LE VILLOTTE, CANTI POPOLARI FRIULANI

di REDAZIONE

La villotta è una forma polifonica a tre o quattro voci su testi di vario metro, nata nel XV secolo e di origine friulana. La diffusione in altre zone dell’Italia settentrionale diede luogo a forme locali, quali la villotta alla furlana, la villotta alla veneziana e la villotta alla mantovana.

La villotta alla friulana (o vilote furlane) è una manifestazione di cultura tradizionale, all’inizio tramandata oralmente.

In Friuli invece il canto popolare era indicato con i termini “cjançon”, “cjançonete”, “cjantose” e, in Carnia, anche con “danze” e “raganiza” (filastrocca). Questo tipo di canto non era solo in friulano, ma anche in veneto e in italiano e, nelle zone di confine nord-orientale, anche in tedesco e sloveno. Dal punto di vista poetico la villotta è composta da 4 ottonari a rima alternata ed è equivalente ai rispetti ed agli strambotti dell’Italia centro-meridionale.

A Ermes di Colloredo poeta, autore di versi ottonari si attribuisce il momento di passaggio della villotta da espressione folklorica a produzione d’autore, fu infatti la studiosa e musicologa Ella von Schultz-Adaïewsky ad analizzare il fenomeno Villotta agli inizi dell’Ottocento arrivando alla definizione di una cronologia nell’evoluzione della produzione villottistica da fenomeno di tradizione orale a produzione compositiva d’autore.

Le parole dei canti popolari erano il frutto della fantasia di qualche improvvisatore e, passando di bocca in bocca e di paese in paese, venivano modificate a seconda del gusto personale finché del loro autore originario si perdeva il ricordo. Il contenuto poetico in genere si esauriva nel giro di quattro versi di otto sillabe e talvolta anche di cinque, sette, dieci o addirittura undici sillabe, ma non erano rari i casi di contrasti o catene, in cui due gruppi di cantori alternavano le strofe, cercando di mantenere vivo il canto il più a lungo possibile, perfino inventando le parole sul momento.

 

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2 Comments

  1. gianni says:

    Mi spiace per questo complesso vocale, ma cantare “stelutis alpinis” è un privilegio per pochi. Nei cantori non sento la convinzione e la commozione di pronunciare parole di così alta poesia. Anche l’esecuzione pecca riguardo al ritmo un po’ sostenuto che non consente di apprezzare bene i versi magnifici e la musica. Sarà, ma mi commuovo sempre (pur non essendo friulano doc).
    Scusate.

  2. gigi ragagnin says:

    ricuardis tu Pieri
    co’ tu eris tal rival.
    tu fasevis lis tumbulutis
    cincia farti nissun mal.

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