Scozia, pound o non pound, questo è il problema per gli indipendentisti

di PAOLA BONESUPOUND

La sessione di domande al Primo Ministro (nota: quello scozzese è chiamato First Minister, quello UK è chiamato Prime Minister), alla quale ho assistito dagli spalti del Parlamento, ha messo in luce come la campagna sia finita nel vicolo cieco della questione monetaria.

Tutte le domande dei leader dei partiti all’opposizione (laburisti, conservatori, libdem) incitavano Alex Salmond a svelare quale sia il suo piano B, ossia cosa succede se i negoziati non vanno a buon fine e non ci può essere un’unione monetaria “ufficiale” con il Regno Unito.
La questione è un grosso grattacapo per il comitato del SI che – nei mesi precedenti – ha fatto l’improvvida mossa, per voce proprio di Alex Salmond, di dichiarare che c’erano altre opzioni: non solo un Plan B, ma anche piani C, E, F.
Ora però, esplicitandone anche una sola, rischia di far esplodere la campagna e quindi – non a caso – il fronte avversario continua a premere sul punto.

Da ciò che ho potuto leggere e ascoltare, la questione può essere posta nel modo seguente:

– Alla Scozia conviene mantenere la sterlina. L’Euro è impopolare. La proposta di una moneta “propria” appare troppo radicale e poco credibile, almeno nel breve periodo. Può mantenerla a livello non ufficiale, ossia svincolata da una formale unione monetaria, come accade – ad esempio – tra Panama e gli Stati Uniti.
La soluzione non reggerebbe però nel lungo periodo e la via preferita è quella di un’unione monetaria ufficiale.

– Salmond non ha alcun interesse a esplicitare un piano B, perché, tutto sommato, parlare di Euro (al quale è apertamente contrario) o altre opzioni lo indebolirebbe. Continua perciò a ripetere che è anche il nostro pound e quindi lo terremo.
Questo punto non viene rimarcato abbastanza efficacemente.
In che modo gli scozzesi hanno contribuito al rafforzamento del pound? Un po’ di storytelling potrebbe essere utile allo scopo. Anche per ribadire che “nonostante sia anche il nostro pound, l’UK vuole dire NO, perché sa solo dire NO, ignorando ciò che lo Scozia sa e vuole fare”.

– Il leader dell’SNP risponde che le diverse opzioni sono esplicitate nel Libro Bianco a pagina 110, nel capitolo 3. Le differenti possibilità sono state vagliate da una commissione di esperti che si è espressa in favore della sterlina e di un’unione monetaria formale con la Gran Bretagna (le altre opzioni erano l’Euro, una moneta propria, l’utilizzo del pound slegato dall’unione ufficiale). Un politico che continua a ripetere “vai a leggere pagina 110 del Libro Bianco” ed evita di rispondere non è un politico che sta tenendo in mano il pallino del dibattito.

La parte più utile della pagina 110 del Libro Bianco è invece, secondo me, la seguente:

It would, of course, be open to people in Scotland to choose a different arrangement in the future.
However, we believe that this proposal (l’unione monetaria ndr) is the right one for Scotland and that it reflects the modern partnership that we seek between the nations of these isles following independence.

Salmond dovrebbe premere maggiormente sulla sovranità del popolo scozzese e sulla “modernità” del principio di collaborazione (chi – oggi, in Europa – può mai dirsi contrario al principio di collaborazione tra stati?).

– Sarebbe un suicidio per l’UK rinunciare all’unione monetaria formale e questa è solo una strategia (ben riuscita) di campagna. I giochi probabilmente cambierebbero al tavolo dei negoziati. In ogni caso, non si può obbligare nessuno a formare per forza un’unione monetaria: di questo bisogna in qualche modo tenerne conto. Sopratutto occorrerebbe capire come la Scozia possa esercitare un controllo sulla Banca di Inghilterra (altrimenti il suicidio sarà scozzese).

Questo argomento è un grosso punto debole per il fronte del SI: non tanto perché la questione sia in sé irrisolvibile, quanto per l’abilità del NO nell’impostare questo tipo di campagna (credo che la parola scaremongering sia la più utilizzata sui giornali scozzesi nell’ultimo anno: significa allarmismo).

Dopo l’apertura (un po’ tirata per i capelli) di Juncker sull’ingresso della Scozia nell’Unione Europea, che ha per il momento contribuito a mettere la sordina al tema UE, l’ideale sarebbe un’insperata dichiarazione da Londra che avvalli la possibilità di formare l’unione monetaria fondata sulla sterlina.
Non potendo sempre contare su questo tipo di fortune, Salmond dovrà esplicitare questo piano B. Potrebbe forse dire: il piano B è la strada che gli scozzesi decideranno – in maniera libera e indipendente – di intraprendere.

Tra il pubblico c’era anche Anas Sarwar – parlamentare britannico laburista schierato sul fronte del NO. Penso di essere stata l’unica ad averlo riconosciuto (il che la dice lunga sul livello di malattia raggiunto: mi è parso persino spaventato dal fatto di essere identificato da qualcuno).

http://www.scotlandthebrave.it/questione-monetaria/

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