Le Regioni Ordinarie non sparino sulle Speciali ma combattano per sé

di STEFANO AGGRAVI*

Mi è capitato l’altro giorno di rileggere il pezzo Nella prigione Italia, c’è anche la “patologia del pirla” del saggio Gilberto Oneto, un pezzo che rinnova in me sempre il medesimo sentimento, sempre la medesima speranza: perché le regioni a statuto ordinario non combattono per ottenere un proprio statuto speciale invece di sparare a zero sulle attuali Speciali in una guerra tra poveri (tra prigionieri, come direbbe Oneto) che giova così tanto allo stato centrale e centralista?

Da sempre il dividi et impera aiuta gli scaltri che in politica vogliono dominare gli altri senza troppo faticare, proprio come fa da sempre il cosiddetto Stato italiano. Purtroppo le cose vanno sempre peggio e le Autonomie, quelle già esistenti, vengono messe alla berlina ogni giorno e spremute come bancomat a cielo aperto, mentre le altre, invece di battere i pugni sul tavolo (e non solo) per ottenere eguali competenze (perché di questo si tratta, di competenze e non tanto di privilegi), stanno in silenzio davanti a Mamma Roma per evitare di mettersela troppo contro, perché non si può mai sapere! Metti il caso, ad esempio, che ci sia la necessità di ripianare i buchi di bilancio dovuti alla propria spesa sanitaria…

Inoltre l’attuale situazione economica generale non aiuta e le tante “misure economiche” sono prese in regime di urgenza e di cosiddetto “interesse nazionale”, ma sempre e comunque a discapito maggiore per le entità locali, senza mai seriamente mirare al dimagrimento di uno stato centrale sempre più bulimico ed affamato. Lo sconforto maggiore, proprio come ricordava l’Oneto, sta nel fatto che gli attacchi alle Autonomie vengono spesso da chi è nato ed ha sventolato il vessillo dell’autogoverno, dell’autonomia, della secessione. Mi ricordo di quando ero Animateur Principal de la Jeunesse Valdôtaine (il movimento giovanile dell’Union Valdôtaine) e dovevamo continuamente prendere posizione nei confronti degli esponenti leghisti che tanto criticavano i cosiddetti “privilegi delle Speciali”. Calderoli, Cota, etc. tutti a sparare contro quelle “realtà magnone” accusate di troppa ricchezza, di troppi sprechi, quasi fossero ai livelli della gestione delle regioni del meridione. Insomma, quelli che da sempre, e spesso troppo e troppo male, citano il compianto Bruno Salvadori come loro esempio, sì quelli che a capo avevano (o hanno ancora?) un certo Umberto Bossi che veniva in Vallée a prendere lezioni di autonomismo e di autogoverno dai fratelli di Salvadori, quelli che invece di aspirare ad essere “speciali” o meglio “autenticamente autonomi” (lo preferisco decisamente) altro non facevano (e fanno) che il gioco del giogo centralista romano. Una autentica guerra tra fratelli.

Non lo nego, non lo voglio assolutamente discutere: è vero vi sono stati casi di malgoverno, di spreco e di non efficiente gestione forse dovuta in particolar modo al fatto che le risorse economiche non mancavano, però la strada è quella, quella dell’autogestione delle proprie risorse trasferendo a Roma soltanto quanto dovuto e pattuito (es. gestione dei 9/10, oggi 10/10, delle imposte dei valdostani da parte della Regione). Una stupida lotta di clan che ha contribuito ampiamente a rallentare o meglio (purtroppo) ostacolare un processo di decentramento condotto a livello più istituzionale che politico.

Purtroppo come diceva il de’ Medici del doman non v’è certezza ma io spero fortemente che prima o poi, come fecero i tartassati coloni americani, finalmente anche i popoli che abitano il suolo oggi chiamato Italia possano ribellarsi costruendo un nuovo ordine di Stato autenticamente decentrato e popolare.

*Union Valdotaine

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

11 Comments

  1. giorgio lidonato says:

    Senza un autentico sistema federale la situazione andrà degenerando. Le Regioni a statuto speciale godono ancora di fondi redistribuiti da Roma. Di tantissimi fondi, che sprecano in massima parte (Sicilia, ecc.). Ma non vanno abolite. Devono finanziarsi da sole. Basta con i miti del decentramento e dell’autonomia. O federalismo vero o … secessione.

