Le pretese del cardinale Scola e i migranti

di SERGIO BIANCHINIscola

Nella vicenda migratoria che affolla più di ogni altra cosa le nostre cronache di vita, la cosa che mi stupisce è il “fatalismo storico” cioè l’atteggiamento di totale rinuncia(che in realtà è un rifiuto) a governare i movimenti umani. Anzi più che una rinuncià c’è una evocazione del movimento come fenomeno primordiale inevitabile e quasi tipico del mondo moderno. Ma un conto è la mobilità delle persone registrate e collocate ed un conto è la ridislocazione di interi popoli.
E’ stupefacente invece l’assoluta mancanza di distinzione, che alla fine produce totale impotenza e passività dei governi e nei cittadini. Una vera POTENZA, al contrario, c’è nel lavoro di sottomissione alla”storia” dei vecchi residenti bombardati oltre ogni limite ed ogni ragionevolezza. E proprio l’arcivescovo di Milano Scola, che secondo alcuni era più legato alla realtà local tramite “Communio”, fustiga (vedi foto) lo Stato a fare di più, a strutturare un’accoglienza totalmente accettante.
E Scola dice che la Chiesa fa già troppo e quindi tocca allo Stato fare tutto il doverosissimo altro. Ma lo Stato chi è?
In Italia la comunità (che è la base dello stato) è cattolica. Allora se la Chiesa non ce la fa più ( e la Chiesa si identifica con i cattolici cioè nella comunità) deve fare lo Stato, cioè quella comunità che la Chiesa stessa trova già stremata.
E’ incredibile l’approccio ultrasemplificatore e alla fine avventuristico e irresponsabile che vediamo nelle massime autorità del nostro paese.
Speriamo che il “cielo” ci protegga.
Print Friendly

Articoli Recenti

2 Commenti

  1. luigi bandiera says:

    Purtroppo saro’ in eterno ripetente e scrivevo:
    l’intellighenzia occidentale, ma non solo, e’ MALATA..!
    Lo si vede nei fatti di tuttii i di’ e delle notti.
    Salam

  2. marco preioni says:

    Quem iuppiter vult perdere dementat prius.
    Amen

Lascia un Commento