Le tre suore massacrate in Burundi sapevano di un traffico d’oro e diamanti?

di BRUNO DETASSISSuore-Burundi-675

Vi ricordate lo choc dopo il tragico massacro delle tre anziane religiose in Burundi, dentro la loro casa? Si pensò a ragioni dapprima di violenza a sfondo sessuale poi a rancori tra il potenziale omicida e le tre suore oppure a finalità di rapina… Ma come andò davvero? La cronaca parla di un assassino, malato psichiatrico. Caso chiuso? A gennaio, mesi dopo quel 7 settembre 2014, iniziarono a delinearsi verità sconcertanti, in particolare, come ricorda il Fatto Quotidiano,  il  lavoro d’inchiesta di Radio Publique Africaine. Secondo i giornalisti del Burundi, le missionarie saveriane Olga Raschietti, Lucia Pulici e Bernardetta Boggian sarebbero  venute a conoscenza di traffici illeciti di medicinali e minerali.

Dunque, ricorda Giusy Baioni, potevano essere testimoni scomode. Addirittura si punta il dito come mandante sul capo dei servizi segreti, “più tardi promosso a inviato speciale del presidente della Repubblica, di cui è il braccio destro. Un affare di stato, insomma”. Lo conferma a IlFattoQuotidiano.it il direttore di RPA, Bob Rugurika, giornalista arrestato il 20 gennaio a seguito della messa in onda dell’inchiesta e liberato quasi un mese dopo, sotto le forti pressioni internazionali.

“Il mio arresto è direttamente legato ai risultati dell’inchiesta, che hanno dimostrato che nell’omicidio ci sono implicazioni degli uomini forti del regime, implicazioni della polizia e dell’ex capo dei servizi segreti, Adolphe Nshimirimana. Quando hanno capito che ce ne stavamo occupando e che la versione ufficiale del governo veniva messa in discussione, hanno deciso il mio arresto”.

“Sul suo caso si sono mobilitati ong, Unione Europea e Stati Uniti. L’Italia non ha detto nulla. Perché, secondo lei?”, incalza il Fatto.
“Penso che il governo italiano e la Chiesa cattolica siano imbarazzati da questo dossier e dalle sue implicazioni. Ci sono connivenze, connessioni con la gente di potere che non sono ancora venute alla luce. Penso che il governo italiano non abbia ancora voluto reagire ufficialmente, perché a conoscenza di altre informazioni imbarazzanti nel dossier. Ma non bisogna commettere l’errore di pensare che il governo italiano non stia facendo il suo lavoro. Penso che abbia preferito passare dall’Ue per dare più forza al dossier. Non per nulla, so che a lavorare al parlamento europeo è stata la parlamentare italiana Cécile Kyenge, che ringrazio, perché col suo lavoro e la risoluzione votata da Strasburgo il potere è stato costretto a liberarmi”. Ma non solo. Secondo il giornalista,  il triplo omicidio delle missionarie italiane avrebbe connessioni anche con l’uccisione dell’ex economo del Centre Jeunes Kamenge, il grande centro giovanile avviato parecchi anni fa dai saveriani: “Jérôme Ninteretse, 30 anni, fu trovato ucciso in casa sua il 7 maggio 2007 con la moglie incinta, Joëlle Bizimana, di 24 anni. L’assassino è stato rilasciato dopo solo due o tre anni, e ciò conferma che avesse il sostegno del potere“.

Secondo il direttore della Radio, non si potrebbero anche escludere collegamenti con le morti nel 2011 a Kiremba del volontario Francesco Bazzani e della suora croata Lucrezia Manic. “È sicuro che il doppio omicidio a Kiremba è stato ordinato da uomini di potere, perché i due assassini hanno ammesso davanti al tribunale di aver ucciso sotto l’ordine di un alto responsabile del partito al potere e l’hanno anche citato davanti alla corte”.

Per la radio del Burundi RPA, dunque, dietro il triplo omicidio del settembre 2014 ci sarebbe lo scenario di un traffico di medicinali e minerali, “le suore erano al corrente di varie pratiche della gente di potere, dei servizi, che utilizzavano di tanto in tanto i veicoli della missione per fare questi traffici”.

 

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