, alla luce dei trattati Internazionali (anche sottoscritti dall’Occupante) siete di fatto già LIBERI.
    Basta semplicemente dichiararlo a voce alta e in coro.
    Fattevi l’Anagrafe Ufficiale Generale Lombardo (se non c’è ancora) secondo le norme del dettato Unesco e quindi riconosciuto dall’ONU. Proprio come a Trieste. Vi spieghiamo come ? Contattateci WWW. Lombardo-Veneto.net : buon lavoro per la vostra Sovranità.

  5. giorad says:

    Un commento al contributo del Prof Borghi – così come sintetizzato dal Direttore.

    In sintesi, parte della sua economics è imprecisa e, più importante, distorce la valenza della relazione stato membro – UEM, a sfavore del caso per una Lombardia indipendente. Una view che assolutamente non sta in piedi…

    Economics – Dire, come fa Borghi, che se usciamo (itaglia) dall’euro la nostra nuova moneta si svaluta, diventiamo più competitivi sull’export e, voilà, il gioco è fatto….Tale ragionamento è estremamente pericoloso in quanto guarda solo al breve termine. La svalutazione competitiva, come ai tempi della liraccia, dà sì fiato ad export e quindi PIL per qualche trimestre, ma poi genera inflazione e, quindi, la competitività va di nuovo perduta. La vecchia itaglia sopperiva a questo problema, mentre attendeva una nuova svalutazione, spendendo denaro pubblico (maggiori tasse) a gogo’ nel modo che sappiamo – per sostenere il PIL nel mentre che si cucinava la successiva svalutazione.
    Se questa è la ricetta del futuro, stiamo freschi…

    Per tornare competitivi, dice Borghi, o si svaluta o si taglia il costo del lavoro. Questo è inesatto. Infatti, quel che va tagliato è il CLUP (costo del lavoro per unità di prodotto, o rapporto tra salario e produttività). In Germania, lo fanno (rimangono competitivi) aumentando la produttività, certo non comprimendo il salario. Borghi invece farebbe credere alla gente che per essere competitivi devi avere per forza (fatta salva la svalutazione) sopportare un salario basso – balle. Devi farlo solo se sei un paese scassato e improduttivo – which country are we thinking of?…

    Dice, sempre Borghi, che non è possibile avere una valuta comune tra aree economicamente non omogenee. Esatto, per una volta… Infatti, però, ciò vale per itaglia vs. Germania, ma non sarebbe certo un problema per LOMBARDIA vs. Germania, anzi (vedi sotto).

    Conclude dicendo, Borghi, che se otterremo l’indipendenza (presumo si riferisca alla Lombardia) restando nell’euro non cambierà nulla (!!!!!) …. dovremo essere pronti…. ad un’Italia unita e federale (????!!!). Ma chi te lo dà il federalismo – svegliaaaa!

    L’ultima boutade mi porta alla distorsione, volutamente anti-secessionista, di come si comporterebbe una Lombardia sovrana entro la UEM.
    Altro che “non cambierebbe niente”… Mi stupisce che un economista non veda che il mero riappropriarsi di un residuo fiscale di almeno EUR50mld annui di per sè risolverebbe ogni problema lombardo. Infatti, la Lombardia in quello scenario potrebbe permettersi di tagliare le tasse su ogni reddito e patrimonio per parecchi punti percentuali e, nel contempo, anche migliorare (aumentare) la spesa pubblica per infrastrutture (quelle che al momento, causa il furto del “residuo”, non riusciamo a completare – Pedemontana, ferrovia per Mendrisio, etc).

    La Lombardia già vanta un surplus di commercio estero – chissà che surplus avremmo post-indipendenza, con aliquote fiscali defalcate e migliori infrastrutture (competitività degli esportatori alle stelle,euro o non euro – te la do’ io la Germania…). Di più, una Lombardia sovrana avrebbe, come certificato da Fitch per il Veneto (indipendente), un credit rating di AAA, al pari della Germania e meglio di USA e Francia. Quindi, vanteremmo un costo del denaro a lungo termine basso, in linea col rendimento dei Bund tedeschi. Inoltre, grazie al nuovo (migliore, più snello) assetto giudiziario-legislativo e alla nuova migliorata supply-side (meglio infrastrutture, basse aliquote fiscali) avremmo un vero boom di afflussi di capitale via investimenti diretti dall’estero. Esattamente quel FDI che da sempre evita itaglia macchiata da pizzo, burocrazia, mala-giustizia e tassazione da girone dantesco.

