Lega, cosa e chi c’è dietro la svolta: da partito autonomista a partito di estrema destra

ALEMANNO-E-SALVINI

di GUERINO ROMEO – La grande contraddizione finalmente si risolve: l’impossibile convivenza tra due ideologie incompatibili. Ovvero di come il Borghezianesimo ha espulso il pensiero autonomista dalla Lega Nord.

Ormai molti studiosi e analisti politici hanno indagato a fondo la storia della Lega Nord dal punto di vista prettamente politico ed ideale, arrivando a ricostruire una evoluzione (meglio sarebbe dire: una involuzione, NdR) del pensiero leghista molto precisa e soprattutto corroborata da innumerevoli fatti, dati, interviste, dichiarazioni, documenti: perché tutto si potrà dire, ma non che i dirigenti leghisti abbiano voluto nascondere la trasformazione della Lega da partito autonomista a partito di estrema destra.

    Per i nomi, i fatti, i dati, le fotografie, i documenti e gli atti rinvio, tra i tanti lavori ormai disponibili, a: Passarelli e Tuorto, edizioni Mulino La Lega di Salvini. Estrema destra al governo; Palladino, edizioni Manifestolibri, Europa Identitaria; Davide Maria De Luca, Il Post, L’estremista.

     Ciò che rileva da questi ottimi studi, tutti univoci e concordi nelle linee essenziali, è che la Lega Nord abbia iniziato ben presto (circa tra il 1998 ed il 2002) ad essere infiltrata da quei germi del pensiero di estrema destra che ne avrebbero decretato la irrimediabile trasformazione quasi 20 anni dopo: la vicinanza non più casuale, ma cercata, con esponenti della estrema destra europea (soprattutto francese) nasce nella seconda metà degli anni ’90 ed in una prima fase i suoi temi si affiancano scaltramente e perfidamente a quelli identitari, anzi spesso sono proposti malignamente come un loro completamento ed estensione.

     Si è così narrato (e Borghezio è stato il sublime maestro di tale operazione logica e dialettica) che l’autonomismo, sotto sotto, non nasce da esigenze di gestione della cosa pubblica più efficiente e razionale, no, perché – in fondo– l’autonomismo è voglia di identità, di riscoperta delle tradizioni della propria stirpe, tutte cose che a loro volta – in fondo, dicendolo sotto voce – rimandano all’ethnos e alla razza.

     Questo modo di ragionare – sempre sottinteso in pubblico – è stato cavalcato dai dirigenti della Lega Nord che hanno nuotato nell’equivoco per anni e hanno ora fatto l’occhiolino alle posizioni federaliste, ora a quelle più destroidi, a seconda del momento e delle necessità elettorali: alle Regionali o alle Amministrative si pigiava di più il tasto federalista, alle politiche quello di estrema destra.

     Fattori esogeni hanno poi fatto esplodere la contraddizione. La crisi politica italiana, a destra al centro e a sinistra, le sfide della globalizzazione, la sconvolgente rivoluzione tecnologica degli anni 2000, hanno rotto il vaso di Pandora.

      A quel punto Salvini ha fatto deliberatamente esplodere la incompatibilità tra autonomismo ed estrema destra: il fastidio e l’arroganza con cui Salvini tratta la questione dei referendum autonomisti di Lombardia e Veneto non è affatto casuale, ma è un messaggio subliminale volutamente lanciato all’estrema destra italiana. E Salvini è obbligato a vanificare i referendum per due motivi.

     Primo. Per accreditarsi al sud ed all’estrema destra italiana come il loro unico salvatore.

  Secondo. Perché il suo calcolo è stato che nel vuoto della destra italiana, risolvendo la contraddizione a favore delle idee di estrema destra, sacrificando l’ideale autonomista,avrebbe potuto lucrare in termini di voti e posizioni elettoralil’espulsione dalla Lega dell’autonomismo gli avrebbe portato in dote tutto il sud e non lo avrebbe scalfito al nord: i dirigenti lo avrebbero seguito perché abituati a sguazzare tra autonomisti e movimenti di estrema destra e perché interessati solo alle poltrone; i militanti storici, poi, potevano ben essere sostituiti da quelli di estrema destra, abituati a lavorare molto e già strutturati in gruppi agili e indipendenti finanziariamente.

    Grazie a Salvini al quale va riconosciuto di aver – sebbene in modo involontario – liberato l’idea autonomista dalla gabbia di un partito ormai trasformato in un movimento di estrema destra. Per questo motivo Salvini miete (merita di mietere??) successi …. al sud.

