LE SOCIETA’ DI PINI DEVONO 2 MILIONI ALLO STATO. E PINI QUERELA ANCORA

di REDAZIONE

Il 4 febbraio scorso il Fatto Quotidiano pubblica l’articolo dal titolo “Pini evasore a sua insaputa”in cui, tra l’altro, ricostruisce la storia della Nikenny Corporation srl – di cui l’onorevole leghista Pini, autore dell’emendamento sulla responsabilità civile dei magistrati, è socio di maggioranza e procuratore institore – debitrice allo Stato di circa 2 milioni di euro per imposte accertate. L’onorevole leghista Gianluca Pini ci invia una richiesta di rettifica in cui senza entrare nel merito dei fatti, accusa noi e i magistrati di utilizzare “metodi mafiosi” per “sputtanarlo politicamente”.

Lettera che abbiamo pubblicato sul sito e che non rettifica nulla, ma ci diffama. Invece Pini scrive il contrario su Facebook e Twitter: “Naturalmente al Fatto sono troppo democratici e non han pubblicato la mia risposta. E il direttore si nega al telefono. Che coraggio eh?”, suscitando i commenti di “barbari sognanti” (i seguaci di Roberto Maroni) del tipo: “È un giornale con cui non vale la pena neanche di pulirsi il c… forse i giornalisti che ci lavorano ci si possono pulire la bocca… infami non forniti di materia umana persevera e vediamo se è rimasto loro anche un solo spigolo che non sia ostruito dal fango”.

L’onorevole Pini continua a ripetere che lui è parte lesa, che è stato truffato. Ne prendiamo atto, ma questa è la storia. L’onorevole Pini è socio di maggioranza relativa al 40 % con carica di procuratore institore (dal 29 maggio 2002 al primo dicembre 2010) della società Nikenny Corporation srl (che passa dal commercio di apparecchiature elettromeccaniche all’importazione di caffè al ginseng dalla Malesia) costituita il 19 aprile 2002. Amministratrice unica è Alessia Ferrari socia al 30 %; altri due soci con il 15 % ciascuno sono il leghista Avio Bellagamba e Maurizio Parma del consiglio provinciale della Lega Nord di Piacenza. Nel 2004 la Guardia di Finanza scopre che “al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, la società ha utilizzato fatture per operazioni inesistenti per l’anno 2004 per complessivi euro 1. 419. 044 (fatture emesse dalla Tech Line srl) e nell’anno 2003 per fatture emesse dalla Full Service srl per euro 627, 00 e ha emesso fatture alla Full Service per euro 217. 243, 61”.

A risponderne penalmente è l’amministratore unico, Alessia Ferrari, il processo in corso cadrà in prescrizione. A questo punto Pini, già deputato della Lega Nord – quella che tuona contro “Roma ladrona” per intenderci – cosa fa? Escogita un piano per salvare la propria attività dall’aggressione dello Stato creditore. Il 28 dicembre 2010, mentre la Nikenny Corporation è ancora attiva, costituisce la Gold Choice Europe srl, sempre per l’importazione di caffè: Pini è l’amministratore e il socio di maggioranza, mentre il socio di minoranza è Paola Ragazzini anche lei leghista e sua compagna, tecnico di laboratorio alla Usl di Ravenna in aspettativa per ragioni familiari fino al prossimo 31 agosto. All’insaputa dell’amministratrice unica Ferrari, Pini vi trasferisce l’attività della Nikenny Corporation srl trasformando di fatto la società debitrice allo Stato per quasi 2 milioni di euro in una scatola vuota.

Prova del trasferimento dell’attività è il contratto di esclusiva con lo stesso fornitore di caffè malese della Nikenny Corporation. Non sappiamo come l’avrà presa Alessia Ferrari, quando ha scoperto di essere diventata amministratore unico di una “scatola vuota”; probabilmente maluccio visto che il 14 febbraio 2011 viene destituita dall’assemblea dei soci (ricordiamo che Pini ha il 40 %) e sostituita da Elvio Bagnara, anche lui leghista nonché magazziniere della Nikenny Corporation srl. La società viene quindi messa in liquidazione. Indovinate chi viene nominato liquidatore? L’amministratore-magazziniere Elvio Bagnara che somiglia tanto alla classica “testa di legno”. Un’operazione perfetta per non onorare il debito milionario. Sempre che il creditore, cioè lo Stato, per riprendersi ciò che gli spetta, non mandi la Guardia di Finanza, o l’Ufficio delle Entrate a bussare alla porta della Gold Choise Europe srl, società al 90 % di Pini dove è stata trasferita l’attività della società debitrice per quasi 2 milioni di euro (che in questi tempi di crisi non farebbero male alle casse pubbliche).