    … E potrei andare avanti… Ma la sostanza è chiara, spero. Come fa Borghi a sostenere che Lombardia indipendente sarebbe fottuta con l’euro, Dio solo lo sa. Se i Lombardi volessero, certo si potrebbe optare per una valuta nuova (a la Svizzera), ma non dovremmo di sicuro farlo spinti da disperazione economica per mancata competitività/PIL – itaglian style.

    Scusate la lunghezza, ma cercare di demolire l’indipendentismo Lombardo facendo leva sulla economics – grida vendetta al cospetto di… Miglio. Piuttosto, ci si appelli pure a Garibaldi, alle migliaia di valorosi caduti per forgiare questa m***a di paese, o no?

    • Andrea Raffaeli says:

      Guardi sono le 2,15 di notte e con tutte le boiate che ha scritto (si capiva, in buona fede) di economia ci metterei un’ora per risponde, le dico solo una cosa, prima di parlare x luoghi comuni lo vogliamo leggere almeno un libro di economia, una rivista tò ! Ma no andiamo avanti con #liraccia #inflazionebruttacattiva #svalutazionebrutto , vorrei essere li il giorno che scoprirà di aver detto panzane x tanto tempo, sarà rivelatore ! Una su tutte e vado a nanna, negli anni 70 svalutazioni furono difensive e non competitive, se guarda i grafici Banca d’Italia o FMI vedrà che la svalutazione si è sempre avuta DOPO l’inflazione, ergo non è stata quella la causa, ma shock petroliferi in cui il greggio quintuplicò di valore in poco tempo; il differenziale di inflazione che si accumulò a seguito della repentina impennata del prezzo materie prime dovette essere riassorbito svalutando per non essere mandati fuori competitività. Lo so, dice lei; in tv glie l’hanno raccontata diversa, motivo in più per riscoprire il cartaceo se argomento appassiona (si, lei “critica”, quindi immagino di si”) a presto

      • giorad says:

        … Grafici Bakitalia…. Ma oer favore, basta un modellino cambio-prezzi-salari (stimato econometricamente) per capire come funziona il ciclo “perpetuo” inflazione-svalutazione-inflazione-svalutazione ecc, a gogo. Una causa l’altra ad infinitum… Vedi Argentina Venezuela, Itaglia anni 60-1998. By the way, il termne svalutazioni cmopetitive fu coniato (ah ah) dalla Bankitalioa stessa… Carli.

        In ogni caso, il core del mio pezzo é che Lombardia ijndipendente, come status economico non prenderebbe lezioni dà nisciuno – ne Calabria né … Germania. Carta (moneta: EUR 50 mld in più all’anno) canta – con tutti i benefici da me spiegati che ne conseguirebbero.

        Se non lo le va bene, o non ci crede, beh, ci lasci provare – ci cacci via da itaglia…. Ce ne faremo, sob sob, una ragione (o tre).

        • Vuk says:

          Che diamine sta dicendo?

          L’argentina finì come è finita PER IL CAMBIO FISSO COL DOLLARO, traduzione: non poteva svalutare.
          Svalutata la moneta l’economia è ripartita, fino al 2007 in cui politiche completamente sbagliate (che però ORA possono essere corrette senza alcun vincolo internazionale immutabile) hanno causato un brusco rallentamento dell’economia. COme si faccia a dire che questo è colpa della svalutazione è un mistero per chiunque non creda alle stupidaggini di Milton Friedman e adepti, che quando fanno danni danno la colpa al “NON C’E’ ABBASTANZA LIBERISMO” (come i sovietici facevano col comunismo, uguale).

          La ripresa, come nei mercati del sud est asiatico a fine anni 90, si è avuta SOLO quando il cambio si è _riallineato_ alla reale forza dell’economia (indebolita da anni di cambio fisso che avevano influito negativamente sulla bilancia dei pagamenti).
          Si chiama Ciclo di Frenkel.
          Ma ai seguaci di Milton Frieman (che popolano l’informazione) non piace sapere che i grossi flussi di capitale distorcono e distruggono l’economia.
          E nemmeno ai banchieri piace dover ammettere di avere debiti immensi in valuta pregiata (Euro) con le banche del Nord Europa (trad: se si svalutasse il governo dovrebbe mettere pesantemente mano alle banche comunque, ma salverebbe l’economia reale). Vedi il casino olandese.