  2. Gian says:

    il problema non è solo di chi vuole l’autonomia per sè e spara contro chi l’autonomia l’ha già, il problema è anche in senso opposto, ovvero chi l’autonomia l’ha già, come i tirolesi, spesso non vuole che anche altri l’abbiano. tanto per fare un esempio quando si è votata la devolution sud tirolo e valdaosta hanno votato massicciamente per il no, più o meno come la sicilia o la puglia. Grazie tante!
    Per la questione economica purtroppo è vero, la Padania a statuto ordinario contribuisce anche a sovvenzionare alcune regioni a statuto speciale, chi non lo sa prima di parlare si legga il libro di luca ricolfi intitolato “Il sacco del Nord”, ci sono i dati regione per regione.
    Una ulteriore conferma fu data su rai uno dal presidente della provincia di Bolzano che intervistato candidamente ammisse: “non siamo italiani, volete che restiamo in italia? bene, allora ci pagate.” Dal suo punto di vista ha ragione, ma non si capisce perchè debba collaborare con Roma e boicottare ogni nostra iniziativa e ricerca di un po’ più di autonomia… se un prigioniero fa la spia e collabora con il carceriere a torturare gli altri detenuti, NON guadagna punti simpatia.
    Per me il sud tirolo è liberissimo di andarsene, attenzione però, anche in questo caso se vuoi autonomia per te, la devi riconoscere anche agli altri e penso alla comunità ladina che deve essere libera di decidere il suo destino senza subire le scelte della maggioranza tedescofona.

    la libertà non si fa con gli slogan da stadio, è un concetto ampio e complesso su cui meditare.

  3. xyzxyz44 says:

    Non è questione di guerra tra poveri.
    Le regioni a statuto speciale sono parassite..papponi di stato.
    Il nord non mantiene solo il sud ma anche il ricco Südtirol. Ricco grazie ai soldi dello stato , quindi ricco grazie al nord.

    • lucyrrus says:

      Roma è stanca del Sud Tirolo?
      La soluzione è semplice : Roma prenda i confini e li sposti a Salorno !
      Problema di mezza giornata. Finchè non lo fa vuol dire che la presente situazione le conviene.

    • Bacchus says:

      La Provincia autonoma di Bolzano non viene mantenuta dal resto del nord, riceve indietro quando pattuito con l’amministrazione centrale e lascia oppure versa a Roma solo i soldi necessari per coprire i servizi di competenza nazionale. Il bilancio è in pareggio oppure mostra un avanzo. I dati sono di facile ricerca in Internet.

    • Tiroler89 says:

      Ma pensi alle cose che scrivi?? Informati…un tirolese

    • Salice triestino says:

      Esatto! Come si fa a scrivere cose del genere! Il Sud Tirolo è ricco perchè non si è fatto depredare come gli altri.
      E comunque come è già stato suggerito qui sopra, è facile, si sposti il confine più a sud ed il Sud Tirolo non verrà più “mantenuto”. Il “mantenimento” del Sud Tirolo è il prezzo da pagare per mantenere la sovranità italiana su quel territorio. Quello che è certo è che faranno una gran festa il giorno che quella sovranità cesserà, non si sa quando accadrà, ma accadrà di certo.
      Se nel 1945 i governanti italiani fossero stati un po’ più lungimiranti e parecchio meno nazionalisti, oggi non ci sarebbe il problema. Se non altro il Trentino ne ha giovato, altrimenti non sarebbe riuscito ad essere autonomo com’è, ma sarebbe magari stato aggregato ad una delle regioni vicine.

  4. Piccolo Scrivano Malandrino says:

    Ottimo articolo

  5. Raffaele2012 says:

    L’articolo mi sembra una questione di stile. Più autonomia=più efficenza. Ma di cosa? Ma al di là di tutto sembra che il suo autore si dimentichi che l’amministrazione della cosa pubblica serve a risolvere i problemi concreti della gente. A mio modo di vedere servono 2-3 leggi buone a livello nazionale su lavoro (maggiormente a tempo indeterminato), pensioni (da abbassare ad un max di 20-25-30 anni di contributi), e gestione territoriale (in grado di concentrare al massimo infrastrutture e attività manifatturiere). Il resto è fuffa.

    Un’ultima cosa: definire “guerra fra poveri” il contrasto fra regioni che gestiscono miliardi di euro è pura follia. La povertà è una cosa molto più grave e seria. Io rispetto più la “Povertà in sè” che le Regioni.

  6. SVN says:

    A noi sembra invace che l’attuale situazione sia il risultato del romano “divide et impera”: una manciata di regioni privilegiate in contrapposizione alle altre, alcune delle quali, più sfigate delle altre, tirano la carretta per tutti.

    Ovviamente le regioni “speciali” poco o nessun interesse a combattere Roma.

    Se questo non è un capolavoro di “divide et impera”!

    Se vogliamo cambiare qualcosa tutte le regioni devono essere uguali e soprattutto ugualmente incazzate contro Roma.

    Serenissimi saluti a tutti.

    • Limpido come l’acqua di fonte!
      Perché la Valle d’Aosta ed il Trentino non hanno mai appoggiato le battaglie autonomiste delle altre regioni?
      Semplice, la paura di perdere i privilegi di cui godono a danno delle altre.

Leave a Comment