Le vedette lombarde e gli scioperati

di STEFANIA PIAZZO

Cronaca di ordinaria fuga all’indietro. In questo paese o si sciopera o si vigila, come poi vedremo. Nessuno nel frattempo che ci dica che il dualismo destra-sinistra è un falso problema. Ce lo insegnò Mitterand: un governo di sinistra fece riforme di destra, strozzando sul nascere rivoluzioni di piazza. Il catenaccio sindacale era garanzia di pace sociale apparente. Nei primi mesi dello scorso anno, senza che si muovessero le piazze, fu la volta di Mario Draghi, che affermò che il modello sociale europeo è morto. Nessuna alternativa? Certo: il precariato, il prelievo fiscale, il salvataggio delle banche. Nello stesso periodo, fu la volta di Monti, per dirci che le riforme avrebbero rafforzato il sistema produttivo dei servizi. Che, notoriamente, non producono Pil semmai oligarchie, reti bancarie… Quelle cose lì.

Insomma, una sola unica regia del potere, camuffata dalla dialettica destra-sinistra ci soffoca. E non importa l’essere di destra o di sinistra, conta appartenere alla medesima regia, dopo aver annientato l’anticorpo, il popolo. Forse ha ragione Sant’Agostino nel dire che Dio si conosce meglio nell’ignoranza. Parafrasando il suo melius scitur Deus nesciendo, il popolo che vede e comprende, senza il master al Mit, cerca come può di difendere la verità. Miglio l’aveva spiegata bene con poche parole riprese dal Corrierone: mentre i capi di Stato e di governo della Comunità europea sono riuniti nel Palazzo Carlo Magno di Bruxelles, su di loro si abbatte l’anatema di Miglio. “Siete un anacronismo, il futuro dell’Europa è l’espansione tedesca verso oriente e l’affermarsi dell’euroregione della Padania. I tedeschi temono che alle porte di casa loro possa nascere un nuovo Giappone”. Infatti, sono seguiti anni di sottosviluppo, di corsa ai derivati, come si è poi visto, per non perdere il vantaggione dell’euro. E il popolo? Prima la dialettica destra-sinistra. Che ha dato i frutti visti. Come volevasi dimostrare, la Germania guarda all’est, alle materie prime, e la Padania si è persa per strada, declinata nel nome della Lega dentro il pendolo destra-sinistra. Non per potere contrattuale elettorale del Nord, che allora c’era, bensì per geometrie di tattiche. Inutile tornarci.

Oggi, a giochi già fatti, si lascia che il popolo sfiati un po’ la rabbia nelle piazze. Poi finita la ricreazione sindacale, tutto procede come prima. E la questione settentrionale? Parcellizzata tra sigle, rivendicatori di autonomie legittime, per nulla unitari ma spesso gli uni contro gli altri o comunque molecole sparse di una galassia senza un leader.

Regna intanto la confusione sociale, la rivendicazione settoriale, il panico da senza lavoro o da prossimi ad esserne vedovi. La sfilza di notizie frammentarie raccolte solo in poche ore dà il polso della frantumazione dello Stato Italia. Cosa già nota, ma sempre da rinverdire.

E uno. Allora, il 22 luglio c’è lo sciopero dei medici. E due. Dal 16 al 19 luglio quello dei distributori in autostrada. E tre. Ieri è stata la volta dei dipendenti della Tnt.

E  quattro. Per esprimere solidarietà ai colleghi, in attesa del processo che vede a giudizio 18 lavoratori  Fincantieri di Sestri Ponente per gli scontri davanti alla Prefettura del 24 maggio del 2011, gli operai della Fiom Cgil hanno sfilato pure loro ieri in corteo nel centro di Genova.

E cinque. Ieri, infine, dal Pantheon a Castel Sant’Angelo, alla Gnam, sino alla Galleria Barberini, tutto chiuso per sciopero per un’assemblea-presidio dei lavoratori dei Beni Culturali dei siti archeologici e museali di Roma.

