Le pensioni sono un furto generazionale. Ai giovani: dimenticatevela!

di MATTEO CORSINI

“Chi dice che con la nostra pensione rubiamo il futuro ai giovani si deve vergognare. A noi nessuno ci ha regalato niente e i contributi li abbiamo pagati uno dietro l’altro con il nostro lavoro. Chiediamo rispetto per una generazione che ha fatto grande questo Paese”. Così parlò Carla Cantone, segretario generale dello Spi, il sindacato dei pensionati della Cgil.

Ho usato le stesse parole riportate dall’ANSA, il che mi induce a ritenere che, se si esclude un errore del giornalista, alla signora Cantone non abbiano di certo regalato un corso di grammatica italiana. Quanto alle pensioni, purtroppo si sbaglia. Se l’Italia spende attorno a 16 punti di Pil per pagare le pensioni (grosso modo 10 punti in più di gran parte degli altri civilissimi Paesi europei), qualche dubbio dovrebbe venire a chi rappresenta una categoria di persone andate a riposo mediamente ben prima di aver compiuto il sessantesimo anno di età con un assegno mensile che, alto o basso che sia, si aggira attorno all’80 per cento o più dell’ultima retribuzione percepita al lavoro. Chi paga quegli assegni?

Come in ogni schema a ripartizione (leggasi schema Ponzi), a pagare sono coloro che oggi versano contributi. I quali, ahimè, sono sempre meno numerosi in proporzione al numero dei pensionati. Qui non si tratta di essere cattivi, ma di guardare alla realtà. I danni fatti (soprattutto) negli Anni Settanta alle generazioni future si stanno progressivamente materializzando, e col passare del tempo saranno sempre più evidenti. Garantire la pensione a persone che a volte neppure avevano compiuto 50 anni in una fase in cui la crescita demografica rallentava e la speranza di vita aumentava è stato un vero e proprio crimine.

Nessuno dubita che la gran parte degli odierni pensionati abbia versato regolarmente i contributi e sia in buona fede. Purtroppo, però, questo non cambia la sostanza dei numeri: quei contributi sono quasi sempre insufficienti per fornire una copertura finanziaria adeguata agli assegni pensionistici percepiti. In altri termini, le pensioni in corso di erogazione finanziariamente coperte sono l’eccezione, non la regola. Dato che la differenza viene messa da chi oggi versa i contributi e, a seguito delle riforme avvenute nel frattempo, ha poche probabilità di percepire una pensione dall’Inps nonostante continui a pagare mese dopo mese, non vedo una grande differenza tra la situazione appena descritta e il furto (o, se si preferisce, l’estorsione). Tutto il resto è aria fritta, a mio parere.

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

8 Comments

  1. D’accordissimo con questo articolo. Da 35 anni a questa parte.

  2. Linus says:

    Sono un ex dirigente d’azienda, nella mia vita lavorativa ho versato nelle casse Inps € 1.105.000,00 oggi percepisco una pensione di € 3.300 mensili lordi. Sento e leggo da più parti che le nostre pensioni sono un furto generazionale..bene.. io sarei molto lieto se L’Inps mi restituisse i soldi versati (con interessi di 40 anni) così potrei gestirmeli con qualche investimento che mi frutterebbe certamente più di € 3.300 mensili. Saremmo così tutti felici..io e chi scrive sempre il solito articolo.

    • Matteo C. says:

      Il suo mi sembra il classico caso che rientra nelle eccezioni, non è la regola. Come peraltro scrivo nel pezzo. Anche lei ha subito e continua a subire un danno da questo sistema. Ovviamente il suo caso resta l’eccezione, mentre nel caso dei giovani il danno è la regola. Comunque solo superando gli schemi Ponzi si può dare a ognuno ciò che gli spetta (zero compreso, ovviamente).

