Le truffe dei rimborsi elettorali e la bizzarra idea che i pasti sono gratis

di CLAUDIO ROMITI

Ampio risalto, come prassi mediatica, viene data dai giornali e dalle tv all’ennesimo tornata di scandali targata rimborsi elettorali. Dopo Lazio e Lombardia, sotto i riflettori finiscono Liguria e Sicilia, con un renziano doc indagato dalla magistratura siciliana, insieme ad altri 83 consiglieri regionali, per uso privato dei finanziamenti pubblici.

Sebbene si tratti di briciole sul piano della spesa pubblica complessiva, il tema dei politici che utilizzano i famigerati rimborsi per festini, mutande e massaggi a domicilio fa alzare alti peana di indignazione da parte di una informazione in gran parte statalista e farisaica. La stessa informazione che, ovviamente, non fa una piega quando il governo e il Parlamento di turno approvano con metodo “legale” ogni forma di sperpero e di relativo esproprio fiscale. Sperperi colossali che si nascondono dentro il moloc di una spesa statale che oramai ha raggiunto il 55% del reddito nazionale -in maggioranza prodotto nel Nord- e che servono ad alimentare la folle legalità del cosiddetto deficit spending. Ossia l’investimento tutto a perdere – per noi pagatori – che la politica fa, tassando e distribuendo, per ottenere voti e poltrone.

Se poi accade che ai professionisti del bene comune democraticamente eletti, mentre impiegano per i “nostri” interessi gli oltre 820 miliardi di loro competenza, resti qualche banconota attaccata alle mani possiamo stupirci? A me francamente sembra, al contrario, assai strano che qualcuno, spendendo oltre metà dei soldi che ognuno di noi ha in tasca, possa fare con la massima competenza e onestà solo ed esclusivamente i citati, nostri interessi. Se, come dicevano i nonni di una volta, è sempre l’occasione che fa l’uomo ladro, strapparsi i capelli ed invocare anatemi contro la corruzione  politico-burocratica non serve assolutamente a nulla. Occorre invece eliminare al massimo le occasioni medesime, il che – declinato sul piano di noi illusi libertari – non significa altro che molte meno competenze pubbliche e molta più responsabilità individuale. Se continuerà a prevalere in questa democrazia di Pulcinella  l’idea insensata dei pasti gratis l’onestà dei politici ce la possiamo solo sognare di notte.

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