Le radici del Federalismo, il libro di Galli

di GILBERTO ONETO

Pochi altri movimenti politici sono stati oggetto di un numero così grande e variegato di studi, indagini e pamphlet polemici come la Lega Nord: in una ventina di anni gli scaffali si sono riempiti di decine e decine di pubblicazioni di vario orientamento e di diversa qualità. Qualcuno è apologetico e autoreferenziale, quasi tutti sono denigratori o fortemente critici, quasi nessuno risponde a decorosi criteri di oggettività o risponde all’esigenza di comprendere bene la “biologia” del fenomeno.

Un significativo passo avanti in questo senso è fatto da un saggio di Stefano Bruno Galli (il secondo nome non è un vezzo ma una necessaria salvaguardia), docente universitario e vecchio (di impegno) autonomista che molti ricorderanno fra gli animatori della gloriosissima testata Etnie. Galli non tenta neppure di ripercorrere la storia della Lega, di districarsi nei meandri delle leggende più o meno “metropolitane” dei suoi albori e dei suoi successivi successi: i cenni “agiografici” sono scarni, privi dell’entusiastica polpa degli amici e dei velenosi sogghigni dei nemici, e si limitano allo stretto necessario narrativo. Il libro percorre con intelligente originalità  il cammino leghista attraverso il pensiero di una serie di studiosi che ne hanno influenzato le scelte ideologiche. Il lavoro è piuttosto interessante perché non si tratta – se non in alcuni casi – di descrivere contatti o collegamenti diretti ma una sorta di osmosi ideologica derivata dall’adattamento del pensiero federalista  alle azioni politiche leghiste, quasi sempre avvenuta grazie all’azione di capaci intermediari.

Galli esamina le radici più antiche del federalismo padano di Cattaneo e Ferrari, ma anche il lascito della sfortunata azione riformatrice di Minghetti, poi il pensiero più moderno di Denis de Rougemont, di Emile Chanoux e di quello straordinario gioiello di libertà che è stata la Carta di Chivasso. Soprattutto si occupa di analizzare come questo patrimonio culturale sia stato traghettato nella Lega principalmente da Bruno Salvadori e da Gianfranco Miglio, che giustamente chiama “il profeta del Nord”.

Appartiene alla più comoda vulgata “politicamente corretta” il vezzo di descrivere il leghismo come un fenomeno rozzo, populista e privo di reali contenuti ideali e ideologici: il frutto di una serie di pulsioni “di pancia” abilmente sfruttate da un astuto capopopolo. Non c’è dubbio che l’apparente disprezzo per le eccessive intellettualità sia uno dei marcatori della Lega (ma anche di qualsiasi altro grande movimento popolare) e che una larga fetta della sua dirigenza abbia fatto un rispettato voto di astinenza dalle buone letture e dalle speculazioni culturali, ma è altrettanto vero che nel Carroccio siano transitate molte teste in grado di produrre elaborazioni di ottimo livello  e di indirizzare l’azione politica in coerenza con speculazioni ben fornite di bagaglio intellettuale. È certo che il loro ruolo sia sempre stato poco apprezzato se non addirittura osteggiato – come nel caso dello stesso Miglio – ma non si può sottostimare l’effettiva concreta influenza che essi abbiano comunque avuto nel profondo dell’animo leghista: un imprinting che riesce a riaffiorare anche sotto lo strato maleodorante di grettezza, cadreghismo e opportunismo di una disastrosa parte della classe dirigente. Galli sembra quasi voler sostenere – non senza ragione – che le idee viaggino anche contro le cattive volontà, anche a onta di palesi ostilità, quasi per conto loro, per inarrestabile forza propria. Un pensiero che era spesso sostenuto da Miglio.

Una ultima annotazione la richiede il ruolo dello stesso Galli, da tempo accreditato come l’ideologo della Lega 2.0: la sua presenza – al di là degli esiti che ne sortiranno nell’immediato – è comunque la prova che le idee continuano a scavare come un torrente carsico e che prima o poi producono effetti. Spesso, scherzando, gli si ricorda che fare l’ideologo nella Lega è un po’ come fare l’esperto di gnocca all’Arcigay. Tenga duro: la stessa parte un po’ frustrante era toccata anche a Miglio, ma alla fine l’avrà avuta vinta lui. La talpa verde.

AUTORE: Stefano Bruno Galli; TITOLO: Le radici del federalismo. Viaggio nella storia ideologica del fenomeno Lega; EDITORE: Egea (Università Bocconi Editore), 2012; PREZZO: 16 euro

 

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