E sei. Esentati dal lavoro invece i dipendenti Indesit. Stop fino al 2 luglio, è la decisione presa dalla Indesit company dopo la protesta dei lavoratori   a Melano e ad Albacina, vicino Fabriano. Gli operai, dopo una serie di scioperi, sono stati messi in libertà fino al primo luglio.

E sette. Intanto a Roma  la Fiom, guidata da Maurizio Landini, ha manifestato in occasione dello sciopero del Gruppo Fiat e delle aziende della componentistica. Tutto il gruppo è stato poi accolto calorosamente dal presidente della Camera.

E otto. La notizia della chiusura dello stabilimento Whirlpool di Trento ”ci colpisce profondamente e suscita un dolore intenso in tutti noi trentini e nella Chiesa locale intera, che e’ impegnata a sostenere il difficile momento di crisi per le famiglie”. Dice il vescovo della città.

E nove. Ma non doveva nascere la macroregione del Nord, agganciata all’Europa? Ma non dovevano essere in arrivo meno tasse? Ecco qua:  “Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, esprime preoccupazione per i possibili riflessi che l’accordo sul Bilancio europeo possono avere sulle regioni del nord. I tre miliardi di euro in più che arriverebbero per l’occupazione giovanile sono, per Maroni “solo apparentemente una novità soddisfacente. Ne ho parlato la settimana scorsa anche con il presidente della Commissione Ue Barroso, il rischio è che ci possano essere notevoli tagli all’Italia e, quindi, anche alle Regioni del Nord in altri settori, come l’Agricoltura o le Attività produttive. Vigilero’ affinche’ non avvenga”. Vediamo già le vedette lombarde vigilare dalle poltrone del Pirellone.

E dieci. Scassata l’economia, scassiamo l’identità.   Anche se manca una legge ad hoc, in un regime di “pluralismo confessionale e culturale”, deve essere “assicurata l’eguale liberta’ delle confessioni religiose”. Ci mancherebbe. L’appello, Carta costituzionale alla mano, arriva dalla Cassazione a sezioni unite civili che si è occupata di un ricorso, respinto, di Palazzo Chigi contro l’Unione degli Atei (Uaar). Ciascuno è libero di credere o non di non credere. Ci si chiede: gli atei sono confessione religiosa? Ci sentiamo confusi. Forse è troppa la nostra ignoranza. Ma ci chiediamo anche: accanto al sacrosanto pluralismo, non è che magari ci si ricorda di aggiungere la reciprocità del rispetto culturale, caro Stato? Non è solo sotto forma di credo religioso, per fortuna, ma anche e soprattutto identitario. Si chiama anche autodeterminazione. C’è un Nord, c’è un Sud, ci sono popoli diversi, c’è l’emancipazione del principio di indipendenza da questo stato di sciopero del diritto e delle libertà, possibilmente quella di far su fagotto e andar fuori dai piedi il prima possibile.

 

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One Comment

  1. Unione Cisalpina says:

    … Forse ha ragione Sant’Agostino nel dire che Dio si conosce meglio nell’ignoranza. …

    è x kuesto ke pratikate l’oskurantismo ed avete sostenuto (e sostenete ankora… x kuanto potete e vi è koncesso) ke la konoscenza era un pekkato figlia della serpe e la donna kausa del perdizione (paradiso, adamo, eva, il serpente, e la mela dell’albero della konoscenza, del bene e del male… la tentazione, l’inganno e la kaduta nell’inferno sensuale terrestre della vita …)

    …l’erudizione del popolo opera del demonio… i detentori del potere, del politically correct d’allora, affinkè il popolo non pekkasse, perseguivano l’analfabetismo e l’ignoranza … ed ankòr oggi c’è ki persevera su kuella strada… l’espropriante kristianesimo roman_vatikanista (negazione della dottrina giudaiko_kristiana di stampo greko/ellenista), e suoi seguaci servi romanofili ke, in Padania, da xfetti italioti, kontribuite, tenacemente, alla nostra dissoluzione identitaria sociale, kulturale, intellettuale e morale pure…

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