Ormai c’è più Lega fuori dalla Lega che dentro

di ALTRE FONTI

Nel passato fine di settimana abbiamo assistito alla ormai abituale infornata di aggiornamenti dal fronte del Nord, dalla Lega soprattutto, che ha tenuto sabato al Novotel di Milano l’assemblea degli eletti del movimento e poi le immancabili feste, a cominciare da quella a Caronno Varesino con Giorgetti  e Maroni.

Provo noia e irritazione a leggere la cronaca di queste giornate, sempre le solite cose, problemi irrilevanti per chiunque abbia qualcosa da fare nella vita vengono portati all’attenzione mediatica spacciandoli per chissà quali svolte o passaggi epocali. In realtà sono alibi per nascondere il nulla del presente e il probabile collasso futuro di fronte all’ennesima presa d’atto del fallimento delle ultime parole d’ordine intraducibili in risultati concreti. Come fare a raccontare agli elettori che Macroregione del Nord, 75% delle tasse in Lombardia finiranno ben presto nel cassetto dei sogni irrealizzabili? A giudicare dall’ultimo fiasco elettorale, a queste panzane solenni ci hanno creduto in pochi, ma il campanello d‘allarme non sembra sia suonato molto forte dalle parti di via Bellerio. Si discute di espulsione di Bossi,di cadreghe, di tattica, intanto il Titanic affonda senza che nessuno abbia la ben più pallida idea della costruzione di un progetto innovativo per il futuro, una linea che tenti almeno di invertire la rotta.

Colpisce il fatto che nessuno parli di crisi, con le immancabili eccezioni di chi ripete a pappagallo banalità buone solo per riempire discorsi a corto di idee. La crisi, non solo quella economica e finanziaria che sta prostrando il Nord, ma anche la crisi della politica. Ma certo! Dovrebbero parlare del loro fallimento personale. Di fronte alla catastrofe ormai conclamata in cui si dibattono il paese, le istituzioni e i partiti, la soluzione sembra l’indifferenza. Da parte degli elettori aumenta quindi il disinteresse, l’apatia e la rassegnazione in parte manifestatasi nell’astensionismo record alle ultime elezioni e in parte nella antipolitica. Evidentemente la politica è troppo screditata, direi quasi delegittimata, comunque incapace di inventare un progetto per la società del futuro e la classe politica sta ancora peggio delle istituzioni, siamo ormai agli avanzi della seconda repubblica. Tutti sono consapevoli della loro fine più o meno imminente, cercano di allungare il brodo, di raschiare il fondo del barile prima di non vederlo mai più quel barile. E forse non ce la raccontano tutta, parlo della situazione reale dell’economia del paese e dello scenario che potrebbe prospettarsi di fronte ad una situazione di probabile default entro pochi mesi.

Non sono tra quelli che ritengono che quel che conti sia solo l’economia e il resto sia conseguente, sono però convinto che lo scossone arriverà proprio grazie all’impatto sempre più forte della crisi economica nei gangli della società e, solo ad un certo punto, la cosiddetta società civile prenderà finalmente atto del fatto che occorra voltare pagina e chiudere con un sistema ormai fallito. E magari percorrendo strade eterodosse, radicali e comunque originali rispetto alla snervante mediazione culturale e politica degli ultimi decenni che ha avuto per risultato solo l’allungamento dell’agonia peggiorando la situazione. Una rivoluzione liberale ad ogni livello, una specie di defibrillatore liberale che cerchi di rianimare l’agonizzante paese, soprattutto il Nord. La Lega, è certo, non sarà in grado di interpretare, come è successo nei decenni passati, il Nord, la questione settentrionale le è ormai sfuggita di mano. L’assenza di una seria elaborazione culturale e soprattutto la rinuncia a coltivare una classe dirigente degna di questo nome ha condannato la Lega ad un lento ed inesorabile declino. Per non parlare degli scandali e del nepotismo. Solo ed esclusivamente la vittoria di Pirro di Maroni in Lombardia consente ancora di avere visibilità e un certo peso, altrimenti la fine dell’epopea leghista sarebbe già stata sancita. Con una certa dose di masochismo mi son letto gli interventi di Calderoli, Tosi e vari comprimari all’incontro di sabato. Questa gente non ha capito dove vive, sognano scenari e prospettive politiche che gli elettori hanno bocciato sonoramente e per sempre e difatti parlano del nulla, presi solo da lotte cialtronesche, vendette, invidie ripicche. Ma si rendono conto che sono al 3% del consenso e che sopravvivono solo grazie ad un reticolo di sottogoverno locale in via di sfaldamento e ad una militanza che numericamente è vistosamente calante? Credo di no.