          E’ uno strumento assolutamente fisioligico, che se non usato rischia di devastare le economie, come sta accadendo nell’eurozona, che si rifiuta di fare pol. monetarie espansive, diventando freno per l’economia mondiale.

          Sono politiche dissennate imposte esclusivamente

          Ora capisco perchè nella mia amata Lombardia Fare per Alimentare il Declino ha preso tanti voti.

          Finchè la gente si affida a certi profeti prezzolati…

          • giorad says:

            Fischi per fiaschi…

            Cerca di capirlo: la mia tesi è semplicemente che la Lombardia indipendente non avrebbe problemi a convivere coll’euro. Liberata dal fardello dei minus EUR50mld annui, si spalancherebbero praterie…. Il costo totale di Brebemi, Pedemontana e Linea 5 metro MI est semplicemente EUR 9 mld!!!!!….

            (Sono sempre stato un euro scettico. Ma per quanto riguarda la desiderabilità della Lombardia sovrana e indipendente, l’analisi costi benefici è decisamente favorevole ai lumbard nello scenario secessionista. Con o senza euro, con cambio fissi o flessibile – whatever.)

            http://www.color44.org

            • Giuseppe says:

              Tutti economisti, a quanto pare… Io no! Però un dato è certo: l’area bavaro-lombardo-veneto-austro-friulana per produttività è la seconda al mondo dopo lo Stato di Singapore. Dati ufficiali, ovviamente. Vorrà pur dire qualcosa, euro o non euro…

    • Vuk says:

      Hai detto un cumulo di stupidaggini, lo dico senza acredine.

      http://vocidallestero.blogspot.it/

      Qui trovi decine di articoli tradotti, ad avere la pazienza di leggerli, che spiegano cosa ha fatto la classe dirigente tedesca a tenere la Germania competitiva (a spese dei vicini), devastando le partite correnti di mezza europa.

      Finchè non ci sono le conoscenze fondamentali, dopo decenni di propaganda promossa da di chi ha fatto a pezzi l’industria di stato e relativo indotto (era roba nostra, sì dei lombardi come dei calabresi, anzi pure di più dei lombardi visto da dove erano arrivate le tasse per mettere in piedi colossi come Eni e Telecom da centinaia di miliardi di dollari, poi fatti a pezzi e svenduti ai De Maledetti di turno, mentre invece i francesi nazionalizzavano, anche se poi non si sono salvati nemmeno loro, pare) si possono scrivere commenti kilometrici, e magari convincere anche un bel po’ di persone, ma rimarrano cose semplicemente non vere.

      Buona vita.

  6. Teresa says:

    Tra le molte cose che si son dette di questo Domaso, non s’è parlato del fatto che i giovani erano davvero pochi, i soliti che resistono per fortuna e non fanno mancare la loro presenza. Per il resto erano tutti vecchi (molto molto vecchi). Ma è davvero questa la base a cui il partito vuole parlare? Non sarebbe il caso di rinfrescare un po’ le sezioni? Va benissimo l’esperienza e il celodirismo di alcuni, ma segare due generazioni tra i 20 e i 40 anni non sembra un grande investimento… Soprattutto se l’unico scopo è garantire un posto in senzione a qualche fallito che magari si troverebbe meglio alla bocciofila. Certo, sappiamo che dietro a ogni gruppetto di falliti c’è in realtà un piccolo boss di quartiere che deve tenersi la terra bruciata attorno, ed è quello il vero problema.

    • giorad says:

      Tieni presente, cmq, che arrivare (????) alla secessione vuol dire non tanto convincere, in eventuale referendum ad esempio, i leghisti – giovani o vecchi che siano. Quel che più conta è svegliare l’animo indipendentista in chi non crede di esserlo e certamente vota ma non Lega.