  3. il grigio says:

    Siamo alla resa dei conti di un sistema pensionistico che calcolava l’ammontare dell’assegno mensile in base all’ultimo stipendio e non in base al capitale versato: un’autentica follia!!!
    Il continuo ricorso al debito da parte dell’INPS è niente rispetto alle rapine effettuate “per legge” alle casse previdenziali in attivo (artigiani e commercianti, i soliti!), inglobate nel “pozzo senza fondo” dell’INPS.
    Sarei propenso all’azzeramento INPS e cessione di immobili e capitali ad assicurazioni private che redistribuiranno ai singoli pensionati in funzione del capitale versato. Fine dei diritti acquisiti. Concorrenza tra le assicurazioni, volontarie.
    Utopia? Vediamo come finisce il periodo “9 dicembre”…

    • pippogigi says:

      Su questo concordo, se ti interessa è già stato fatto in Cile.
      Il punto è che abbiamo un sistema “obbligatorio”, se non versi i contributi hai delle multe, se non versi quelli dei dipendenti è un reato penale, nel calcolo della pressione fiscale non mettono il prelievo previdenziale (altrimenti ufficialmente sarebbe al 70%, altro che forconi…..) e non si ha neppure la certezza di avere i soldi della pensione.
      Privatizziamo tutto, speriamo che le pensione private non falliscano e al diavolo chi oggi riceve senza aver versato i contributi.

  4. Alberto42 says:

    Qui si fa d’ogni erba un fascio mettendo insieme babypensioni, pensioni dei politici, megapensioni tipo Banca d’Italia con le pensioni di chi ha per 40 anni pagato contributi pari al 35% dello stipendio lordo, cioè 50% del netto, per ritrovarsi una pensione che, se va bene, è pari al 40-50% dell’ultimo stipendio, cioè tutti i dipendenti privati delle fasce alte. In compenso quasi il 50% delle pensioni erogate è a fronte di contributi nulli o insignificanti. Chi ruba?

  5. Roberto Porcù says:

    Attenti ai depistaggi – Operai contro imprenditori, lavoratori del nod contro lavoratori del sud – mangiapreti contro baciapile ed anche pensionati contro giovani che versano contributi senza averne un giorno il ritorno.
    Vi invito tutti a leggere SANGUISUGHE di Mario Giordano anche se la lettura è ostica come un elenco telefonico e vi causerà il mal di pancia.
    Elenca uno per uno i politici e chi gira loro attorno e le pensioni che si sono date in palese contrasto con le leggi ad personam ed in conflitto di interessi delle quali si riempiono la bocca.
    Sono loro che continuano a rubare il futuro dei giovani.
    Il conflitto deve essere tra chi con il proprio lavoro produce la ricchezza ed i tanti parassiti che in essa attingono a piene mani.
    Leggetelo e fatevi venire il mal di pancia anche voi.

  6. pippogigi says:

    Così come è organizzata la previdenza nell’entità geografica denominata italia è un furto generazionale.
    Le pensioni pagate a suo tempo sono state impiegate per dare pensioni a chi non ha mai versato (pensioni sociali) a chi ha versato poco (babypensioni o pensioni d’oro) o a chi non la merita (false pensioni d’invalidità). In aggiunta sono state impiegate per altri scopi come la cassa integrazione.
    Se fosse vero che non vi è un furto generazionale si potrebbe tranquillamente applicare la possibilità di scelta tra previdenza privata e pubblica: chi opta per quella privata si vede restituire i soldi fin qui versati all’Inps, li versa in una cassa privata e va in pensione quando gli pare (alla faccia della Fornero). Ovviamente essendo le casse dell’Inps vuote questo non lo permetteranno.
    Eppure penso che il risanamento della Padania passi anche attraverso questa misura: abolizione dell’Inps e restituzione dei contributi versati. Se l’Inps ha le casse vuote allora verrà fatta un azione per sequestrare beni immobili, stipendi allo Stato italiano.
    La situazione attuale è che i vecchi prosciugano le risorse alle nuove generazioni e spesso devono mantenerle con una vera e propria elemosina, le cose dovrebbero essere invertite, i giovani avere una tassazione “umana” ed eventualmente mantenere i vecchi genitori che l’Inps ha rapinato.
    E poi parliamoci chiaro: solo i vecchi votano ancora PD e PDL, gli artefici del disastro ventennale, quindi se si deve scegliere chi salvare e chi punire il problema non si pone.

Leave a Comment