Come mi dice spesso una vecchia gloria del movimento, ormai c’è più Lega fuori dalla Lega che dentro. Semplicistico, ma vero. Chi ha veramente a cuore la questione settentrionale sicuramente darà atto alla Lega di aver compiuto in passato un grande lavoro nel territorio, un’opera costante di presenza ed impegno, sicuramente ci sono stati grandi meriti di cui andare fieri, ma con altrettanta onestà bisogna riconoscere che i risultati sono stati pochini e che la situazione al Nord in vent’anni è per giunta peggiorata, anche se in questo la Lega c’entra in parte. Il mondo fuori dalla Lega e cosa c’è fuori dalla Lega? Dal nostro, oserei dire, privilegiato osservatorio, vediamo tante dinamiche che più o meno spontaneamente stanno aggregando o riaggregando pezzi e settori dell’ormai passato consenso leghista, ma non solo, c’è infatti una buona trasversalità. Parlo soprattutto dei movimenti, partiti, associazioni o gruppi culturali indipendentisti. C’è chi fa politica per davvero, c’è chi si limita all’elaborazione culturale, chi sta nel pre-politico, chi fa giornalismo, chi raccoglie firme per referendum indipendentisti. Sembra una corte dei miracoli dal sapore carbonaro, in realtà è un filone molto più capillare e diffuso di quel che si pensa, di ottima qualità media, un mondo quasi sconosciuto anche per colpa dell’indifferenza della stampa asservita. Un fronte ancora troppo frastagliato e dispersivo, ma c’è! Da questo calderone eterogeneo potranno arrivare idee e proposte, militanza e presenza sul territorio. Resta da capire come sarà lo sviluppo di tutto ciò in ambito politico, che tipo di modello e di organizzazione di stato e di società si vuole progettare, che tipo di riforme si vogliono fare e via discorrendo, insomma non si può certo costruire un partito solo sulla battaglia indipendentista.

FONTE ORIGINALE: di Claudio Bollentini –  http://ilcalibro.com

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6 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Ma credo sia dovuto al DNA della “RAZZA” nordica.

    Ne ho subite di tutti i colori da parte dei miei fratelli.

    Mentre ho avuto e trovato rispetto dai miei (perche’ ero in prima linea. Non a Lepanto) nemici o comunque contrari.

    Per questo nostro DNA, oltre a dire soccomberemo, dico che ci VUOLE UN CAPO..!

    UN PASTORE..!

    Perche’ si, siamo ognuno per conto nostro sostanzialmente, ma come gregge per cui solo un vero CAPO o PASTORE o ke kax volete, ci fara’ RIGARE COME SI DEVE IN QUESTI TEMPI..!

    I komunisti oggi hanno proprio gioco facile… Perche’ noi siamo sempre piu’ per conto nostro e magari anche presuntuosi nel pensare di avere la verita’ in tasca, loro almeno sulla carta riescono a riempire le piazze anche se con sfaccettature un po’ diverse del passato.

    Hanno anche i mass media in mano e con poco sforzo radunano gente o la fa pensare come vogliono loro.

    Se va bene una ministra piu’ missionaria che ministra e loro godono..??

    Vuol dire che li condizionano parecchio, o no..?

    Mi sembra sia tutto qua.

    At salüt

  2. Veritas says:

    Che siano fuori o dentro,, i leghisti stanno perdendo la fiducia nel loro movimento e cio è soprattutto dovuto alla mancanza d unità nella direzione, unità che Bossi ha predicato fino all’altro ieri e che invece, ieri e cioè subito prima dei ballottaggi, ha negato che ci fosse. Nessuno lo ha capito e, soprattutto, nesuno lo ha apprezzato.

    • Miki says:

      Tu devi avere un conto personale col capo: lo tiri fuori in qualunque occasione! Per caso sei un esodato della Ln 1.0?
      O Bossi o l’oblio..
      Padania libera

      • Veritas says:

        Non ho nessun conto personale, tutt’altro, ma amo la coerenza e la verità: se tu hai capito la ragione che ha spinto Bossi a rilasciare quelle due interviste a dei suoi noti nemici, spiegale, perchè, come me, tali mosse non le hanno capite in tanti….
        Possibile che,facendole in quel momento non si rendesse conto che avrebbero nuociuto alla sua creatura??

        • stefano says:

          Ma dai Veritas, ho capito il tuo problema. Tu pensi che Bossi, Maroni e i vari colonnelli ragionino come te, ma ti sbagli: in questo gioco di capicorrente ciascuno si identifica nella Lega e tratta l’altro come un eretico da distruggere. Questi non sono come te come gli altri militanti che se li buttano fuori dal partito si mettono in un cantuccio a piangere. Questi non saranno contenti finché non si saranno sgozzati a vicenda, e se ci rimette la Lega chissenefrega. Aspetta e vedrai…

          • Veritas says:

            Grazie, Stefano. Veramente un certo dubbio in un gioco al massacro mi girava per la testa ma mi sembrava di esagerare..
            E’ un po’ magra come consolazione, ma sempre meglio che niente che qualcuno te lo confermi.

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