     Ma in questo modo e per interessi elettorali, l’odierna Lega ha tradito gli ideali che avevano dato vita con ragione, alla Lega Nord di Bossi e Company, vera classe dirigente di un’idea nata non per dividere l’Italia –con cui il nord lavora dappertutto- non per dividere in buoni e cattivi gli italiani e i padani –Bossi ha coniuge meridionale- ma nata con il desiderio di giustizia sociale, giustizia economica, giustizia amministrativa. Tutte forme di giustizie promesse con l’unità d’Italia ma rese ingiuste da una Roma apparsa come ladrona, perché espropriava i popoli padani produttivi, dei loro diritti conquistati con lavoro vero, sudore, lotte sociali e da un’unita nazionale tradita dai politici romani. Vorrei ricordare che l’Unità d’Italia, nasce dal Nord, nasce per liberare il Sud dal tiranno borbone. Tutti ideali di giustizia nati, coltivati prima dell’Unità e vivi in tutta la Padania attuale. Se il Nord, la Padania, è foriera di questi nobili ideali e hanno dato vita alla Lega Nord di Bossi, ci si chiede in nome di quale principio nobile, tutto ciò è stato tradito! Ci si chiede se l’interesse elettorale viene prima del principio! Ci si chiede se tutti i nordici morti per liberare il sud dal tiranno, sono morti inutilmente e se  oggi si domandano dalla tomba se il loro sacrificio è stato inutile! Il sogno della Grande Padania o di un Grande Sud o un’Italia Federata, non deve spaventare nessuno, perché il lavoro, la ricchezza, la giustizia, portano solo serenità e pace. Le guerre militari o sociali, come ultimamente oltralpe, nascono dalla miseria, dall’ingiustizia sociale, da quella politica romanica-elettoralistica-assistenzialista stile reddito di cittadinanza, che impoverisce chi lavora e annulla doppiamente chi un lavoro non lo può e vuole trovare.

Il Movimento Grande Nord, ha la responsabilità morale di portare avanti questi nobili principii, nati per portare pace, progresso e benessere, ma traditi da pochi che hanno fatto abboccare molti che pensano di avere la pancia piena ma hanno in grembo il boccone avvelenato dell’eterna povertà.

Dr. Guerino ROMEO , responsabile confederazione Grande Nord Liguria

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5 Comments

  1. Paolo says:

    E tutti quanti, salvo eccezioni quando hanno una bella poltroncina a Roma dimenticano il passato e iniziano un nuovo presente senza problemi e fastidi. Lo ha fatto Bossi che 20 anni fa poteva comodamente fare il federalismo, lo fa Salvini adesso e in futuro ci sarà qualcun altro. Ma i risultati saranno identici, la teoria è molto diversa dalla pratica e noi viviamo solo di teoria!

  2. Rodolfo Piva says:

    10 anni di lotta all’occupante piemontese savoiardo da parte delle popolazioni meridionali sembrano indicare una cosa ben diversa da quanto espresso nell’articolo. Non per affidarsi alla contabilità dei morti ma mi risulta che sono stati molti di più i morti nelle popolazioni degli stati preunitari che non hanno accettato l’aggressione e l’occupazione da parte del farabuttesco regno di piemonte e sardegna di quelli tra “i liberatori”. Che l’unità d’italia, attraverso la farsa risorgimentale, fosse cosa agognata dalle popolazioni degli stati preunitari è una squallida menzogna tipica della retorica patriottarda italiota.

  3. Vaudano says:

    Finalmente un articolo di profonda saggezza politica.
    Si inquadra alla perfezione il disegno unitario risorgimentale, movimento politico nato presso la borghesia Piemontese/Lombarda volto a creare uno stato unitario padano sufficientemente forte da rendere impossibili le passeggiate militari asburgiche e/o francesi, che si susseguivano dalla fine del ‘400; disegno che poi si estende al centrosud per forza d’inerzia, per effetto del dissenso espresso dal Mezzogiorno nei confronti della tirannia e del malgoverno borbonici.
    Spesso molti, troppi autonomisti padani, sopratutto Veneti, tengono bordone alle menzogne propinate dai vari Stella, di un disegno di conquista finalizzato al mero saccheggio del Mezzogiorno: con la produzione di vere e proprie “fake olds” quali il “lager di Fenestrelle”, menzogne storiche che in qualunque Stato serio produrrebbero conseguenze penali per i millantatori (immaginatevi cosa accadrebbe in Francia, se qualche storico si inventasse inesistenti genocidi perpetrati ai tempi di Giovanna d’Arco).

  4. Riccardo Pozzi says:

    Bravo.

  5. mumble says:

    E quindi sul tema dell’articolo, vien da dire, si parrà la nobilitate di ser Luca Zaia, il quale, diversamente dal suo moscio collega presidente di Regione Lombardia che se ne sta nascosto zitto e muto al Pirellone (tanto le regionali son lontane e la pagnotta ricca e saporita è garantita per 5 anni con altri 5 opzionati), ha politicamente investito molto sull’autonomia del Veneto.
    I veneti sul tema dell’autonomia sono piuttosto sensibili e inc.xxati e dunque un esito del tipo lo vedo improbabile.
    Vedo due scenari.
    Il governo sta in piedi (oggi è uno scenario al 20%, cioè poco probabile) e a quel punto Zaia riesce a snidare Salvini ponendosi a capo dei veneti che chiedono autonomia.
    Più probabilmente il governo cade e ciò potrebbe permettere di allungare l’ipocrita equivoco tra Zaia e Salvini che potrebbero raccontare entrambi l’ennesima balla ai veneti : in questo scenario per Zaia si mette male perché molti veneti potrebbero credere che sotto sotto Salvini vuole concedere l’autonomia, cosa che invece, come ben scrive il dott. Guerino, non è.

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