  7. insubre says:

    Salvini può sognare tutti i cartelli che vuole ma l’unico che accettasse ancora di avere qualcosa a che fare con la Lega in Europa era Farage che grazie alle sparate di Borghezio ha già fatto sapere che al prossimo giro starà con Grillo. Quindi anche ammesso che la Lega riesca a entrare al parlamento europeo (cosa per nulla scontata, anzi) si troverà quasi sicuramente fra i non iscritti. Quando a Galli il suo “cantone cisalpino (?!?)” è solo l’ennesima trovata dopo il “federalismo” in salsa bossiana e la devolution maronita. Ha senso stare ancora ad ascoltare questa gente?

  8. Alberto DeGrigis says:

    Anche da noi a Seriate (BG) emerge che la parola Indipendenza è sempre la più utilizzata dalla base. Salvini sembra molto vicino a queste idee, si deve partire dal basso, dalle sezioni per dare la spallata alla Lega. Poi si ripartirà a livello Regionale a combattere lo Stato troppo avvinghiato al potere burocratico. Io sono pronto a seguire dei Capi che diano l’esempio staccandosi dalle abitudini comode e flaccide di Roma. Il centralismo/regionalismo di Milano e Roma restano i nemici da sconfiggere. Libertà individuale e responsabilità individuale, chi non ci sta fuori!

  9. franko says:

    Concordo pienamente con quanto affermato dal Prof.Galli:”Il pensiero di Gianfranco Miglio si serve,non ci si serve di esso” !! Quando si renderà omaggio in forma ufficiale e solenne al pensiero del Professore,accompagnandolo con opportune e doverose autocritiche ??

  10. Paolo Ceriani says:

    Credo che Salvini, che pure non è esente da difetti, sia oggi quanto di meglio su piazza.
    È essenziale fare presto, il tempo passa…e non lavora per noi: ricostruire sulle rovine sarebbe durissimo, mentre oggi la Lega, anche se ferita, è ancora una bella macchina da combattimento, o può ridiventarlo rapidamente.

  11. Riccardo Pozzi says:

    Il futuro al movimento lo danno solo i voti, perciò la prossima classe dirigente del partito avrà un futuro solo se ritornerà ad intercettare i voti del silenzio, non delle corna e dei Kilt, ma il silenzio delle case, di chi agisce solo con la matita e poi si immerge nel grigiore dell’obbedienza civica autolesionista.
    Il futuro del movimento è legato anche alle figure di spicco, come il direttore del presente e molti redattori, che si riprendono lo spazio che loro compete, spazzando via le mezze figure che in questi anni hanno ridotto il sogno ad un incubo.

    • Lucky says:

      Tu pensi veramente che un Facco o un Marchi o altri siano diversi?

      • gianluca says:

        Certo come minimo siamo meno merde di te, visto che nome e faccia noi lo mettiamo, tu nemmeno quelli…

        • Giulio says:

          Direttore suvvia, consideri che pestare un escremento porta fortuna, da qui risale probabilmente il nome del saccente commentatore.
          Ci sono centinaia di siti per andare a esternare le proprie misere frustrazioni, Lucky se desidera contribuire positivamente al dibattito resti pure, altrimenti si qualifica da solo.

        • giorad says:

          Lucky Luciano – tornatene in terronia.

        • Lucky says:

          Ho espresso la mia opinione ed ho avuto la conferma di quello che sospettavo

          se non ti va bene il regolamento anonimo cambialo. è nelle tue facoltà

          prosit

      • Riccardo Pozzi says:

        Ti rispondo Luky. Le idee hanno bisogno di gambe per camminare. Facciamo così, fai tu la differenza tra Paragone e Facco, oppure tra Calderoli e Oneto.
        Capito cosa intendo?

  12. Giuseppe says:

    Un plauso comunque ai Giovani Padani e a Salvini: si è tornato a parlare al Movimento, superando le ristrette barriere del partito. E questo in ogni caso è cosa buona.

  13. Bertù says:

    Il segnale deve arrivare da chi ha il ruolo di amministrare: Sindaci, Presidenti di Regione e Governatori.
    Un segnale forte, di rottura, di minaccia. Non da una sola forza (?) politica ma dall’interno delle istituzioni. Altrimenti a cosa servo tre governatori e centinaia di sindaci leghisti/autonomisti/libertari?
    Sono molto scettico che tutto ciò possa accadere (tengono famigghia), probabilmente la crisi ci aiuterà…

  14. Gianni says:

    attingento un po dalle correnti autonomiste, un po dalla situazione in germania (del progresso degli anti-euro) … forse arriveremo a vederela la Lega 3.0

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