Le primarie del Pd? Altro che americane, sono un cavallo di Troia

di FABRIZIO DAL COL

Le primarie di partito o di coalizione, ovvero quella invenzione nata per scegliere il candidato ideale a ricoprire la eventuale carica di presidente del Consiglio, non sono affatto primarie e tanto meno si possono definire democratiche. Ci mancava pure che utilizzassero il paragone con quelle degli Stati Uniti, paragone menzionato in continuazione dagli interessati quasi fosse un mantra. Infatti, le primarie americane molto spesso vengono citate fuori luogo dai rappresentanti dei partiti italiani solo per conseguire quell’accostamento democratico volto solo a ricostruire la credibilità perduta a causa delle loro malefatte perpetrate nel corso degli anni. Oggi, grazie a questa invenzione delle primarie e alla conseguente arroganza di potere di cui sono capaci, si sono persino arrogati il merito di aver permesso ai cittadini di essere divenuti dei protagonisti. Quindi è solo grazie ai partiti se con la soluzione delle primarie, e allo spirito di partecipazione abilmente concesso, si è potuto ricostruire quel dialogo che da tempo mancava tra il Cittadino e la politica.

Intanto, è di poche ore fa la notizia che farà inevitabilmente discutere: il professor Cacciari non si presenterà domenica a votare per le primarie del Pd. Pochi minuti dopo, il segretario del Pd Bersani ha dichiarato di esserne rammaricato in quanto gli spiacerebbe si verificasse che al milione di pre-iscrizioni al voto già confermate, mancasse proprio solo quella di Cacciari al quale ha fatto poi presente di volergli bene. Cacciari non è però l’ultimo arrivato: è un professore che diversamente da altri la politica la capisce benissimo e non manca mai di sollevare critiche, soprattutto quando ritiene siano necessarie. Il perché abbia deciso di non partecipare al voto delle primarie di domenica, Cacciari molto probabilmente, per evitare polemiche e strumentalizzazioni, lo renderà noto a giochi fatti. A ben guardare però, le primarie del centrosinistra hanno già conseguito un primo risultato, che non è certo quello delle adesioni al voto con le pre-iscrizioni, ma è quello di aver abilmente rubato la scena e ottenuto la ribalta mediatica prima di tutti, spiazzando così tutta la concorrenza politica del centrodestra. Detto questo, l’aver però anticipatamente detto che il Pd può vincere queste elezioni, è stato un grosso errore, e lo stesso, ha spinto a coalizzarsi tra di loro le forze politiche vecchie e nuove che oggi appoggiano Monti. Questa è la ragione fondamentale per cui ora il segretario Bersani ha già fatto intendere a Monti che non è proprio il caso che si intrighi, in quanto la sua nomina a Senatore a vita è servita a questo, ma piuttosto che si candidi.

Tornando però alle primarie, chiamarle con questo nome potrebbe essere un azzardo dato che le correnti politiche interne, che ancora pervadono i partiti, non sono mai morte e anzi si riveleranno presto per quelle che sono, ovvero il vero potere che elegge poi matematicamente il candidato, il tutto alla faccia della democrazia e di coloro che andranno a votare. Intanto, si affaccendano a dire, quasi ormai quotidianamente, del milione di voti certi derivati dalle pre – iscrizioni, sapendo però già bene che non sono le primarie di Prodi quando, con 25.000 voti, il professore si è aggiudicato la possibilità di essere poi eletto premier. In sostanza, le primarie con Renzi candidato che funge da cavallo di Troia in quanto necessario a calamitare i giovani, servono per aumentare quella partecipazione al voto che, a causa dei disastri prodotti dalle malefatte, rischierebbe invece di vedersi dimezzata rispetto a quella avvenuta con Prodi candidato. Ecco che si spiegano allora anche le manovre in corso che parlano  di un Bersani avanti di dieci punti rispetto a Renzi. Il Sindaco di Firenze invece fa già capire che la vittoria si può conseguire se a votare ci andranno più di tre milioni di persone, facendo così intendere ai giovani che per rottamare la vecchia dirigenza c’è bisogno di una vera mobilitazione. E questi hanno pure il coraggio di chiamarle primarie all’americana.

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