Fin qui i fatti tutti documentati. Se l’onorevole Pini volesse risponderci su questi fatti, saremmo ben lieti di ospitare una sua replica. Riassumiamo gli interrogativi per agevolarlo. 1) Se, come afferma, è parte lesa in quanto non aveva alcun potere nella Nikenny Corporation e non curava i rapporti con i fornitori, come ha fatto a svuotare in un baleno la società debitrice allo Stato per circa 2 milioni di euro trasferendo, all’insaputa dell’amministratrice, l’intera attività alla nuova società? 2) Come mai era lui, e non l’amministratrice Ferrari, a firmare il contratto di esclusiva con il fornitore malese di caffè, esclusiva passata alla sua Gold Choice Europe srl? 3) A quale titolo, allora, utilizzava la carta di credito intestata alla società che pagava mensilmente estratti conto di 1. 000 o 1. 600 euro? 4) A quale titolo ha fatto acquistare dalla società per circa 90 mila euro una Bmw X 6 con cui andava e va ancora in giro (non sappiamo se ora l’auto sia intestata alla nuova società), non pagando, tra l’altro, multe per 4. 300 euro? 5) A quale titolo usava il cellulare intestato alla società che pagava bollette di 2 mila euro a volta? 6) A quale titolo faceva intestare dal ristoranteDon Abbondio di Forlì le fatture dei suoi pranzi e delle sue cene alla società di cui, come sostiene, era solo socio di capitale?

In sintesi: se l’onorevole non aveva alcun potere nella Nikenny Corporation, come mai quanto meno fino all’ 11 luglio del 2011, giorno in cui è stata messa in liquidazione, ha goduto di tutti questi fringe benefits, sui quali, tra l’altro, si dovrebbero anche pagare le relative tasse? Infine, l’onorevole nella lettera al Fatto scrive: “Dalla data della mia prima elezione non ho più svolto il ruolo di procuratore o amministratore di alcuna ditta e quello al quale si fa riferimento nel pezzo è stato rimesso nel 2009”. Ma le date non tornano: come forse l’onorevole Pini saprà, l’onorevole Pini è stato eletto deputato nell’aprile del 2006 e si è dimesso da procuratore institore della Nikenny Corporation srl il primo dicembre del 2010, esattamente 27 giorni prima della costituzione della Gold Choice Europe srl. L’on. Pini parla mai con l’on. Pini?

FONTE ORGINALE: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/11/due-milioni-di-debiti-col-fisco-bufera-sulle-societa-del-leghista-pini/190493/

PINI: “IL CONTENZIOSO DELLA MIA SOCIETA’ CON LO STATO E’ ANCORA APERTO”.

PER IL “FATTO” ALTRA QUERELA

Egregio Direttore,  

Ho preso atto della pubblicazione su “Il Fatto Quotidiano” in data di oggi 11 febbraio 2012 di un ulteriore articolo di Sandra Amurri che ha al centro la mia persona, dopo quello dato alle stampe in data 4 febbraio 2012. Mi vedo costretto a rilevare che una attenzione simile si è venuta manifestando mano a mano che si è fatta più incisiva la mia azione politica in campi delicati, quale è quello della Giustizia, ed in particolare che ciò è avvenuto dopo il deposito e l’approvazione del noto, e a Voi del Fatto credo inviso, emendamento riformatore degli istituti che devono ispirare – in un ordinamento democratico che ambisca alla compiuta applicazione dei principi dello Stato di Diritto – la responsabilità civile del Magistrato, materia oggi disciplinata da una legge che è riduttivo definire ineffettiva (mi risulta che in 24 anni solo 34 casi abbiano superato il cosiddetto vaglio di ammissibilità e solo 4 siano state le condanne).

Lei può non condividere tale azione riformatrice: è libero di farlo, quanto i suoi cronisti e lettori. Mi spiace però notare che il Suo quotidiano appare in realtà scarsamente interessato ad approfondire tali temi, quanto, molto di più, ad occuparsi della persona e delle attività del parlamentare proponente quell’emendamento. Quel che per certo non è in alcun modo libero di fare è propalare ricostruzioni, quali quelle che si leggono nell’articolo odierno, che suggeriscono esplicitamente al lettore che le vicende della società – che ha visto la revoca dell’amministratore ed è passata in liquidazione per ragioni del tutto diverse, ed ovviamente lecite, da quelle ipotizzate dall’articolo – costituiscano, questo mi pare il succo, cito testualmente, un “piano per salvare la propria attività dall’aggressione dello Stato creditore”.

Grazie all’azione del nuovo amministratore, infatti, la società ha mutato radicalmente governance ed anzi, con senso di responsabilità, ha visto un recupero della propria operatività, tanto sul piano finanziario, quanto su quello contributivo, con effetti a dir poco benefici. Essa è stata posta in liquidazione solo perché destino naturale di ogni società che, per scelta concorde dei soci, veda volger al termine la propria attività, ma non certo, si badi, per sottrarsi agli obblighi che mai le competessero, qualora fosse denegatamente resa destinataria, in un futuro più o meno prossimo, di pronunce definitive in qualche modo sfavorevoli, nell’ambito del contenzioso tributario in corso.

E corre appena il caso di precisarLe che la Nikenny risulta parte attrice di un distinto contenzioso proprio avverso lo Stato, volto al legittimo riconoscimento di crediti di natura risarcitoria di importo sostanzialmente pari – ben oltre il milione di euro – a quanto asseritamente a Suo debito, e per tal ragione sono certo comprenderà come sia naturale che i soci attendano l’esito di entrambe le liti, prima di ragionare di quali sforzi e/o energie – che sarebbero senza meno profusi – la società necessiti per consentirle l’esatto compimento della fase liquidativa. Ed anzi, consideri che proprio in detta fase la nuova amministrazione, lungi dal sedersi, inerte, ad attendere, ha comunque posto in essere iniziative imprenditoriali volte ad assicurare non solo la sopravvivenza, quanto piuttosto il progressivo risanamento del bilancio, con buona pace della sbandierata “scatola vuota” di cui con sicumera la Sua cronista ragiona.

Se all’esito del duplice contenzioso residuerà comunque un saldo negativo, mi sento serenamente di anticipare che la società Vi farà fronte con responsabilità, non si preoccupi. In quanto ai benefits, nulla intestato a Nikenny è più nelle mie disponibilità da oltre un anno. Ad ogni modo, le interpretazioni volutamente maliziose contenute nell’articolo di oggi fanno il paio con quelle contenute nell’articolo del 4 ed hanno, in mia opinione, contenuto diffamatorio. Di tali aspetti si occuperanno i miei avvocati, ed i suoi, innanzi ad un Giudice. Ma ciò avverrà nella sede e nei modi che la Giustizia prevederà. Non sono tipo da subire interrogatori da inquisizione, o da operetta, o processi sommari. Di certo non sui giornali. Tanto meno sul Suo. 

Come nota finale di cronaca potrà forse interessare i Suoi lettori che, dopo la pubblicazione dell’articolo del 4 febbraio, ho ricevuto delle minacce di morte, che sono state giudicate seriamente non da me, ma da chi per professione istituzionale compie tali valutazioni e che misure di prevenzione hanno purtroppo coinvolto anche persone, compresi minori, totalmente estranee all’attività politica. 

Distinti saluti, Gianluca Pini

 

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7 Comments

  1. Giovanni S. says:

    Pini é il tipico parlamentare leghista : pessimo amministratore, evasore fiscale ed imbroglione. Degno collega dei pregiudicati Bossi, Robusti, Codognotto, ecc

  2. Ferdinando says:

    Direi che la questione sarebbe stucchevole se non interessase un parlamentare della Repubblica che, per più che ovi motivi di etica, dovrebbe essere persona specchiata.
    Ho avuto modo di leggere con attenzioni ciò che il Fatto riporta. Devo dire che, salvo clamorose patacche, vengono riportati fatti dettagliatamente descritti con date, nomi, importi.
    L’onorevole Pini, se nteressato, dovrebbe confutate punto su punto i fatti sopra esposti ed eventualmente , se lo ritiene, procedere con querela per diffamazione.
    Avendo letto anche le repliche dell’onorevole non ho trovato nessuna smentita dei fatti così come Riportati, ma solo delle semplici accuse di ” complottismo” Allo stato dei fatti, Caro Onorevole , attendo una sua altrettanto dettagliata ricostruzione con date, nomi, importi.
    Non si tratta della inversione Dell ‘onere della prova… Il Fatto è un giornale che per mestiere e per etica professionale pubblica notizie, anche se scomode, Lei, Onorevole, è la persona che, se i fatti fossero falsamene rappresentatine subisce il danno. Ma visto che risponde con lettera e richiesta di pubblicazione faccia in modo, a questo punto, che i Lettori conoscano i fatti dalla sua viva voce nello stesso modo dettagliato. E non con generiche attestazioni di estraneitá ,,,, forse sarebbe molto più utile anche a Lei.

  3. Monici giuseppe says:

    nella cina popolare ,una persona cosi se lo mangiavano ……………
    lega ladrona la padania non perdona

  4. bufo says:

    Ma lu xe amico del Carcano che xe amico de Calderoli? Alora xe tuto a posto…xe un inteletuale

  5. leghel says:

    ma Maroni non poteva scegliere meglio?

  6. ginamaria says:

    Altro che passa in televisione mettendo costantemente in mostra, fateci caso, il suo bell’orologio Steve Mc Queen Montecarlo da almeno tremila euro usato…bravi, bravi, votateli, votateli..

  7. aurora says:

    vomito.

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